Alcune poesie d’autunno

poesie d'autunnoCiao, ragazzi!

L’autunno è appena arrivato in Europa. Ormai le foglie cominciano a cadere e tutto intorno si tinge di rosso, giallo e arancio. Ho scelto alcune poesie che parlano di questa bellissima stagione, spero che vi piacciano. Se ne conoscete altre, condividetele nei commenti.
Quale stagione dell’anno vi piace di più e perché?
Un caro saluto!
Claudia Lopes

Autunno
(Vincenzo Cardarelli)

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

In questa notte d’autunno
(Nazim Hikmet – poeta polacco)

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.

Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.

(traduzione di Joyce Lussu)

Autunno
(Marino Moretti)

Il cielo ride un suo riso turchino
benché senta l’inverno ormai vicino.
Il bosco scherza con le foglie gialle
benché l’inverno senta ormai alle spalle.
Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,
benché senta nell’onda il primo gelo.
é sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo
un fiore strano,un fiore a ombrello,un fungo.

Dopo la nebbia
(G. Ungaretti)

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle.
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore
del cielo

La terra si veste
(Antonio Russo)

La terra si veste
del giallo delle foglie
in autunno.
Il vento
raccoglie i sussurri
dei trepidi uccelli
e gioca
coi rami avvizziti
che additano il cielo.
Ho visto danzare
sul mare
tanti pezzetti di luna.

Soldati

(G. Ungaretti)

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Qual è la differenza tra “ho” e “o”?

Ciao a tutti!

Anche se può sembrare strano, non sono pochi gli italiani – anche stranieri – che sbagliano nel coniugare il verbo avere, e finiscono per scrivere la congiunzione “o”: io o fatto (io ho fatto), ti o detto (ti ho detto), o paura (ho paura) e così via. Secondo me, questo succede per distrazione, considerando che la lettera h non ha suono, oppure perché non si conosco bene le regole dell’ortografia italiana. Qualche settimana fa, ho dedicato un intero post alla lettera h, quindi vi consiglio di leggerlo.

Adesso vediamo alcuni usi della congiunzione “o”, senza approfondire, però, la sua funzione all’interno della frase:

a) Carlo, è prendere o lasciare, devi decidere.
b) O la va o la spacca. (proverbio)
c) La sera o leggo o guardo la TV.
d) Vuoi la frutta o il dolce?
e) Vuoi andare al cinema o sei stanca?
f) Stai zitto, o me la pagherai!

Per quanto riguarda il verbo avere, dovete assolutamente impararne (memorizzare) la coniugazione, soprattutto al presente:

io ho – la grafia è ho e non o!
tu hai – la grafia è hai e non ai!
lui ha – la grafia è ha e non a!
noi abbiamo
voi avete
loro hanno – la grafia è hanno e non anno!

Altri esempi:

a) Nelle prossime vacanze, vorrei andare o in Brasile o negli Stati Uniti.

b) Ho avuto molti problemi con il mio ex: o l’accettavo o lo lasciavo.; l’ho lasciato!

ho, ha, hai e hanno sono le voci del verbo avere al presente che devono essere scritte con la lettera H davanti. Per ulteriori informazioni sulla lettera H, leggete il post Parliamo della lettera H!

Nel nostro prossimo post, studieremo la congiunzione “o”, nonché “ovvero” e “oppure”, più dettagliatamente.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

Arte italiana romantica – Francesco Hayez

Ciao a tutti!

Nel nostro post di sabato sera, vorrei proporvi alcune opere di un pittore veneziano considerato il maggiore esponente dell’arte romantica italiana: Francesco Hayez (Venezia, 10 febbraio 1791 – Milano, 12 febbraio 1882).  Penso che conosciate almeno una delle sue opere intitolata “Il bacio”. La scena è collocata in un ambiente medievale, dove due giovani innamorati si baciano con grande passionalità e sensualità. L’opere è, infatti, considerata il manifesto per eccellenza dell’arte romantica italiana, ed ebbe così tanto successo all’epoca che Hayez decise di riprodurla in altre tre copie.

