La posizione di molto, poco, troppo nella frase

Ciao a tutti!

Oggi parleremo di un punto grammaticale molto importante: la posizione dei vocaboli molto, poco e troppo nella frase quando fungono da aggettivi e da avverbi.

a) quando sono avverbi si trovano di solito accanto a un verbo, un aggettivo o a un altro avverbio, e sono SEMPRE invariabili:

  1. Ieri Anna era molto triste.
  2. Ormai stanno molto meglio.
  3. Mi ha detto poco gentilmente che me ne dovevo andare.
  4. I ragazzi hanno mangiato troppo alla festa.
  5. L’esame non è andato bene perché ho studiato poco.
  6. Francesco è ancora troppo debole per potersi alzare.

b) Quando invece fungono da aggettivi si trovano DI SOLITO davanti a un nome con il quale dovranno concordare:

  1. Ho molti amici all’università.
  2. Carlo mi ha detto troppe cose senza senso.
  3. Mancano pochi minuti alla partenza.
  4. Hai messo troppa roba qui dentro.
  5. Filippo ha avuto molte difficoltà negli ultimi mesi.
  6. Ho poca fiducia in te.
Adesso confrontiamo le due funzioni dei vocaboli molto, poco, troppo:

AVVERBIO

AGGETTIVO 

Il tuo aiuto mi è servito poco. Mi sono rimasti pochi soldi.
Mi resta poco da dire sull’argomento. A teatro c’erano pochi spettatori.
Lui mi ha aiutato molto. Ho molti libri.
 Pietro è molto giù di morale. È avanzato molto pane.
 Questa minestra è troppo calda!  Mi hai messo troppe patate.
 Cerca di non fare troppo tardi.  Il treno è in ritardo di troppe ore.

NOTA: naturalmente queste regole e considerazioni si applicano anche agli altri aggettivi e avverbi.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

 

 

Gli articoli e le parole che iniziano con K, H, J, W, X, Y

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post parleremo di un argomento che suscita non pochi dubbi negli studenti (italiani e stranieri). Confesso che anch’io, a volte, ho un po’ di difficoltà, perché l’uso degli articoli con le parole straniere che iniziano con K, H, J, W, X, Y dipende, soprattutto, da come le pronunciamo nella nostra lingua madre (nel mio caso il portoghese).

Una volta verificata la pronuncia, sapremo quale regola applicare! Le regole saranno esattamente quelle che abbiamo imparato – all’inizio dei nostri studi  – per le parole italiane. Quindi useremo:

A) il, un, i, dei con i nomi che iniziano per:
k perché si pronuncia come c: karate (pron.: caràte), il karate;
j, w, quando si pronunciano come consonanti: jolly (pron.: giolli), il jolly; jeans (pron.: gins), il jeans; wafer (pron.: vafer), un wafer; wurstel (pron.: vurstel), dei wurstel;

B) lo, uno, gli, degli con i nomi che iniziano per:
j, y, quando si pronunciano come i + vocale: juventino (pron.: iuventino), gli juventini; yogurt (pron.: iogurt),  uno yogurt;
x perché si comporta come z: xilofono (pron.: csilofono), lo xilofono;
ch perché si pronuncia come sc: choc (pron.: scioc), lo choc;

c) l’, un, gli, degli con i nomi che iniziano per h perché questa consonante non si pronuncia, quindi la parola inizia con una vocale:
hobby (pron.: obbi), l’hobby; hotel (pron.: otel), un hotel;

Per i suoni w e y, nonostante vengano pronunciati come vocali, è molto comune l’uso degli articoli il, un, i, dei: whisk – il whisk; week-endi week-end.

Anche per i nomi femminili dovremo applicare le stesse regole:
– la, una con i nomi che iniziano per j, x, y: la jeep (pron.: gip); una xerografia (pron.: scerografia); la yogurtiera (pron.: iogurtieria):
l’, un’ con i nomi che iniziano per h: l’hostess (pron.: ostess).

Domani vi proporrò alcuni esercizi sugli articoli e parole straniere. Studiate!

Claudia Valeria Lopes

Arrivederci e buono studio!

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

 

Alcune particolarità dell’articolo determinativo

Ciao a tutti!

Come ormai lo sapete, l’uso dell’articolo determinativo è molto vario, ed è legato soprattutto alle abitudini e al contesto comunicativo dei parlanti. Quindi ho creato una piccola tabella con alcuni casi in cui l’articolo determinativo non è adoperato e quando, invece, è adoperato. Fate molto attenzione!

Non si usa l’articolo determinativo Ma si usa l’articolo determinativo
Con i nomi propri di persona:

Ho incontrato Anna stasera.

Abbiamo scritto ad Anna.

In alcune forme regionali o familiari:

Ho visto la Claudia all’università.

La Carla è arrivata in ritardo.

Con i cognomi da soli:

Rossi è un mio amico.

Con i cognomi di donna:

La Loren è la mia attrice preferita.

