Come chiedere e dire le date in italiano

Ciao a tutti!

Il nostro post di oggi è molto semplice ma molto importante, poiché imparerete a chiedere e a dire le date in italiano.

La data viene espressa con i numeri cardinali e dobbiamo indicare il giorno in cifre, il mese e l’anno:

Oggi è l’11 settembre 2017.

Per il primo giorno di ogni mese, però, adoperiamo il numero ordinale primo:

Francesca compie gli anni il 1° (primo) novembre.

Oltre a dire il giorno, il mese e l’anno possiamo anche indicare il giorno della settimana:

Oggi è martedì, 4 giugno.

I giorni della settimana
lunedì martedì mercoledì giovedì venerdì sabato domenica
Crediti immagine: web
I mesi dell’anno
gennaio febbraio marzo aprile maggio giugno
luglio agosto settembre ottobre novembre dicembre

Le due domande che sentiamo molto spesso per sapere che giorno è sono:

  • Che giorno è oggi?
  • Quanti ne abbiamo?

Molto spesso, nella lingua parlata, sentiamo la preposizione articolata “del” prima dell’anno:

Macello è nato il 30 marzo del 2000.

Le indicazioni che comprendono il mese e il giorno, nei giorni attuali, sono precedute da un articolo maschile singolare: "il 25 aprile 1945". Quando si è di fronte a date come 11 o 8, l'articolo che si dovrà anteporre sarà l', seguendo la pronuncia della data: 11/09/201 l'undici settembre duemilauno, 8/03/1943 l'otto marzo millenovecentoquarantatré).

L’anno è scritto, di solito, in cifre per intero “1968”. Tuttavia, può essere abbreviato e preceduto da un apostrofo, quando è chiaro a quale anno facciamo riferimento:

I movimenti studenteschi del 68.

Quando indichiamo solo l’anno, dobbiamo adoperare la preposizione articolata “nel”:

Paola e Roberto si sono conosciuti nel 2003.

Se parliamo, invece, di un decennio, dobbiamo usare il numero cardinale che indica la decina, scritto con la lettera maiuscola:

Gli anni Venti furono bellissimi. 

I nomi dei secoli possono essere indicati da un numerale cardinale oppure da un numerale ordinale:

  • numero cardinale, scritto in lettere con la maiuscola, usati per indicare i secoli che coprono l’arco temporale che va dal 1001 al 2000 d.C.: il Cento (raro), il Duecento, il Trecento, il Quattrocento, il Cinquecento, il Seicentoil Settecentol’Ottocento e il Novecento.
  • numero ordinale, scritto con il numeri romani seguito dalla parola secolo, usato per indicare i secoli che vanno dal II millennio a.C circa fino all’età contemporanea (per i secoli dei millenni anteriori si suole usare espressioni come dal 3200 al 3100 a.C.): secolo XIX, secolo XX, secolo XXI.
Attenzione: il I secolo d.C va dall'anno 1 al 100, il Duecento corrisponde al XIII, il Trecento al XIV, e così via fino al Novecento che corrisponde al XX. Quindi siamo nel XXI secolo (ventunesimo secolo) che è iniziato nel 2001 e terminerà nel 2100.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Sull’avverbio di negazione “no” – seconda parte

Ciao a tutti!

Oggi continueremo i nostri studi sull’avverbio di negazione “no” che, come abbiamo visto nel post precedente, è molto diverso dall’altro avverbio di negazione: “non”. Se non avete ancora letto la prima parte, fate ancora in tempo!

Adoperiamo l’avverbio di negazione “no” nei seguenti casi:

1) Integrato in frasi che possono essere:

a) enunciative, cioè basate su un contrasto tra due situazioni:

Francesco era d’accordo su tutto, mentre/invece Paola no.

b) interrogative disgiuntive:

Fatemi sapere se venite alla cena o no, così mi posso organizzare con le spese.

c) dichiarative, preceduto dalla preposizione “di”:

Dobbiamo sapere dire di no più spessoaltrimenti non ci facciamo rispettare dagli altri.
Esci stasera?
– Penso di no, sono molto stanca.

2) Aggiunto a un sostantivo indica l’opposto:

– Alla festa sono entrati tutti, invitati e no.

3) In risposte sotto forma di domande retoriche o esclamazioni:

– Verreste a fare una passeggiata con noi domani?
– Perché no?
–  Ti interessa questo libro?
– Come no!

4) In funzione di segnale discorsivo:

a) posto alla fine di un enunciato o come inciso – con intonazione interrogativa – esprime attesa di conferma o approvazione:

Sei nata a Rio de Janeiro, no?
Ho fatto bene, no, a dirgli tutto ciò che pensavo?

b) come manifestazione di meraviglia, sorpresa o disappunto:

– Mamma, ho preso un brutto voto all’esame di matematica.
– Ma no! (anche con “o” di durata lunga: Nooo!)