Il bacio (1859)
Il bacio, Episodio della giovinezza, Costumi del secolo XIV, meglio noto come Il bacio, è un dipinto a olio su tela (112×88 cm), realizzato nel 1859 e conservato alla Pinacoteca di Brera.
Accusa segreta (1847)

Una donna bellissima, che non ha “guardi” per nessuno, sta compiendo l’atto più tremendo e più tragico di tutta la sua intera esistenza: sta condannando con l’accusa segreta di cospiratore contro la Repubblica Veneta il suo amante, che l’ha tradita. (riferimento: Stilearte)

L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo (1823)

Il dipinto è stato realizzato in olio su tela e raffigura un giovane uomo e una giovane donna abbracciati nell’atto di baciarsi. Si tratta del primo importante tema letterario dipinto da Hayez, ispiratosi a una novella cinquecentesca di Luigi Da Porto intitolata Storia di due nobili amanti, ma, soprattutto, a una scenda descritta nel terzo atto del dramma Romeo e Giulietta, di Shakespeare: è ormai giunta l’alba, Romeo lascia la stanza di Giulietta, ma prima le dà un ultimo bacio “Addio, addio. Un bacio e poi scenderò“: III atto, scena V).

Spero che questi tre dipinti vi siano piaciuti. Fatemi sapere se vi piace post di questo genere.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

 

Come chiedere e dire le date in italiano

Ciao a tutti!

Il nostro post di oggi è molto semplice ma molto importante, poiché imparerete a chiedere e a dire le date in italiano.

La data viene espressa con i numeri cardinali e dobbiamo indicare il giorno in cifre, il mese e l’anno:

Oggi è l’11 settembre 2017.

Per il primo giorno di ogni mese, però, adoperiamo il numero ordinale primo:

Francesca compie gli anni il 1° (primo) novembre.

Oltre a dire il giorno, il mese e l’anno possiamo anche indicare il giorno della settimana:

Oggi è martedì, 4 giugno.

I giorni della settimana
lunedì martedì mercoledì giovedì venerdì sabato domenica
Crediti immagine: web
I mesi dell’anno
gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno
luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

Le due domande che sentiamo molto spesso per sapere che giorno è sono:

  • Che giorno è oggi?
  • Quanti ne abbiamo?

Molto spesso, nella lingua parlata, sentiamo la preposizione articolata “del” prima dell’anno:

Macello è nato il 30 marzo del 2000.

Le indicazioni che comprendono il mese e il giorno, nei giorni attuali, sono precedute da un articolo maschile singolare: "il 25 aprile 1945". Quando si è di fronte a date come 11 o 8, l'articolo che si dovrà anteporre sarà l', seguendo la pronuncia della data: 11/09/201 l'undici settembre duemilauno, 8/03/1943 l'otto marzo millenovecentoquarantatré).

L’anno è scritto, di solito, in cifre per intero “1968”. Tuttavia, può essere abbreviato e preceduto da un apostrofo, quando è chiaro a quale anno facciamo riferimento:

I movimenti studenteschi del 68.

Quando indichiamo solo l’anno, dobbiamo adoperare la preposizione articolata “nel”:

Paola e Roberto si sono conosciuti nel 2003.

Se parliamo, invece, di un decennio, dobbiamo usare il numero cardinale che indica la decina, scritto con la lettera maiuscola:

Gli anni Venti furono bellissimi. 