Con i cognomi preceduti dal nome:

Antonio Rossi abita a Roma.

Con i cognomi riferiti a intere famiglie:

Sono venuti a trovarci i Rossi.

Con i cognomi di alcuni personaggi:

Picasso è stato un grande pittore.

Con i cognomi di alcuni personaggi famosi:

Il Caravaggio è nato a Milano, 29 settembre 1571.

Per indicare opere di artisti famosi:

Ecco il Picasso ammirato da tutti.

Con i nomi geografici di città e piccole isole:

Verona è la città di Romeo e Giulietta.

Capri è una bellissima isola.

Se accompagnato da aggettivi o complementi:

La bella Milano dei Visconti.

La grandiosa Roma di Cesare.

Con i nomi dei mesi:

Febbraio è il mese più freddo dell’anno.

Se accompagnato da aggettivi o complementi:

Il Febbraio scorso è stato un mese freddissimo.

 

Con i nomi di parentela accompagnati dall’aggettivo possessivo:

Questo è mio fratello.

Con le varianti affettive:

Questo è il mio fratellino; la mia mamma; il mio papà.

Claudia Valeria Lopes

Arrivederci e buono studio!

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

Gli avverbi di tempo in italiano

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post studieremo un argomento molto interessante e utile: gli avverbi di tempo, che indicano la circostanza o il periodo di svolgimento di una determinata azione, espressa da un verbo, un aggettivo o un altro avverbio.

Gli avverbi di tempo più usati nella lingua italiana sono: ora, adesso, ormai, prima, dopo, sempre, spesso, talora, ancora, tuttora, già, mai, presto, tardi, oggi, domani, stamani, recentemente, successivamente.

Adesso fate molta attenzione agli esempi! Ricordatevi, però, che questi avverbi hanno svariati valori a seconda del contesto in cui sono usati e che alcuni di loro sono anche sinonimi:

a) ora – ora è mezzogiorno; ora non posso portarti al cinema.

b) adesso – adesso dobbiamo uscire; sono arrivato adesso da Roma.

c) ormai – ormai non c’è più posto all’opera; arrivammo quando l’ufficio era ormai chiuso.

d) prima – prima ti togli il pensiero e meglio è; prima di te ci sono altre cinque persone.

e) dopo – ne riparleremo dopo; due isolati dopo c’è il cinema.

f) sempre – le cose vanno sempre meglio; sei sempre in ritardo.

g) spesso – mi telefona molto spesso; spesso i miei amici mi vengono a trovare.

h) talora – accadono talora cose del tutto impreviste; talora ho voglia di mangiare un gelato.

i) già – fa freddo già da parecchi giorni; Paolo è già andato via.

l) mai – quando mi vede, non mi saluta mai; non gli ho mai detto la verità.

m) presto – torno presto; si alza sempre molto presto.

n) tardi – meglio tardi che mai (prov.); non mi piace andare a letto tardi.

o) oggi – dov’è il giornale di oggi; Carlo è partito oggi.

p) domani – ho una visita medica domani mattina; domani arrivano i libri che ho ordinato.

q) stamani – le notizie di stamani mi hanno sconvolto la vita; “stamani era un fanciullo ed or son vecchio” (Petrarca).

r) recentemente – recentemente l’ho trovata per strada.

s) successivamente – il decreto di legge approvato dal Consiglio dei ministri deve successivamente essere approvato dal Parlamento.

Nell'uso letterario del passato si usava frequentemente l'avverbio mo (ora, tra poco), che fino a oggi figura nei dialetti centromeridionali e in Lombardia:

- E io: “Buon duca, non tegno riposto / a te mio cuor se non per dicer poco, / e tu m’hai non pur mo a ciò disposto (D. Alighieri, Inferno)

- E mo cosa facciamo?
- Mo vado a dormire!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Sull’avverbio di negazione “Non” – seconda parte

Ciao a tutti!

Come vi ho promesso, ecco la seconda e ultima parte riferente all’avverbio di negazione “non”. Se avete letto la prima parte, avrete già capito che il suo uso è molto diverso da “no” (che studieremo prossimamente), per cui sono sicura che non farete più confusione, quando avremo finito di studiarli.

L’avverbio di negazione “non” deriva dal latino nōn e viene adoperato nei seguenti casi:

1) Nelle frasi interrogative dirette e indirete alle quali dobbiamo dare una risposta affermativa, nonché nelle interrogative retoriche:

– Anna non sarebbe dovuta partire stasera?
– Sì, ma ha cambiato idea. Partirà domani.
Mi chiedo se non sarebbe stato meglio troncare questo rapporto già all’inizio.
Come avrei potuto non crederle? Lei è stata così convincente.
L'interrogazione retorica (o domanda retorica) è una figura retorica che non ha lo scopo di ottenere una risposta vera e propria, ma di stimolare la riflessione su un determinato argomento.

