Sul vocabolo “cuffia”

Sul vocabolo

Ciao, ragazzi!

Conoscete il vocabolo “cuffia”? Sapete quali sono i contesti in cui lo si può adoperare?

Allora, fate attenzione all’elenco che ho preparato per voi:

1) Copricapo di stoffa morbida, con o senza nastri da legare sotto il mendo, indossato dai neonati:

2) Con forma diversa è usata dagli infermieri, cuoche, negozianti di prodotti alimentari, per trattenere i capelli a scopo igienico:

 

3) Cuffia da bagno, calotta di gomma per tenere asciutti i capelli durante bagni, docce; piscina:

 

4) Coppia di auricolari uniti da un supporto, usati per l’ascolto individuale di radio, registratori, televisori:

 

5) Protezione acustica usata dagli addetti ai lavori in ambienti rumorosi:

cuffia_tappi_auricolari_ear_caps.jpg
Protezione acustica

 

Figurativo: farcela, uscire per il rotto della cuffia, per un pelo, per miracolo.

 

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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La frutta di stagione

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post tratteremo di un argomento molto dibattuto: dobbiamo consumare la frutta di stagione oppure consumare qualsiasi tipo di frutta durante tutto l’anno?

Ormai in Italia – ma anche in tanti altri paesi d’Europa – troviamo le ciliegie e le fragole (importate dalle zone calde, ovviamente) anche a Natale. Ma ci siamo mai chiesti quanto paghiamo per questo lusso? Non sarebbe meglio se scegliessimo, per esempio, un caco o un caco mela?

Caco mela

Teniamo a mente che scegliendo la frutta di stagione mese per mese abbiamo maggior garanzia di consumare prodotti freschi e perfettamente sostenibili, perché la frutta di stagione, come sappiamo, conserva meglio le sue proprietà nutrizionali; essendo di stagione, non deve far tanta strada per arrivare alle nostre tavole e, ovviamente, costa molto di meno.

Frutti di bosco

Adesso fate attenzione alla tabella sottostante, così saprete esattamente quali sono i frutti di stagione mese per mese:

Osservazione: la banana e l’ananas sono disponibili quasi tutto l’anno.

Gennaio arance, mandarini, mandaranci, pompelmo, mele, pere
Febbraio pompelmo, mele, pere, mandorle (fresche), kiwi
Marzo limoni, arance, mandarini, mele, pere, kiwi
Aprile ananas, fragole (che arrivano dalle zone più calde)
Maggio ciliege, albicocche, nespole, kiwi italiani, mele, fragole italiane
Giugno albicocche, ciliege, fragole, mirtilli, lamponi, pesche, prugne, susine, more, more di gelso
Luglio anguria, meloni, fichi fioroni, lamponi, ribes, mele, pere (varietà estive), limoni italiani, more di gelso.
Agosto more di rovo, fragole, lamponi, mirtilli, ribes, uva (le ultime)
Settembre pesche, susine, meloni, uva e fichi, fichi d’india, prugne
Ottobre castagne, cachi, caco mela, melagrani, uva, limoni, mele, pere
Novembre cachi, caco mela, castagne, noci, kiwi, arance, mandarini, pere, avocado, nespole invernali.
Dicembre arance, avocado, cachi, kiwi, mandaranci, mandarini

I dati riguardanti la tabella della frutta di stagione mese per mese sono stati prelevati dal sito Idee Verde.

L'anguria è conosciuta anche come cocomero, termini adoperati indifferentemente per indicare lo stesso frutto (ne parleremo in un altro post). Al sud Italia utilizzano anche il termine melone per riferirsi all'anguria.

 

Quali di questi frutti vi piacciono di più? Normalmente preferite i frutti di stagione o consumate tutti i tipi di frutti durante tutto l’anno?

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Fare la spesa o fare spese?

Ciao, ragazzi!

Nel nostro nuovo post imparerete alcuni termini ed espressioni molto utili che usiamo quando facciamo la spesa.

Nella lingua italiana ci sono tre espressioni in cui riscontriamo il vocabolo “spesa/e”: fare la spesa, fare spese, fare le spese di. Sapete quando le usiamo?

Vi è mai capito di guardare il vostro frigorifero o l’armadio e trovarli completamente vuoti? Ecco! In questo caso dobbiamo andare a fare la spesa, cioè comprare ogni tipo di genere alimentari (cibo e bevande). Se invece le nostre scarpe e i nostri vestiti sono ormai vecchi o fuorimoda, dobbiamo andare a fare spese, cioè fare shopping.