I nomi dei secoli possono essere indicati da un numerale cardinale oppure da un numerale ordinale:

  • numero cardinale, scritto in lettere con la maiuscola, usati per indicare i secoli che coprono l’arco temporale che va dal 1001 al 2000 d.C.: il Cento (raro), il Duecento, il Trecento, il Quattrocento, il Cinquecento, il Seicentoil Settecentol’Ottocento e il Novecento.
  • numero ordinale, scritto con il numeri romani seguito dalla parola secolo, usato per indicare i secoli che vanno dal II millennio a.C circa fino all’età contemporanea (per i secoli dei millenni anteriori si suole usare espressioni come dal 3200 al 3100 a.C.): secolo XIX, secolo XX, secolo XXI.
Attenzione: il I secolo d.C va dall'anno 1 al 100, il Duecento corrisponde al XIII, il Trecento al XIV, e così via fino al Novecento che corrisponde al XX. Quindi siamo nel XXI secolo (ventunesimo secolo) che è iniziato nel 2001 e terminerà nel 2100.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

 

Sull’avverbio di negazione “no” – seconda parte

Ciao a tutti!

Oggi continueremo i nostri studi sull’avverbio di negazione “no” che, come abbiamo visto nel post precedente, è molto diverso dall’altro avverbio di negazione: “non”. Se non avete ancora letto la prima parte, fate ancora in tempo!

Adoperiamo l’avverbio di negazione “no” nei seguenti casi:

1) Integrato in frasi che possono essere:

a) enunciative, cioè basate su un contrasto tra due situazioni:

Francesco era d’accordo su tutto, mentre/invece Paola no.

b) interrogative disgiuntive:

Fatemi sapere se venite alla cena o no, così mi posso organizzare con le spese.

c) dichiarative, preceduto dalla preposizione “di”:

Dobbiamo sapere dire di no più spessoaltrimenti non ci facciamo rispettare dagli altri.
Esci stasera?
– Penso di no, sono molto stanca.

2) Aggiunto a un sostantivo indica l’opposto:

– Alla festa sono entrati tutti, invitati e no.

3) In risposte sotto forma di domande retoriche o esclamazioni:

– Verreste a fare una passeggiata con noi domani?
– Perché no?
–  Ti interessa questo libro?
– Come no!

4) In funzione di segnale discorsivo:

a) posto alla fine di un enunciato o come inciso – con intonazione interrogativa – esprime attesa di conferma o approvazione:

Sei nata a Rio de Janeiro, no?
Ho fatto bene, no, a dirgli tutto ciò che pensavo?

b) come manifestazione di meraviglia, sorpresa o disappunto:

– Mamma, ho preso un brutto voto all’esame di matematica.
– Ma no! (anche con “o” di durata lunga: Nooo!)

Crediti immagine: Web

5) Con funzione di sostantivo invariabile, con o senza articolo:

Un no deciso è il miglior modo di porre fine ad una situazione sgradevole.
– Non insistere! Se è no è no e basta!
– Gli altri partiti propendono per il no.

a) per indicare i voti contrari nelle elezioni:

– Ci sono stati 150 sì e 200 no.

Anche col significato di manifestazione in opposizione a un progetto o a un’idea:

– Dobbiamo dire no alle armi.

I partiti del no - schieramenti politici che combattono una proposta, di solito referendaria, facendo propaganda per il voto contrario.

b) in funzione di aggettivo invariabile, nel senso di sfavorevole, infausto:

– Com’è andata oggi?
– È stata effettivamente una giornata no!

Credo di aver detto “quasi tutto” sull’avverbio di negazione “no”. Qualora aveste dei dubbi, consultate un buon dizionario, va bene?

Tutte le mie ricerche sulla lingua italiana, fino adesso (ormai da più di 20 anni), si sono basate praticamente sulla consultazione quotidiana di dizionari e grammatiche: l’unico modo di imparare le principali sfumature di una lingua straniera. La lingua viva, quella parlata ogni giorno dai parlanti è, in alcuni contesti, molto diversa dalle regole che la sistematizzano, ecco perché è necessario uno studio più approfondito.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

Sull’avverbio di negazione “no” – prima parte

Ciao a tutti!

Nei due post precedenti, abbiamo studiato alcuni aspetti molto importanti riguardanti l’avverbio di negazione “non”. Oggi, invece, studieremo l’altro avverbio di negazione: “no”, che suscita non pochi problemi agli studenti stranieri. Ricordatevi, però, che il miglior modo di interiorizzare i diversi usi di una lingua straniera è semplicemente parlare, senza paura di sbagliare.

