Altre particolarità dell’imperfetto indicativo


Ciao a tutti!

Qualche tempo fa, vi ho proposto un post sull’imperfetto indicativo in cui sono stati approfonditi alcuni aspetti anche dal punto di vista etimologico. Oggi continueremo a  parlare di altre particolarità legate a questo tempo verbale, che sembra avere mille facce. Eccone alcune:

1) L’imperfetto storico (o narrativo), che andava particolarmente di moda nell’Ottocento e nel primo Novecento, era usato per dare un tono epico alla narrazione, ma anche per creare nei lettori la vaga impressione di una documentazione fotografica:

  • Tra il 1925 e il 1928 Moravia scriveva Gli indifferenti.
  • Wolfgang Amadeus Mozart moriva il 5 dicembre 1791.

Tuttavia questo uso diventa sempre più sporadico, anche se lo troviamo ancora nei racconti per bambini e nei gialli:

  • C’era una volta una bella fanciulla chiamata Biancaneve.
  • Era notte fonda quando il malvivente veniva arrestato dalla polizia.
biancaneve-uccellino
Crediti immagine: Walt Disney

2) Imperfetto ipotetico  è spesso adoperato per sostituire le forme verbali di altri modi come il condizionale e il congiuntivo:

  • Se arrivavi in tempo, ti raccontavo tutto. (forma colloquiale)
P.S.: Secondo la norma colta, la forma corretta è "Se fossi arrivato in tempo, ti avrei raccontato tutto".

Questa costruzione può essere anche usata per fare riferimento ad avvenimenti presenti, contemporanei al momento dell’enunciazione:

  • Se eri più responsabile, studiavi di più per l’esame di domani. (forma colloquiale)
P.S.: Secondo la norma colta, la forma corretta è "Se fossi più responsabile, studieresti di più per l'esame di domani".

Sinceramente, è meglio usare l'imperfetto al posto del congiuntivo che dire "se saresti più responsabile...", uso condannato e erroneo in assoluto!

3) L’imperfetto può sostituire anche il condizionale passato in un modo, a mio vedere, ottimale:

  • Perché ti sei comportato in questo modo? Non dovevi! (al posto di “non avresti dovuto.”)

Spero che l’argomento di oggi sia stato interessante e vi sia piaciuto, a breve parleremo di altri modi e tempi verbali.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes 

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

C o CC?

verbi irregolariCiao a tutti!

Il nostro post di oggi riguarda l’uso delle consonanti singole e doppie, in specie C e CC. I nostri protagonisti di oggi saranno i verbi giacerepiacere e tacere, poiché spesso vengono coniugati, e di conseguenza pronunciati, in modo errato. A dire il vero, è uno degli errori più comuni commessi non solo dagli italiani ma anche dagli stranieri.

In realtà, i verbi in questioni sono irregolari e – diciamola tutta – danno i numeri nel momento della coniugazione, poiché ora raddoppiano la C della radice ora non la raddoppiano (giac-, piac-, tac-). Tuttavia questo raddoppiamento si presenta soltanto all’indicativo presente e al congiuntivo presente:

GIACERE

Indicativo presente Congiuntivo presente
io giaccio (che) io giaccia
tu giaci (che) tu giaccia
lui giace (che) lui giaccia
noi giacciamo (che) noi giacciamo
voi giacete (che) voi giacciate
loro giacciono (che) loro giacciano

Avete notato che nel congiuntivo il raddoppiamento della C è costante e nell’indicativo oscilla? Vi racconto una storia: ai primi anni dell’università decisi di comprare un piccolo quaderno per coniugare i verbi. Eh già! In realtà ne comprai più di uno, perché capii subito che era l’unico mondo per memorizzare e interiorizzare le coniugazioni dei verbi irregolari, il cui etimo, nella maggior parte dei casi, deriva direttamente dal latino.

verbi irregolari 1

Quindi ogni volta che il dubbio si presenta, la cosa migliore da fare è consultare un buon libro di verbi o un dizionario. Non trascinate i vostri dubbi alla lunga, altrimenti le forme errate faranno parte della vostra vita.