Fare spese!
Fare spese!

Normalmente, prima di andare a fare spesa, scriviamo una lista della spesa con tutte le cose di cui abbiamo bisogno per non rischiare di dimenticare qualcosa e dover tornare al supermercato – grande emporio commerciale in cui il cliente si serve da solo e paga all’uscita la merce acquistata, chiamato anche supermarket o ipermercato quando è particolarmente grande. Di solito, l’ipermercato è collocato alla periferia della città in prossimità di strade di grande comunicazione.

Fare la spesa al mercato

Oltre al supermercato e all’ipermercato possiamo anche fare la spesa al mercato, di solito situato all’interno di un edificio oppure all’aperto, dove troviamo la frutta, la verdura, la carne, il pesce ecc.

Comunque, in una città ci sono tantissimi negozi nei quali possiamo comprare i vari tipi di generi alimentari:

  • panetteria – luogo dove si fa o si vende il pane
  • salumeria – negozio in cui si vendono salumi e formaggio
  • rosticceria – negozio in cui si preparano e si vendono cibi fritti
  • pescheria – negozio dove si vene il pesce
  • pasticceria – negozio dove si vendono dolci, generalmente con annesso un laboratorio per la loro preparazione
  • pizzicheria – negozio di vendita al minuto di salumi, formaggi e altri generi alimentari (salumeria)
  • macelleria – la bottega o, anche, il banco di un mercato, un supermercato ecc. in cui si vendono le carni macellate

Riguardo all’ultima espressione “fare le spese di”, nonostante sembri molto simile alle due altre, ha un significato molto diverso. Questa espressione vuol dire pagare le conseguenze di qualcosa, subire le conseguenze, sopportare il maggior onere e disagio di qualcosa a vantaggio di altri:

Es.: lui è stato promosso e io ne ho fatto le spese.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Sul vocabolo “allora”

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post, parleremo del vocabolo allora che ha tantissime sfumature nella lingua italiana, come vedremo in seguito. Quindi, fate molta attenzione agli esempi!

Allora [al-ló-ra], pronunciato con la “o” grave, cioè chiusa, funge da avverbio e significa:

a) in quel momento; in quel tempo determinato, passato o futuro:

Arrivava allora da Roma in una giornata piovosa.

L’hanno raggiunto solo allora.

b) mette in correlazione la frase principale con la subordinata temporale (anteposta e posposta):

Quando ci vedremo, allora capirai il quanto ti amo.

c) con riferimento temporale più generico:

Allora era tutto più facile (cioè in quel tempo)

Alcune espressioni: fin d’allora, d’allora in poi (da quel momento, da quel tempo).

d) Ripetuto due volte indica “appena un istante prima”:

– Carlo è uscito allora allora.

2) Con funzione di congiunzione testuale (a volte preceduta da e) significa “dunque”, “in tal caso”, “perciò”:

– Lo spettacolo era noioso e allora siamo usciti.

– Se mi parli così, allora sì che mi offendo!

In frasi esortative, imperative o interrogative, è usato per rinviare, in modo generico, a situazioni già note:

– E allora sei pronto?

– Deciditi allora!

In uno scambio dialogico:

Allora?
Allora niente, non so cosa fare.

3) Con funzione di sostantivo invariabile indica “una volta”:

– La gente di allora era molto più gentile.

4) Con funzione di aggettivo (sempre anteposto al sostantivo) con il significato di “di quel tempo”, “dell’epoca”:

– Lui era l’allora direttore.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Alcune poesie per il mese di maggio

maggio

Rosa di maggio
(Alda Merini)

L’alba si è fatta
profumo di rose.
Rosa di maggio,
abbarbicata sul muro vetusto;
affresco di vita
corroso dagli scherni del tempo.
Tappeto di petali bianchi
sul selciato di dolci primavere.
Fra gli agrumi imbiancati dai fiori,
mano nella mano di mio padre,
stretta, stretta,
al richiamo del cuore di mamma,
ansioso, protettivo.
Diventeranno frutti copiosi,
allieteranno tavole imbandite
tra gli amici dell’allegria,
svaniti nei rivoli
del più salubre inganno.
In fondo, oltre la siepe,
scorgere i ceppi temprati dagli anni;
offrono ancora nuova vegetazione,
nuove foglie, tenere e indifese,
al soffio di vento.