Quindi, adoperiamo l’avverbio di negazione “no” nei seguenti casi:

a ) Come risposta negativa diretta a una domanda o a una richiesta:

– C’è Francesco?
– No.

– Hai finito di leggere il libro?
– No, non ho avuto tempo.

b) Con la ripetizione dell’elemento principale e con una spiegazione successiva può negare solo in parte:

– Fa caldo oggi?
– Caldo no, si boccheggia come i pesci!

Possiamo anche combinare con:

a) Avverbi e altre espressioni di tempo, luogo, modo ecc.:

– Posso parlarti.

– Adesso no.

– Possiamo sedere qui insieme a te.

– Qui no. Vorrei rimanere da sola.

– Faccio così?

– Così no, non va bene.

b) Interiezioni che indicano fastidio, sorpresa, incertezza, ecc.:

ah no!
beh no!

c) Frasi negative che traducono esplicitamente il loro significato:

– Allora, ti piace il dolce.
– No, non mi piace. (no che non mi piace)

d) Avverbi che intensificano o attenuano (anche con valore frasale):

– Andrai in Brasile l’anno prossimo?
– No di certo/forse no.

Spero che il post vi sia piaciuto! Credo di farne ancora due, poiché ci sono altre sfumature che vorrei vedere insieme a voi. Ricordatevi di consultare il dizionario ogni qualvolta abbiate un dubbio linguistico.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

 

Sull’avverbio di negazione “Non” – seconda parte

Ciao a tutti!

Come vi ho promesso, ecco la seconda e ultima parte riferente all’avverbio di negazione “non”. Se avete letto la prima parte, avrete già capito che il suo uso è molto diverso da “no” (che studieremo prossimamente), per cui sono sicura che non farete più confusione, quando avremo finito di studiarli.

L’avverbio di negazione “non” deriva dal latino nōn e viene adoperato nei seguenti casi:

1) Nelle frasi interrogative dirette e indirete alle quali dobbiamo dare una risposta affermativa, nonché nelle interrogative retoriche:

– Anna non sarebbe dovuta partire stasera?
– Sì, ma ha cambiato idea. Partirà domani.
Mi chiedo se non sarebbe stato meglio troncare questo rapporto già all’inizio.
Come avrei potuto non crederle? Lei è stata così convincente.
L'interrogazione retorica (o domanda retorica) è una figura retorica che non ha lo scopo di ottenere una risposta vera e propria, ma di stimolare la riflessione su un determinato argomento.

2) Nelle frasi comparative con il verbo al congiuntivo o al condizionale, serve a rafforzare il verbo (uso facoltativo):

Per fortuna, tutto si è risolto più rapidamente di quanto (non) credessi.
Francesca se la sta cavando meglio di quanto (non) avrebbe pensato.

Quando il verbo a cui si riferisce è retto da congiunzioni o locuzioni come finché, per poco, a meno che, salvo che, eccetto che, ecc.:

Ti aspetterò finché non vorrai;
Per poco non è successo un finimondo;
A meno che tu non voglia, io rimarrò sempre accanto a te.

3) Davanti a un aggettivo, a un nome o a un avverbio esprime il significato contrario:

Ho vissuto un’esperienza non facile (difficile).
Non sempre lo vedo (raramente).
Sono sicura che ti laureerai, ma non senza fatica (con notevole fatica).
Non pochi la vedono come te (molti).
Non sei del tutto equivocato (non completamente, solo in parte).

4) Come prefisso negativo, davanti a un nome, forma espressioni nominali – alcune delle quali si scrivono anche come un’unica parola:

Non ricordo.
Non fumatore.
Non metallo. 

Spero che il post vi sia piaciuto! Qualora avrete dei dubbi linguistici, non esitate a consultare un buon vocabolario. A presto con il post sull’avverbio di negazione “no”.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fateci sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.