I verbi tacere e piacere seguono la stessa coniugazione:

TACERE

Indicativo presente Congiuntivo presente
io taccio  (che) io taccia
tu taci  (che) tu taccia
lui tace  (che) lui taccia
noi tacciamo  (che) noi tacciamo
voi tacete  (che) voi tacciate
loro tacciono (che) loro tacciano

PIACERE 

Indicativo presente Congiuntivo presente
 io piaccio  (che) io piaccia
 tu piaci (che) tu piaccia
 lui piace  (che) lui piaccia
 noi piacciamo  (che) noi piacciamo
 voi piacete  (che) voi piacciate
 loro piacciono  (che) loro piacciano
Le forme "io giacio", "che noi giaciamo" "loro giaciono" e così via sono considerate ERRATE! Anche se, purtroppo le vediamo ormai ovunque, soprattutto in rete.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se i post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti! 

I verbi servili in italiano

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi studieremo i verbi detti “servili”, cioè che si pongono al servizio di altri verbi, completandone il significato. Questi verbi esprimono rispettivamente la necessità, la possibilità e la volontà:

Sono dovuta tornare da Roma ieri sera (necessità)
Non ho potuto prendere Tiziano alla stazione (possibilità)
Il bambino vuole dormire (volontà)

Tra il verbo servile e il verbo che lo segue esiste un legame “molto speciale”, tanto che il primo assume l’ausiliare del secondo:

Sono andata all’università. Sono dovuta andare all’università.
Carlo non è andato alla festa. Carlo non è potuto andare alla festa.
Ho parlato. Ho dovuto parlare.
I bambini non sono andati alla festa. I bambini non sono voluti andare alla festa.

Nonostante le grammatiche determinino che i verbi servili dovere, potere e volere devono assumere, nei tempi composti, lo stesso ausiliare richiesto dal verbo che accompagnano, nella lingua parlata le cose sono ben diverse. Spesso questi verbi si ribellano e impongono, letteralmente, i loro ausiliari, per cui sentirete (o avete già sentito) “non hanno potuto andare” (corretto: non sono potuti/e andare), “Anna non ha voluto andare all’università” (corretto: Anna non è voluta andare all’università) e così via.

Anna non è potuta andare all’università.

Credo che questo accada quando vogliamo o abbiamo il bisogno di evidenziare, sia nel palare sia nello scrivere, il concetto di dovere, possibilità o volontà espresso dai verbi servili a scapito dell’infinito che li segue.

I verbi sapere (col significato di ‘essere capace di‘), preferire, osare, desiderare, ecc. possono reggere anche l’infinito ad altri verbi:

Sai parlare l’inglese?
Preferisci andare o rimanere?
– Non ho osato chiederglielo.
Desiderano tornare in città.

Spero che questo post vi sia stato d’aiuto. Se avete dei dubbi, fatemi sapere nei commenti. Nel prossimo post parleremo della scelta degli ausiliari con i verbi servili.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

 

L’imperfetto indicativo e le sue particolarità

 

imperfetto _1Ciao a tutti!

Oggi cominceremo un percorso verbale molto interessante: studieremo più a fondo l’imperfetto indicativo (anche dal punto di vista etimologico), che solo apparentemente si presenta come uno dei tempi più semplici del modo indicativo. A proposito, tempo fa ho scritto un post in cui confrontavo l’uso del passato prossimo e dell’imperfetto, se non l’avete ancora letto, vi consiglio di farlo, poiché ci aiuterà nel nostro percorso d’ora in poi.

L’imperfetto indicativo è la forma verbale tipica delle lingue romanze (dette anche latine o neolatine), cioè che derivano direttamente dal latino. Il suo uso serve a indicare situazioni e abitudini che si sono verificate in un momento passato, per cui è la forma più adatta, all’interno, appunto, del passato, usata per descrivere ed enunciare eventi ripetuti, abituali e in corso di svolgimento.

Nel latino questo tempo si chiamava imperfectum (cioè non compiuto) ed era usato in opposizione al perfectum, che corrispondeva all’attuale passato remoto, del quale abbiamo già parlato in un post che ho pubblicato qualche mese fa. Il verbo cantare, per esempio, in latino era coniugato: cantabam, cantabas, cantabat, cantabamus, cantabatis, cantabant. Una delle principali caratteristiche che segnalano il passaggio dal latino all’italiano è il cambiamento consonantico di /b/ a /v/ chiamato di lenizione. In poche parole, la b latina si indebolì compresa tra due vocali – argomento che sarà più approfondito nel prossimo post.

Come si coniugano i verbi all’imperfetto?