Crediti immagine: Web

5) Con funzione di sostantivo invariabile, con o senza articolo:

Un no deciso è il miglior modo di porre fine ad una situazione sgradevole.
– Non insistere! Se è no è no e basta!
– Gli altri partiti propendono per il no.

a) per indicare i voti contrari nelle elezioni:

– Ci sono stati 150 sì e 200 no.

Anche col significato di manifestazione in opposizione a un progetto o a un’idea:

– Dobbiamo dire no alle armi.

I partiti del no - schieramenti politici che combattono una proposta, di solito referendaria, facendo propaganda per il voto contrario.

b) in funzione di aggettivo invariabile, nel senso di sfavorevole, infausto:

– Com’è andata oggi?
– È stata effettivamente una giornata no!

Credo di aver detto “quasi tutto” sull’avverbio di negazione “no”. Qualora aveste dei dubbi, consultate un buon dizionario, va bene?

Tutte le mie ricerche sulla lingua italiana, fino adesso (ormai da più di 20 anni), si sono basate praticamente sulla consultazione quotidiana di dizionari e grammatiche: l’unico modo di imparare le principali sfumature di una lingua straniera. La lingua viva, quella parlata ogni giorno dai parlanti è, in alcuni contesti, molto diversa dalle regole che la sistematizzano, ecco perché è necessario uno studio più approfondito.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

Sull’avverbio di negazione “no” – prima parte

Ciao a tutti!

Nei due post precedenti, abbiamo studiato alcuni aspetti molto importanti riguardanti l’avverbio di negazione “non”. Oggi, invece, studieremo l’altro avverbio di negazione: “no”, che suscita non pochi problemi agli studenti stranieri. Ricordatevi, però, che il miglior modo di interiorizzare i diversi usi di una lingua straniera è semplicemente parlare, senza paura di sbagliare.

Quindi, adoperiamo l’avverbio di negazione “no” nei seguenti casi:

a ) Come risposta negativa diretta a una domanda o a una richiesta:

– C’è Francesco?
– No.

– Hai finito di leggere il libro?
– No, non ho avuto tempo.

b) Con la ripetizione dell’elemento principale e con una spiegazione successiva può negare solo in parte:

– Fa caldo oggi?
– Caldo no, si boccheggia come i pesci!

Possiamo anche combinare con:

a) Avverbi e altre espressioni di tempo, luogo, modo ecc.:

– Posso parlarti.

– Adesso no.

– Possiamo sedere qui insieme a te.

– Qui no. Vorrei rimanere da sola.

– Faccio così?

– Così no, non va bene.

b) Interiezioni che indicano fastidio, sorpresa, incertezza, ecc.:

ah no!
beh no!

c) Frasi negative che traducono esplicitamente il loro significato:

– Allora, ti piace il dolce.
– No, non mi piace. (no che non mi piace)

d) Avverbi che intensificano o attenuano (anche con valore frasale):

– Andrai in Brasile l’anno prossimo?
– No di certo/forse no.

Spero che il post vi sia piaciuto! Credo di farne ancora due, poiché ci sono altre sfumature che vorrei vedere insieme a voi. Ricordatevi di consultare il dizionario ogni qualvolta abbiate un dubbio linguistico.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

 

Sull’avverbio di negazione “Non” – seconda parte

Ciao a tutti!

Come vi ho promesso, ecco la seconda e ultima parte riferente all’avverbio di negazione “non”. Se avete letto la prima parte, avrete già capito che il suo uso è molto diverso da “no” (che studieremo prossimamente), per cui sono sicura che non farete più confusione, quando avremo finito di studiarli.

L’avverbio di negazione “non” deriva dal latino nōn e viene adoperato nei seguenti casi:

1) Nelle frasi interrogative dirette e indirete alle quali dobbiamo dare una risposta affermativa, nonché nelle interrogative retoriche:

– Anna non sarebbe dovuta partire stasera?
– Sì, ma ha cambiato idea. Partirà domani.
Mi chiedo se non sarebbe stato meglio troncare questo rapporto già all’inizio.
Come avrei potuto non crederle? Lei è stata così convincente.
L'interrogazione retorica (o domanda retorica) è una figura retorica che non ha lo scopo di ottenere una risposta vera e propria, ma di stimolare la riflessione su un determinato argomento.

2) Nelle frasi comparative con il verbo al congiuntivo o al condizionale, serve a rafforzare il verbo (uso facoltativo):

Per fortuna, tutto si è risolto più rapidamente di quanto (non) credessi.
Francesca se la sta cavando meglio di quanto (non) avrebbe pensato.

