“Nulla due volte”, di Wislawa Szymborska

Ciao a tutti!

La poesia, come sappiamo, ha le sue proprie regole e i suoi ricchissimi mezzi espressivi, che possono essere impiegati per dare forma alle nostre emozioni e stati d’animo, ma anche per esprimere i nostri pensieri e riflessioni sulla vita. La poetessa polacca Wislawa Szymborska ha messo in pratica tutti questi fattori nello scrivere la bellissima poesia, che leggerete di seguito, chiamata Nulla due volte:

“Nulla due volte”

Nulla due volte accade
Né accadrà. Per tal ragione
Nasciamo senza esperienza,
moriamo senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi
Della scuola del pianeta
Di ripeter non è dato
Le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome
Qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.

Oggi che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, ora malvagia,
dài paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e in ciò sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.

Glossario:

1) senza assuefazione = senza essere abituati alla vita.
2) selciato = pavimentazione di una strada o di una piazza.
3) malvagia ora= tempo malvagio.

(Poesia tratta da Wislawa Szymborska, Opere, Milano Adelphi, 2008)

Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) è stata una poetessa e saggista polacca.

Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti è generalmente considerata la più importante poetessa polacca degli ultimi anni, nonché una delle poetesse più amate dal pubblico della poesia in tutto il mondo. In Polonia, i suoi volumi raggiungono cifre di vendita (500.000 copie vendute – come un bestseller) che rivaleggiano con quelle dei più notevoli autori di prosa, nonostante Szymborska abbia ironicamente osservato, nella poesia intitolata Ad alcuni piace la poesia (Niektorzy lubią poezje), che la poesia piace a non più di due persone su mille.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Alcune poesie d’autunno

poesie d'autunnoCiao, ragazzi!

L’autunno è appena arrivato in Europa. Ormai le foglie cominciano a cadere e tutto intorno si tinge di rosso, giallo e arancio. Ho scelto alcune poesie che parlano di questa bellissima stagione, spero che vi piacciano. Se ne conoscete altre, condividetele nei commenti.
Quale stagione dell’anno vi piace di più e perché?
Un caro saluto!
Claudia Lopes

Autunno
(Vincenzo Cardarelli)

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

In questa notte d’autunno
(Nazim Hikmet – poeta polacco)

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.

Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.

(traduzione di Joyce Lussu)

Autunno
(Marino Moretti)

Il cielo ride un suo riso turchino
benché senta l’inverno ormai vicino.
Il bosco scherza con le foglie gialle
benché l’inverno senta ormai alle spalle.
Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,
benché senta nell’onda il primo gelo.
é sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo
un fiore strano,un fiore a ombrello,un fungo.

Dopo la nebbia
(G. Ungaretti)

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle.
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore
del cielo

La terra si veste
(Antonio Russo)

La terra si veste
del giallo delle foglie
in autunno.
Il vento
raccoglie i sussurri
dei trepidi uccelli
e gioca
coi rami avvizziti
che additano il cielo.
Ho visto danzare
sul mare
tanti pezzetti di luna.

Soldati

(G. Ungaretti)

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

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Eugenio Montale e le sue poesie più celebri

eugenio-montale

Ciao a tutti!

Il nostro letterato di oggi si chiama Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), un poeta, scrittore, giornalista e traduttore italiano che fa parte dei cosiddetti “poeti ermetici”, nonché destinatario del premio Nobel per la lettura nel 1975.

Il termine “ermetico” deriva da Ermete Trismegisto (dal greco antico Ἑρμῆς ὁ Τρισμέγιστος, in latino Mercurius ter Maximus), un personaggio considerato leggendario, vissuto all’età preclassica e ritenuto l’autore del Corpus hermeticum (una collezione di scritti dell’antichità che rappresentò la fonte di ispirazione del pensiero ermetico e neoplatonico rinascimentale).

Nella poesia, l'aggettivo ermetico è usato per indicare un tipo di scrittura impenetrabile e di significato oscuro (v. Quasimodo), o la corrente poetica stessa (Montale è considerato un poeta ermetico).

Montale figura tra i massimi poeti del Novecento già dalla sua prima raccolta intitolata Ossi di seppia, pubblicata nel 1925 e ripubblicata nel 1928. Nelle sue poesie sfociano termini di una poetica del negativo, che svela il “male di vivere” attraverso la distruzione/corrosione dell’io lirico tradizionale e, soprattutto, dell’uso del linguaggio.  La sua poesia è strettamente legata alla “poetica delle piccole cose“, influenzata da Pascoli e Gozzano, entrambi scrittori molto cari all’autore. Le piccole cose sarebbero quegli elementi tipici di una realtà povera che possiamo ritrovare intorno a noi e in qualsiasi momento della nostra vita: gli oggetti, le immagini e le voci della natura diventano veri simboli per l’uomo, che li vede non più con gli occhi da bambino o immerso in un’atmosfera crepuscolare. L’atmosfera, nella poesia di Montale, diventa cupa, completamente priva di luce, senza speranza, come se la vita fosse una vera condanna esistenziale, incapace di offrire certezze o illusioni.

Nonostante Montale sia considerato un poeta ermetico, insieme a Quasimodo e Ungaretti (che vedremo nel prossimo post), le sue poesie sono cariche di colori vividi e di musicalità, quindi lasciatevi trasportare.