Se paragonato ad altri tempi, direi che la sua coniugazione è abbastanza semplice, poiché basta aggiungere alla radice del verbo le desinenze stabilite dalla grammatica italiana, che sono simili a quelle del presente, con una piccola particolarità: la presenza di v insieme alla vocale tematica, caratteristica di ciascuna delle tre coniugazioni, come vedremo di seguito.

Le tre coniugazioni regolari all’imperfetto

Amare – prima coniugazione

Io amavo
Tu amavi
Egli/ella (lui/lei) amava
Noi amavamo
Voi amavate
Essi/esse (loro) amavano

Prendere – seconda coniugazione

Io prendevo
Tu prendevi
Egli/ella (lui/lei) prendeva
Noi prendevamo
Voi prendevate
Essi/esse (loro) prendevano

Partire – terza coniugazione

Io partivo
Tu partivi
Egli/ella (lui/lei) partiva
Noi partivamo
Voi partivate
Essi/esse (loro) partivano

Alcune particolarità:

Avrete sicuramente notato che la coniugazione di questo tempo è, DI SOLITO, regolare, vero? I verbi fare, bere, produrre, che nell’italiano moderno hanno delle forme abbreviate, vengono coniugati seguendo il vecchio paradigma latino: lat. facĕre – facevo, facevi, faceva, facevamo, facevate, facevano;  lat. dicĕre – dicevo, dicevi, diceva, dicevamo, dicevate, dicevano;  lat. producĕre – producevo, producevi, produceva, producevamo, producevate, producevano. Il verbo essere, però, ha una coniugazione particolare: ero, eri, eravamo, eravate, erano.

Nel prossimo post parleremo dei principali usi dell’imperfetto come l’imperfetto narrativo, imperfetto ipotetico, imperfetto come futuro nel passato, ecc.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

Condizionale o congiuntivo?

Ciao a tutti!

Nel nostro ultimo post abbiamo studiato il modo condizionale. Oggi, invece, studieremo alcuni punti molto “dolenti” che riguardano l’uso del congiuntivo e del condizionale insieme nelle frasi subordinate.

Possiamo dire “se saprei…”?

Come già abbiamo accennato nel post precedente, è un grave errore usare il condizionale dopo la congiunzione SE, quando esprimiamo un’ipotesi; in questo caso, dobbiamo usare il congiuntivo.

Forme errate Forme corrette
Anche se lo saprei, non glielo direi. Anche se lo sapessi, non glielo direi.
Andremmo volentieri a trovarti, se potremmo. Andremmo volentieri a trovarti, se potessimo.
Non avrebbe paura dell’esame, se avrebbe studiato. Non avrebbe paura dell’esame, se avesse studiato.

È corretto, invece, usare il condizionale dopo la congiunzione SE quando esprimiamo una domanda in forma indiretta:

Mi chiedo soltanto se sarebbe in grado di affrontare tutte queste difficoltà. 

Un altro errore che dobbiamo evitare riguarda i verbi volere, desiderare, preferire, pretendere, ecc. al condizionale presente, questi devono essere seguiti da una frase al congiuntivo imperfetto, perché esprimono un fatto che si può realizzare.

Forme errate Forme corrette
Vorrei che tu rimani/rimanga. Vorrei che tu rimanessi.
Preferirei che tu vai/vada via. Preferirei che tu andassi via. 
Desidererei che non ci siano imposizioni nei loro confronti. Desidererei che non ci fossero imposizioni nei loro confronti.

Spero che il post vi sia piaciuto. Se avete ancora dei dubbi riguardo l’uso del condizionale e del congiuntivo, fateci sapere nei commenti.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

 

Il modo condizionale

Ciao a tutti!

Oggi parleremo del condizionale, uno dei modi dei modi finiti del verbo – spesso considerato in relazione con il congiuntivo – usato, soprattutto, per presentare un fatto come una possibilità, che può verificarsi a condizione che se ne verifichi un altro:

Verrei a casa tua oggi, se non dovessi lavorare.
(Io non posso venire oggi a casa tua perché devo lavorare.)

Il condizionale ha due tempi: uno semplice (presente) e uno composto (passato)

A) Si usa per esprimere una possibilità condizionata:

Se avessi fame, mangerei.  (presente)
Se avessi avuto fame, avrei mangiato. (passato – coniugato con gli ausiliari ESSERE e AVERE al condizionale presente + participio passato dei verbi principali)

B) Un dubbio riferito al presente, al futuro o al passato:

Che potrei (avrei potuto) fare?