Quando il verbo a cui si riferisce è retto da congiunzioni o locuzioni come finché, per poco, a meno che, salvo che, eccetto che, ecc.:

Ti aspetterò finché non vorrai;
Per poco non è successo un finimondo;
A meno che tu non voglia, io rimarrò sempre accanto a te.

3) Davanti a un aggettivo, a un nome o a un avverbio esprime il significato contrario:

Ho vissuto un’esperienza non facile (difficile).
Non sempre lo vedo (raramente).
Sono sicura che ti laureerai, ma non senza fatica (con notevole fatica).
Non pochi la vedono come te (molti).
Non sei del tutto equivocato (non completamente, solo in parte).

4) Come prefisso negativo, davanti a un nome, forma espressioni nominali – alcune delle quali si scrivono anche come un’unica parola:

Non ricordo.
Non fumatore.
Non metallo. 

Spero che il post vi sia piaciuto! Qualora avrete dei dubbi linguistici, non esitate a consultare un buon vocabolario. A presto con il post sull’avverbio di negazione “no”.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.

 

Le parole al vento

Nel nostro post di oggi, parleremo del vocabolo “vento” – che deriva dal latino ntu(m) – ma anche di alcune locuzioni ed espressioni in cui esso viene adoperato. Nell’ambito della meteorologia il termine è usato per indicare lo spostamento di masse d’aria, dovuto a differenze di temperature e di pressione determinate tra una zona e l’altra dell’atmosfera.

Sono molto comune le seguenti espressioni:

– la velocità o la forza del vento
– il vento fresco, caldo, umido
– un soffio, un alito di vento
– il soffiare, il levarsi, l’alzarsi, il calmarsi del vento
– il fischio, il sibilo, l’ululato del vento
– una costa battuta dal vento

rosadeiventi
La Rosa dei Venti, chiamata anche “stella dei venti” o “simbolo dei venti“, è un diagramma che rappresenta schematicamente la provenienza dei venti che insistono in una determinata regione, durante un periodo di tempo piuttosto lungo.

I venti che spirano nel mondo

 1) Tramontana – vento freddo e secco che soffia dal nord; perdere la tramontana, (fig.) essere disorientato, perdere il controllo di sé;

2) Grecale (Bora) – vento freddo e secco che soffia dal nord; il nord nella rosa dei venti e nella bussola.

3) Levante – vento che spira da oriente.

4) Scirocco – vento caldo umido che spira da sud-est, tipico delle regioni mediterranee; peggiorativo sciroccaccio.

5) Mezzogiorno (Ostro) – vento che spira dal sud.

6) Libeccio – vento umido tipico del Mediterraneo, caratterizzato da forti raffiche, proveniente da sud-ovest; la direzione di sud-ovest.

7) Ponente – vento che spira da occidente.

8) Maestrale – vento freddo e secco di nord-ovest che nei mesi invernali soffia molto impetuoso nella valle del Rodano.

Alcune espressioni:

il letto del vento – l’esatta direzione da cui spira.
vento teso – piuttosto forte e sostenuto.
vento d’acqua – che apporta piogge.
vento di terra, di mare – che proviene da terra, dal mare.
colpo di vento – movimento d’aria improvviso e violento.

I venti possono essere:
regolari costanti, che spirano durante tutto l’anno nella stessa direzione come i venti alisei e contralisei;

regolari periodici, che invertono periodicamente il senso, come le brezze e i monsoni;

irregolari o variabili, che non hanno periodi fissi, per esempio il libeccio e lo scirocco.

Nel linguaggio marinaresco, troviamo varie espressioni concernenti la navigazione a vela: vento favorevole o prospero, sfavorevole o contrario, che spira in senso favorevole o contrario a una linea di navigazione; vento maneggevole, che permette a una nave a vela qualsiasi manovra e l’impiego di ogni sua vela.

Altre espressioni:

appoggiarsi al vento – detto di uccelli, volare, migrando nella stessa direzione da cui spira il vento.
qual buon vento ti porta? – (fig. fam.) si dice a chi arriva inaspettato e gradito.
secondo il vento che spira, tira (fig.) – secondo le circostanze.

 

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Il vocabolo “bello” come aggettivo

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi approfondiremo alcuni usi del vocabolo “bello” con ruolo di aggettivo, esattamente come abbiamo fatto con il vocabolo “buono”, ve lo ricordate? Spesso gli studenti stranieri trovano un po’ di difficoltà nell’usare questi due aggettivi. Quindi fate molta attenzione agli esempi!

Il vocabolo bello viene dal latino bĕllu(m) ‘carino’, in origine diminutivo di bŏnus ‘buono’, e può significare:

1) Che ha un aspetto gradevole; che piace, che suscita piacere estetico:

Luca è veramente un bel ragazzo (anche un buon ragazzo)
Mia nipoti ha begli occhi.
In Italia ci sono dei bei palazzi.
A Lecce c’è una bell’architettura barocca.
– Hai scritto un bel saggio su Pirandello. (anche un buon/ottimo saggio)

– L’anno prossimo andrò in Italia.
– Che bello!