Maggio
(Giorgio Caproni)

Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all’odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall’osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. Ameno
mese di maggio! E come alle folate
calde dall’erba risollevi i prati
ilari di chiarore, alle briose
tue arie, sopra i volti illuminati
a nuovo, una speranza di grandiose
notti più umane scalda i delicati
occhi, ed il sangue, alle giovani spose.

È maggio
(Giovanni Pascoli)

A maggio non basta un fiore.
Ho visto una primula: è poco.
Vuoi nel prato le prataiole:
È poco: vuole nel bosco il croco.
È poco: vuole le viole; le bocche
di leone vuole e le stelline dell’odore.
Non basta il melo, il pesco, il pero.
Se manca uno, non c’è nessuno.
È quando è in fiore il muro nero
è quando è in fiore lo stagno bruno,
è quando fa le rose il pruno,
è maggio quando tutto è in fiore.

Maggiolata
(G. Carducci)
Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l’usignol.
Schiamazzano i fanciulli
in terra, e in ciel li augelli:
le donne han ne i capelli
rose, ne gli occhi il sol.
Tra colli prati e monti
di fior tutto è una trama:
canta germoglia ed ama
l’acqua la terra il ciel.
E a me germoglia il cuore
di spine un bel boschetto;
tre vipere ho nel petto
e un gufo entro il cervel.

Arrivederci e buona lettura!

Claudia V. Lopes

 

affrescodellalinguaitaliana@gmail.com

 

MEZZO o MEZZA?

Ciao a tutti!

Dalla serie “non si finisce mai di imparare”, oggi tratterò di un’altra questione molto interessante legata al lessico della lingua italiana.

Qualche settimana fa, mentre facevo lezione di italiano, mi sono accorta che sul libro didattico che ho adottato con la mia allieva c’era scritto “sono le tre e mezzo”. Confesso di aver sentito qualche volta “sono le tre e mezzo”, ma credevo che questa forma fosse del tutto sbagliata. Da quando ho cominciato a studiare l’italiano (tanti anni fa) ho sempre usato il vocabolo “mezzo” – con funzione di sostantivo – al femminile, cioè “mezza”. Quindi sono “le tre e mezza”, perché nella mia testa “mezza” concordava con “ora”, il che non è sbagliato, ovviamente. Però ci sono altre possibilità e funzioni svolte dallo stesso vocabolo come vedremo di seguito:

MEZZO o MEZZA?

Dipende dalla funzione in cui questo vocabolo è usato:

1) Se mezzo ha la funzione di aggettivo e precede il sostanti, dovremo fare la concordanza regolarmente in genere e numero:

– Ho letto mezza pagina di questo libro.
– In frigo c’è ancora mezzo litro di latte.
– Dove sono i mezzi fogli?
– Le pensioni e mezze paghe della marina saranno determinate da un regolamento particolare. (da Web)

2) Se il vocabolo mezzo ha la funzione di avverbio (il cui significato è “a metà”, “per metà) e precede un aggettivo o un participio passato, è consigliabile che resti inalterato:

– Sei mezzo morta.
– Le urne sono state mezzo sepolte.
– Siamo mezzo matti.

Tuttavia può anche essere accordato in genere e numero con il sostantivo che lo precede:

– Sei mezza morta.
– Le urne sono state mezze sepolte.
– Siamo mezzi matti.

3) Se mezzo funge da sostantivo, con il significato di metà, e si trova dopo un altro sostantivo (soprattutto nelle indicazioni delle ore del giorno), le regole ci dicono che dovrebbe rimanere inalterato:

– Che ore sono?
Sono le sette e mezzo.

Tuttavia può anche essere accordato in genere con il sostantivo:

– Che ore sono?
– Sono le sette e mezza.

Importante: il femminile singolare mezza, NORMALMENTE, si elide davanti a parole che cominciano per vocale: mezz’ora. In tutti gli altri casi l’elisione è facoltativa:

- Era una donna di mezza età/mezz’età.
 - Ho avuto una mezza idea/mezz’idea.

Il femminile sostantivato mezza serve anche a indicare sia le ore 12:30 sia le ore 0.30:

– È appena suonata la mezza.
– È tardi, sarà la mezza.

Meno frequente la mezz’ora di ogni ora.