C) Un desiderio riferito al presente o al passato:

Mangerei (avrei mangiato) volentieri un bel piatto di spaghetti.

D) Una richiesta cortese:

– Mi potresti aiutare?

E) Una notizia non data per certa:

Napoleone sarebbe stato avvelenato.

La congiunzione SE deve essere seguita, IN GENERE, dal congiuntivo e non dal condizionale: Rimarrei se potessi e MAI ... se potrei! Ma di questo parleremo nel prossimo post.
Condizionale del verbo mangiare
Mangiare
Condizionale Presente Condizionale Passato
 io mangerei

 tu mangeresti

 lui/lei/Lei mangerebbe

 noi mangeremmo

 voi mangereste

loro/Loro mangerebbero

 io avrei

tu avresti

lui/lei/Lei avrebbe

noi avremmo

voi avreste

loro/Loro avrebbero

mangiato
Condizionale del verbo credere 
Credere
Condizionale Presente Condizionale Passato
 io crederei

 tu crederesti

 lui/lei/Lei crederebbe

 noi crederemmo

 voi credereste

 loro/Loro crederebbero

 io avrei

tu avresti

lui/lei/Lei avrebbe

noi avremmo

voi avreste

loro/Loro avrebbero

creduto
Condizionale del verbo partire
Partire
Condizionale Presente Condizionale Passato
 io partirei

 tu partiresti

lui/lei/Lei partirebbe

 noi partiremmo

 voi partireste

 loro/Loro partirebbero

 io sarei

tu saresti

lui/lei/Lei sarebbe

partito/a
 noi saremmo

voi sareste

loro/Loro sarebbero

partiti/e
Condizionale del verbo essere
Essere
Condizionale Presente Condizionale Passato
 io sarei

 tu saresti

lui/lei/Lei sarebbe

 noi saremmo

 voi sareste

 loro/Loro sarebbero

 io sarei

tu saresti

lui/lei/Lei sarebbe

stato/a
 noi saremmo

voi sareste

loro/Loro sarebbero

stati/e
Condizionale del vero avere
Avere
Condizionale Presente Condizionale Passato
 io avrei

 tu avresti

lui/lei/Lei avrebbe

 noi avremmo

 voi avreste

 loro/Loro avrebbero

 io avrei

tu avresti

lui/lei/Lei avrebbe

noi avremmo

voi avreste

loro/Loro avrebbero

avuto

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

Il congiuntivo presente

Ciao a tutti!

Come vi ho promesso nel post precedente, studieremo ogni singolo tempo del modo congiuntivo, cosicché possiate capire come e quando lo si usa. Oggi approfondiremo il congiuntivo presente e, quindi, è molto importante che conosciate bene le desinenze che compongono i verbi regolari:

ARRIVARE PRENDERE SENTIRE
che io arrivi

che tu arrivi

che lui/lei arrivi

che noi arriviamo

che voi arriviate

 che loro arrivino

che io prenda

che tu prenda

che lui/lei prenda

che noi prendiamo

che voi prendiate

che loro prendano

che io senta

che tu senta

che lui/lei senta

che noi sentiamo

che voi sentiate

che loro sentano

Sicuramente vi ricordate che per la coniugazione del presente indicativo ci sono alcuni verbi della terza coniugazione (-ire) detti incoativi, che presentano l’inserimento dell’interfisso –isc– tra la radice e la desinenza (io finisco, io guarisco, ecc.). Quindi nel congiuntivo presente lo stesso interfisso si ripresenta: FINIRE – che io finisca, che tu finisca, che lui/lei finisca, che noi finiamo, che voi finiate, che loro finiscano.

E come si forma il congiuntivo presente dei verbi irregolari?

Per fortuna, quasi tutti verbi irregolari si formano a partire dalla prima persone del verbo al presente indicativo:

a) io vengoche io venga, che tu venga, che lui/lei venga, che noi veniamo, che voi veniate che loro vengano

b) io muoio che io muoia, che tu muoia, che lui/lei muoia, che noi moriamo, che voi moriate, che loro muoiano

c) io faccioche io faccia, che tu faccia, che lui/lei faccia, che noi facciamo, che voi facciate, che loro facciano

d) io dicoche io dica, che tu dica, che lui/lei dica, che noi diciamo, che voi diciate, che loro dicano

Per quanto riguarda la coniugazione degli altri verbi, consultate un buon libro di verbi, un dizionario oppure fatevi aiutare da qualche coniugatore di verbi online.