In senso generico indica ciò che è apprezzabile, ben riuscito, ben fatto, comodo, agevole ecc.:

– Finalmente, ho trovato un bel (un buon) lavoro.
– I bambini hanno fatto una bellissima gita scolastica.
– I Rossi hanno comprato una bella (buona) casa.
Che bel profumo.

begli anni = gioventù
bella intelligenza, bell’ingegno = vivaci, acuti; persona intelligente
– bei modi, belle maniere = cortesia, garbo, gentilezza

Proverbio: Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piaceDiminutivo: bellino, belluccio.

2) Moralmente buono; onorevole; apprezzabile:

– Carlo ha compiuto un bel gesto/una bell’azione.
– Quello che hai fatto è molto bello.

3) Buono, sereno, calmo (detto di aspetti della natura):

– Oggi c’è bel tempo (anche buon tempo)
– Ad Otranto c’è un bel mare (anche buon mare, a seconda del contesto)
– Che bella giornata! (buona giornata è l’augurio)
– La bella stagione = primavera ed estate.

Ad Otranto c’è un bel mare.

4) In alcune espressioni può avere valore rafforzativo, anche in senso ironico:

si tratta di una bella cifranon ti dico proprio un bel niente; è un bel pezzo d’asino; 

che bella figura hai fatto; bella roba!; bell’amico che è!

– dirne, sentirne, vederne delle belle = cose spiacevoli, sgradevoli, o anche curiose strane, incredibili: es.: Nella mia vita ne ho viste delle belle.

 questa è bella! per esprimere stupore, meraviglia.

Vorrei fare una piccola osservazione riguardo al superlativo “buonissimo” che tanti stranieri usano al post di altri aggettivi più adatti: ho mangiato una pizza buonissima; hai cucinato degli spaghetti buonissimi; è buonissimo questo gelato; l‘allievo ha scritto un testo bellissimo (un ottimo testo, un buon testo, un testo interessante). Avrete capito, sicuramente, che il superlativo “buonissimo” è adoperato maggiormente per quanto riguarda il mangiare in generale. Per essere più sicuri dell’uso degli aggettivi in questione, consultate un buon vocabolario.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Le caratteristiche fisiche in italiano

Ciao a tutti!

Oggi impareremo a parlare delle caratteristiche fisiche in italiano. Siete pronti? Normalmente partiamo dalla statura, cioè dall’altezza del corpo. Quindi una persona può essere:

– di piccola/media/alta/bassa statura

Es.: Carlo è molto alto; Maria è molto bassa.

a) In base al peso del corpo una persona può essere:

– grassa
– magra
– normale
(espressioni: perdere peso; essere sovrappeso)

Es.: Francesca adesso è magra; il bambino è sovrappeso. 

b) I capelli possono essere:

– lunghi (lunghissimi)
– corti (cortissimi)

Es.: Avevo il capelli lunghi, ma me li sono fatta tagliare ieri.

– ricci, lisci o mossi (= a metà tra lisci e ricci);

Es. I miei capelli sono ricci; la bambina è riccia. 

c) A seconda del colore, i capelli possono essere:

– neri
– castani (o marroni)
– castani chiari, scuri
– biondi
– rossi
– bianchi, grigi, brizzolati

Es.: Richard Gere ha i capelli brizzolati.

Possiamo anche dire che una persona è bionda, castana (chiara o scura), brizzolata, mora (quando ha i capelli neri).

d) Gli occhi possono essere:

– grandi o piccoli;
– rotondi;
– a mandorla (cioè con una forma allungata).

A seconda del colore, gli occhi  possono essere:

– neri
– castani (chiari o scuri)
– verdi
– azzurri

Es.: La mia amica giapponese ha gli occhi a mandorle.

e) La bocca può essere:

– grade
– piccola

Le labbra, invece, possono essere carnose, cioè grosse:

Es.: Anna ha le labbra carnose.

f) Il naso può essere:

– grande
– piccolo
– all’insù (con la punta rivolta verso l’alto)
– a patata (grosso e un po’ schiacciato)
– aquilino (come il becco dell’aquila)
– storto
– greco
– a punta larga
– perfetto …

Es.: Piero ha il naso a patata.

Un gruppo di scienziati ha dichiarato che il naso della Duchessa di Cambridge rappresenta la perfezione.

g) L’aspetto e colore della pelle del volto, cioè la carnagione può essere:

– chiara
– scura
– olivastra (di colore bruno verdognolo)

Es.: La mia carnagione è troppo chiara.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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