– A che ora comincia lo spettacolo?
– Alle 9:40.
– Allora ci vediamo alla mezza.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

Il plurale del termine “ciglio”

Ciao a tutti cari amici!

Oggi vi parlo della formazione del plurale della parola “ciglio”. Cominciamo con il definire il significato di questo vocabolo:

Il ciglio – dal latino cĭlĭu(m) “palpebra” – è 1) ciascun pelo ricurvo che nasce nei pressi delle palpebre per proteggere gli occhi.

Per estensione semantica, il termine è passato anche a indicare 2) il bordo della stessa palpebra e 3) le sopracciglia.

Infine, il vocabolo ciglio viene utilizzato anche in riferimento a 4) un bordo esterno, o a un margine, come ad esempio il “ciglio di un burrone”.

Passiamo ora a considerare il plurale della parola presa in esame.

Sono certa che tutti abbiate già sentito questo lemma declinato al plurale nelle due varianti: cigli e ciglia.

Ma allora quale sarà la forma corretta?

Non esiste una forma giusta e una sbagliata: la lingua italiana le adotta entrambe per indicare, però, cose differenti.

I cigli (pl. m.) sono 1) i peli, considerati singolarmente, che vanno a formare le ciglia. Il plurale maschile indica anche 2) i bordi di un fosso, di un burrone o di una strada.

Le ciglia (pl. f.) sono invece 1) l’insieme di tutti i peli che bordano l’occhio.

Ma come si comporta il composto sopracciglio nella formazione del plurale?

State tranquilli… in questo caso sopraccigli e sopracciglia non hanno differenze di significato e sono considerati sinonimi perfetti.

Facciamo qualche esempio:

“Che belle ciglia lunghe che hai! Sembrano quasi finte!”

“A causa dello stress sto perdendo moltissime ciglia.

“Stamattina ho trovato un ciglio sul cuscino e tre ciglia sull’asciugamano, dopo aver lavato il viso.”

“Soffro di vertigini, ecco perché non amo stare sui cigli dei burroni!”

“Ho i capelli così biondi e le sopracciglia così chiare che si vedono appena. Anche le mie ciglia sono quasi bianche e perfino loro sono poco visibili.”

“I tuoi sopraccigli sono molto folti ed estremamente scuri.”

Spero che questo post vi torni utile e che possa essere uno spunto per nuovi approfondimenti.

Intanto vi saluto con affetto e vi auguro buono studio!

Emma De Luca

Bibliografia

  • Tullio De Mauro, Il dizionario della lingua italiana, Paravia, Torino, 2007.
  • Luca Serianni, Italiano, Garzanti Editore, Milano, 2008.
  • Valeria Della Valle, Giuseppe Patota, Il Salvalingua, il manuale più aggiornato per risolvere tutti i dubbi dell’italiano parlato e scritto, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1995.

 

L’importanza di studiare le regole grammaticali

Ciao, ragazzi!

Finalmente sono riuscita a registrare un video. L’argomento di oggi riguarda il sondaggio che vi ho proposto tre giorni  fa su Facebook. Vorrei dirvi che ho cercato soltanto di esprimere un mio parere basato sulla mia esperienza come insegnante di lingua italiana e portoghese.

Non ho fatto alcun taglio al video!
Vi abbraccio forte forte 😊
Claudia

Le pulizie di casa!

Affresco della Lingua Italiana

pulizie_primaveraCiao a tutti!

Nel nostro post di oggi, parleremo delle pulizie di casa che da millenni sono un obbligo quasi tutto al femminile. Comunque non ho intenzione di essere polemica ma didattica! Dunque, oggi imparerete delle nuove paroline ed espressioni che potete (uomini e donne) usare nell’ambiente domestico nel momento di pulire la vostra casa. Siete pronti/e?

Prima o poi toccherà a tutti noi (o quasi tutti) di dover dedicarsi alle pulizie in casa, anche quando sarebbe molto più interessante fare un milione di altre cose, come uscire con gli amici, leggere, dormire oppure non fare niente.

Sapete che cosa significa “fare le pulizie di primavera“? Quando arriva la bella stagione, si aprono tutte le porte e finestre, si tolgono tende, tendine e tappeti, si lava e si pulisce tutto di cima a fondo. In realtà, con l’arrivo del primo caldo, si spengo i riscaldamenti e, quindi, è il momento di iniziare a pulire…

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