ATTENZIONE! per quanto riguarda il verbo DOVERE, vi dovete basare sul presente dell’indicativo della forma meno usata (io debboche tu debba, che tu debba, che noi dobbiamo, che voi dobbiate, che loro debbano). Anche in questo caso, per fortuna, ci sono pochissimi verbi che presentano coniugazioni diverse, come il verbo ESSERE (che io sia, che tu sia, che lui sia, che noi siamo, che voi siate, che loro siano), AVERE (che io abbia, che tu abbia, che lui/lei abbia, ecc.). Per i verbi che finiscono in -care, – ciare, – cere, -gare, -giare, -gere il meccanismo di formazioni è lo stesso del presente indicativo: che io cerchi; che io schiacci; che io cominci, che io vinca, che io paghi.

Il congiuntivo nelle frasi subordinate

In congiuntivo presente viene in genere adoperato in frasi subordinate, introdotte da verbi di opinione come credere, pensare, ritenere, reputare oppure da verbi desiderativi (che esprimono un desiderio) come volere, sperare, augurare: 

a) Credo che ormai Carlo arrivi in ritardo.
b) Pensi che io sia pazza?
c) Speriamo che Maria riesca a superare l’esame.
d) Suppongo che lei finisca di lavorare verso le cinque.
e) Vogliamo che voi veniate al nostro matrimonio.

Inoltre, il congiuntivo presente viene introdotto da locuzioni congiuntive/congiunzioni come senza che, prima che, nonostante, malgrado, a meno che, a condizione che, affinché, ecc.:

a) Purtroppo Anna parte oggi sera senza che io possa salutarla.
b) Ho paura dell’esame di domani malgrado sappia bene l’argomento.
c) Ti chiedo gentilmente di fare i compiti di tedesco adesso, a meno che tu non sia già troppo stanca.
d) In quell’albergo si accettano animali, a condizioni che siano in buona salute.
e) Ti dico queste cose affinché tu ti accorga che stai sbagliando.

Il congiuntivo nelle frasi principali

Una particolarità del congiuntivo presente è che lo si può usare anche nelle frasi principali, cioè non subordinate, per indicare:

a) un desiderio o un augurio: che possiate essere felici, ragazzi!;

b) un dubbio o una supposizione: non l’ho ancora vista. Che abbia perso l’orario? 

c)  un’esortazione, un invitoche entri il prossimo!; figlio mio, sia ottimista, andrà tutto bene.

d) una concessione: mi abbia pure detto una bugia, ma è sempre una cara amica.

Certamente il testo non è esaustivo, ci sono altre sfumature del modo congiuntivo che ho deciso di non trattare in questo post per non confondervi. Adesso facciamo un po’ di esercizi? Per le soluzioni cliccate qui Esercizio – congiuntivo presente

Esercizio: Completate con i verbi al congiuntivo presente.

1. Credo che Anna (nuotare) __________ molto bene.
2. Non sono sicuro che il treno (arrivare) __________ sul binario 3.
3. Penso che Fernanda (uscire) __________ con Marcello.
4. Temo che questo non (essere) __________ il modo corretto di affrontare questo problema.
5. È probabile che loro non (venire) __________ alla festa di compleanno di Rocco.
6. Sandra aspetta che suo padre (telefonare) le __________.
7. Spero che tu _____________ (sapere) quello che stai facendo.
9. Che mi _______________ (lasciare-tu) in pace!
10. Suppongo che lui ____________ (andare) all’università.
11. Che _____________ (entrare) il prossimo candidato.
12. Malgrado ____________ (essere) preparato, non riesce a trovare un buon lavoro.
13. Penso che tu ____________ (dovere) fare i compiti di italiano.
14. Che _____________ (essere – tu) felice!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Sull’uso del congiuntivo – prima parte

Ciao a tutti!

Una delle vostre richieste più frequenti riguarda l’uso del congiuntivo, ormai “condannato a morte” nelle frasi dette dipendenti (subordinate) da tanti grammatici rinomati.

La verità è che l’argomento è assai polemico. Da quando ho cominciato a studiare la lingua italiana, confesso di aver sentito di tutto e di più: “il congiuntivo non serve a nulla”, “anche gli italiani lo sbagliano”, “il congiuntivo è ormai morto e sepolto”… la lista sarebbe piuttosto lunga. Sarà veramente così? Certo, non sempre è facile impararlo (e non mi riferisco soltanto agli stranieri). Prima di tutto, a mio vedere, sarebbe necessario conoscere per BENE le desinenze che lo compongono.