Ho scelto per voi alcune delle sue poesie più belle, perché ce ne sono davvero tante. Buona lettura!

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Spesso il male di vivere ho incontrato

Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Forse un mattino andando in un’aria di vetro 

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Ciò che di me sapeste

Ciò che di me sapeste
non fu che la scialbatura,
la tonaca che riveste
la nostra umana ventura.

Ed era forse oltre il telo
l’azzurro tranquillo;
vietava il limpido cielo
solo un sigillo.

0 vero c’era il falòtico
mutarsi della mia vita,
lo schiudersi d’un’ignita
zolla che mai vedrò.

Restò così questa scorza
la vera mia sostanza;
il fuoco che non si smorza
per me si chiamò: l’ignoranza.

Se un’ombra scorgete, non è
un’ombra – ma quella io sono.
Potessi spiccarla da me,
offrirvela in dono.

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.

Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.

Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d’una giovinetta palma…

So l’ora in cui la faccia più impassibile

So l’ora in cui la faccia più impassibile
è traversata da una cruda smorfia:
s’è svelata per poco una pena invisibile.
Ciò non vede la gente nell’affollato corso.

Voi, mie parole, tradite invano il morso
secreto, il vento che nel cuore soffia.
La piú vera ragione è di chi tace.
il canto che singhiozza è un canto di pace.

Condivido con voi il video in cui il proprio Montale recita la sua poesia “Forse in un mattino andando”, con sottotitolo in inglese.

Per approfondire lo studio letterario potete fare una piccola ricerca su Internet oppure comprare un buon libro di letteratura italiana.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Salvatore Quasimodo e le sue poesie più celebri

QUASIMODO

Ciao a tutti!

Il nostro poeta di oggi si chiama Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968) ed è considerato uno dei più grandi esponenti dell’ermetismo.

Il termine “ermetico” deriva da Ermete Trismegisto (dal greco antico Ἑρμῆς ὁ Τρισμέγιστος, in latino Mercurius ter Maximus), un personaggio considerato leggendario, vissuto all’età preclassica e ritenuto l’autore del Corpus hermeticum (una collezione di scritti dell’antichità che rappresentò la fonte di ispirazione del pensiero ermetico e neoplatonico rinascimentale).

Quasimodo contribuì alla traduzione di testi appartenenti all’età classica, in specie quelli lirici greci, ma anche delle opere teatrali di William Shakespeare e Molière; è stato anche vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1959.

L’epicentro della corrente letteraria denominata “Ermetismo” fiorì a Firenze, intorno al 1930, affermandosi soprattutto nel campo della poesia e della critica, e ha influenzato, in modo particolare, anche le opere narrative.

Prima di incominciare a leggere le poesie di Quasimodo, credo che sia importante capire le connotazioni del vocabolo ermetico che troviamo sui vocabolari:

Aggettivo

1 - che chiude perfettamente impedendo qualsiasi passaggio di fluidi: chiusura ermetica;

2 - impenetrabile, imperscrutabile; di significato oscuro: un linguaggio ermetico;

3 - relativo alla corrente poetica dell'ermetismo: poeta ermetico;

4- s.m. (f. -ca), poeta appartenente alla corrente dell'ermetismo: Quasimodo è un poeta ermetico;

5 - avv. ermeticamente 1. In modo ermetico, mediante chiusura e.: contenitore chiuso ermeticamente 2. fig. In modo incomprensibile: scrivere ermeticamente.

Quindi la poesia ermetica è caratterizzata da un linguaggio oscuro e di non immediata compressione, nel senso che non riusciamo capire il senso alla prima lettura.

Ho scelto per voi cinque poesie considerate tra le più celebri di Quasimodo. Buona lettura!

Ed è subito sera
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

Ora che sale il giorno
Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchi mura,
per restare solo a ricordarti.

Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre bette il piede dei cavalli!

Già la pioggia è con noi
Già la pioggia è con noi,
scuote l’aria silenziosa.
Le rondini sfiorano le acque spente
presso i laghetti lombardi,
volano come gabbiani sui piccoli pesci;
il fieno odora oltre i recinti degli orti.

Ancora un anno è bruciato,
senza un lamento, senza un grido
levato a vincere d’improvviso un giorno.

Fresche di fiumi in sonno
Ti trovo nei felici approdi,
della notte consorte,
ora dissepolta
quasi tepore d’una nuova gioia,
grazia amara del viver senza foce.

Vergini strade oscillano
fresche di fiumi in sonno:

E ancora sono il prodigo che ascolta
dal silenzio il suo nome
quando chiamano i morti.

Ed è morte
uno spazio nel cuore.

Imitazione della gioia
Dove gli alberi ancora
abbandonata più fanno la sera,
come indolente
è svanito l’ultimo tuo passo
che appare appena il fiore
sui tigli e insiste alla sua sorte.

Una ragione cerchi agli affetti,
provi il silenzio nella tua vita.

Altra ventura a me rivela
il tempo specchiato. Addolora
come la morte, bellezza ormai
in altri volti fulminea.
Perduto ho ogni cosa innocente,
anche in questa voce, superstite
a imitare la gioia.

Condivido con voi il video che registrato quando Salvatore Quasimodo vinse il PREMIO NOBEL della letteratura, nel 1959.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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