Il congiuntivo ha quattro tempi che servono a dare al verbo l’aspetto di una possibilità (anche irreale), una volontà, un desiderio, un timore, un’incertezza, un dubbio. I quattro tempi del congiuntivo sono:

a) presente e imperfetto (tempi semplici)
b) passato e trapassato (tempi composti coniugati con gli ausiliari ESSERE e AVERE)

Prima di studiare più a fondo il congiuntivo dobbiamo sapere come lo si coniuga, secondo il paradigma delle tre coniugazioni in –ARE, –ERE IRE:

Per quanto riguarda la coniugazione degli altri verbi, consultate un buon libro di verbi, un dizionario oppure fatevi aiutare da qualche coniugatore di verbi online.

1) Congiuntivo presente – forma verbale usata nelle frasi subordinate per indicare eventi e fatti visti come non reali o non obiettivi: spero che siate sinceri; pensi che io sia matta?; spero che loro arrivino al più presto; vuoi che io senta tutto quello che Paola ha da dire?

Coniugazione:

ARRIVARE PRENDERE SENTIRE
che io arrivi

che tu arrivi

che lui/lei arrivi

che noi arriviamo

che voi arriviate

 che loro arrivino

che io prenda

che tu prenda

che lui/lei prenda

che noi prendiamo

che voi prendiate

che loro prendano

che io senta

che tu senta

che lui/lei senta

che noi sentiamo

che voi sentiate

che loro sentano

ATTENZIONE.: Finire - che io finisca, che tu finisca, che lui/lei finisca, che noi finiamo, che voi finiate, che loro finiscano.

2) Congiuntivo imperfetto – forma verbale usata in genere nelle frasi subordinate, quando la principale, al passato, esprime insicurezza: speravo che lui dicesse tutta la verità. Il congiuntivo imperfetto può anche venire al primo piano nella formazione del periodo ipotetico: se mi dicessi ciò che è successo, mi faresti un grande piacere. 

Coniugazione:

ARRIVARE PRENDERE SENTIRE
che io arrivassi

che tu arrivassi

che lui/lei arrivasse

che noi arrivassimo

che voi arrivaste

che loro arrivassero

che io prendessi

che tu prendessi

che lui/lei prendesse

che noi prendessimo

che voi prendeste

che loro prendessero

che sentissi

che tu sentissi

che lui/lei sentisse

che noi sentissimo

che voi sentiste

che loro sentissero

3) Congiuntivo passato (composto) – forma verbale generalmente usata nelle frasi subordinate per indicare fatti e eventi passati o conclusi, visti come non reali o non obiettivi: loro pensano che io abbia capito tutto; lui pensa che Carlo abbia fatto un bel pasticcio; i ragazzi ancora credono che sia stato Babbo Natale a portargli i regali.

Coniugazione:

ARRIVARE PRENDERE SENTIRE
che io sia arrivato/a

che tu sia arrivato/a

che lui/lei sia arrivato/a

che noi siamo arrivati/e

voi voi siate arrivati/e

che loro siano arrivati/e

che io abbia preso

che tu abbia preso

 che lui/lei abbia preso

 che noi abbiamo preso

che voi abbiate preso

che loro abbiano preso

che io abbia sentito

che tu abbia sentito

 che lui/lei abbia sentito

che noi abbiamo sentito

che voi abbiate sentito

che loro abbiano sentito.

4) Congiuntivo trapassato (composto) – forma verbale generalmente usata per descrivere un fatto visto come non reale o non obiettivo, che si distingue per l’anteriorità temporale rispetto ad un momento passato: Carlo pensava che io fosse andata all’università; mia madre pensava che i ragazzi avessero rotto i vetri della finestra.

ARRIVARE PRENDERE SENTIRE
che io fossi arrivato/a

che tu fossi arrivato/a

che lui/lei fosse arrivato/a

che noi fossimo arrivati/e

che voi foste arrivati/e

che loro fossero arrivati/e

che io avessi preso

che tu avessi preso

che lui/lei avesse preso

che noi avessimo preso

che voi aveste preso

che loro avessero preso

che io avessi sentito

che tu avessi sentito

che lui avesse sentito

che noi avessimo sentito

che voi aveste sentito

che loro avessero sentito

Per oggi può bastare, credo di avervi dato molte informazioni nuove! Nei prossimi post studieremo la concordanza dei tempi del congiuntivo, cioè l’insieme di regole che stabiliscono l’uso dei tempi e dei modi delle frasi principali e delle frasi subordinate.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Verbi difficili – affacciare e affacciarsi

Ciao a tutti!

Oggi cominceremo a studiare, più da vicino, i verbi considerati dall’Accademia della Crusca come difficili non solo per gli stranieri ma anche per gli italiani.  Quindi fate molta attenzione agli esempi, va bene?

a) Affacciare

  • verbo transitivo (ausiliare avere), adoperato nell’ambito letterario con il significato di “mostrare, esporre qualcosa”; in senso figurato “far presente qualcosa”, sinonimo di palesare, avanzare, mostrare Carlo ha affacciato un dubbio.
  • verbo transitivo (ausiliare avere), esporre qualcuno o qualcosa alla vista, da finestre, balconi, ecc., sinonimo di “sporgere” – Il gatto affaccia il muso alla finestra.
ATTENZIONE: affacciare si adopera (solo nei tempi semplici) con il significato di "essere prospiciente", cioè "volto verso qualcosa", e vuole un soggetto inanimato, come appunto casa, finestra, palazzo:
- La villa affaccia sul lago.
- Il gatto affaccia il muso alla finestra.

b) Affacciarsi

  • Verbo riflessivo, “sporgersi a guardare da una finestra, una porta, un balcone – mi sono affacciata alla finestra.
  • In senso figurato, “partecipare per la prima volta a qualcosa: Francesco si è finalmente affacciato al mondo del lavoro; affacciarsi alla vita, iniziare a prenderne coscienza.

ATTENZIONE: affacciarsi, invece, può essere usato sempre con qualsiasi tempo e con qualsiasi soggetto:
- Anna si affacciò sulla porta di casa.
- Un gatto si è affacciato sul balcone.
- L'albergo si affaccia sul mare.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Il sistema verbale italiano: il modo

Ciao a tutti!

Oggi cominciamo a studiare il verbo, che ha un organico e complesso sistema di forme usate per esprimere il modo, il tempo, la persona, il numero, l’aspetto (puntuale, durativo, iterativo, ecc.), la diatesi (attiva o passiva), conosciute come “coniugazione”.

L'aspetto è il modo in cui è espressa l’azione del verbo (puntuale, durativo, iterativo, ecc.): in italiano l’imperfetto ha aspetto durativo o iterativo, il passato remoto aspetto puntuale.

Il modo

Il modo è la categoria della coniugazione verbale che indica la maniera in cui la l’azione o lo stato espressi dal verbo vengono presentati. La lingua italiana dispone di sette modi verbali:

a) Quattro modi finiti:

1 – Indicativo, che presenta l’azione o situazione descritta dal verbo come certa: io amo cantare; ieri ho mangiato una bella spaghettata.

2 – Congiuntivo, che presenta l’azione o situazione descritta dal verbo come incerta –  che io ami; che io cantassi;

3 – Condizionale, che presenta l’azione o situazione descritta dal verbo come un desiderio – io amerei; loro canterebbero;

4 – Imperativo,  che presenta l’azione o situazione descritta dal verbo come un ordine, un comando – ama finché puoi; vai via!

La diatesi è la categoria che indica la relazione del verbo con il soggetto e l’oggetto: diatesi attiva, media, passiva.

b) Tre modi indefiniti:

a) Infinito presente e passato: l’infinito è una modo verbale usato in quasi tutte le lingue indoeuropee. Normalmente, è la forma scelta per il lemma dei verbi che troviamo nei dizionari. In genere, non fa riferimento ad alcuna persona grammaticale (io, tu, lui, lei, ecc.): avere, avere avuto.

b) Participio presente e passato – modo verbale molto vicino all’aggettivo e al sostantivo. Deve il suo nome al fatto che partecipa (in latino partem capit, cioè prende parte) a queste categorie: amado; amante.

c) Gerundio (o forma nominale del verbo) – modo verbale utilizzato per indicare un processo considerato nei confronti di un secondo avvenimento: preferisco non parlare mangiando nello stesso momento.

Nel prossimo post approfondiremo l’uso del tempo, della persona e del numero.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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