2) Nelle frasi comparative con il verbo al congiuntivo o al condizionale, serve a rafforzare il verbo (uso facoltativo):

Per fortuna, tutto si è risolto più rapidamente di quanto (non) credessi.
Francesca se la sta cavando meglio di quanto (non) avrebbe pensato.

Quando il verbo a cui si riferisce è retto da congiunzioni o locuzioni come finché, per poco, a meno che, salvo che, eccetto che, ecc.:

Ti aspetterò finché non vorrai;
Per poco non è successo un finimondo;
A meno che tu non voglia, io rimarrò sempre accanto a te.

3) Davanti a un aggettivo, a un nome o a un avverbio esprime il significato contrario:

Ho vissuto un’esperienza non facile (difficile).
Non sempre lo vedo (raramente).
Sono sicura che ti laureerai, ma non senza fatica (con notevole fatica).
Non pochi la vedono come te (molti).
Non sei del tutto equivocato (non completamente, solo in parte).

4) Come prefisso negativo, davanti a un nome, forma espressioni nominali – alcune delle quali si scrivono anche come un’unica parola:

Non ricordo.
Non fumatore.
Non metallo. 

Spero che il post vi sia piaciuto! Qualora avrete dei dubbi linguistici, non esitate a consultare un buon vocabolario. A presto con il post sull’avverbio di negazione “no”.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.

 

Sull’avverbio di negazione “Non” – prima parte

Ciao a tutti!

Oggi studieremo un po’ più da vicino alcuni aspetti dell’avverbio di negazione non, i cui usi sono molto diversi dal cugino no. Prima di tutto, vorrei dirvi che per scrivere quest’articolo ho consultato alcuni dei dizionari cartacei che ho a casa, nonché alcuni dizionari disponibili in rete. Quindi, vi consiglio di fare lo stesso ogni qualvolta avrete un dubbio linguistico.

Confesso, però, che ho imparato a usare non e no semplicemente parlando, leggendo, praticando; miglior modo di interiorizzare alcuni casi e strutture complessi della lingua italiana, e anche di altre lingue straniere.

L’avverbio di negazione non deriva dal latino nōn e viene adoperato nei seguenti casi:

1) davanti a un verbo, dandogli significato negativo e, di conseguenza, trasformando un’affermazione in una negazione, a volte anche insieme ad altre parole di significato negativo come nessuno, niente, nulla, alcuno, ecc:

– Carla non dorme di pomeriggio.
– Non ha detto una parola per tutta la serata.
– Non c’è (alcun) problema.
– Non c’era nessuno a casa.
– Non vedo nulla di male.
– Non abbiamo mai visto niente di simile.
Non è se non una bugiarda (non è altro che una bugiarda, è proprio una bugiarda).
– Non che io ci creda, ma…  (non intendo dire che ci credo, ma…)

Può essere anche rafforzato da affattoper nientemica:

– Non ti ho capito affatto.
– Non mi dispiace per niente.
– Non l’ho visto mica.

In espressioni familiari e volgari può essere rafforzato dalle espressioni un fico, un’acca, un cazzo, una sega, ecc.

Non m’importa un fico di te.
– Non ci capisco un’acca.
– Non c’entra un cazzo ciò che hai detto.
– Non m’importa una sega.

Espressione:

Non poter non... (non poter fare a meno di): 
 - Non posso non esprimere il mio dolore per quello che è successo.

2) Nelle contrapposizioni, anche con il verbo sottinteso:

– Carlo non è bello, ma simpatico.
– Tu, non lui, devi essere aiutata.
– Farò questo lavoro domani, non oggi.
– Lui è stato per me non un amico, ma un fratello.
– Che Anna venga o non venga, faremo la festa.

(ATTENZIONE: non si usa quando non è ripetuto il primo elemento: che Anna venga o no, faremo la festa. Studieremo questi casi, quando approfondiremo gli usi di “no“).

Per adesso credo che possa bastare! Oggi abbiamo imparato solo alcuni casi in cui adoperiamo l’avverbio di negazione “non” (ce ne sono altre), a breve pubblicherò la seconda parte.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Le varie facce dell’aggettivo “bello”

Ciao a tutti!

Ho sempre avuto l’impressione che per sapere se uno straniero ha imparato veramente bene la lingua italiana è necessario che riesca a declinare l’aggettivo “bello”, e lo sapete perché? L’aggettivo “bello” ha una declinazione molto speciale, e nonostante sia uno tra i più comuni della lingua italiana – adoperato facilmente da tutti gli italiani sin da piccoli – porta non pochi problemi agli studenti stranieri, soprattutto a quelli di lingua inglese.

Nell’inglese, come lo sapete, gli aggettivi rimangono tali e quali a prescindere dal genere e dal numero dei sostantivi:  beautiful boy – beautiful girl, beautiful boys – beautiful girls. 

Anna è una bell’adolescente

Nella lingua italiana, purtroppo, le cose si complicano un po’, considerando che l’aggettivo “bello” segue le stesse regole della declinazione degli articoli determinativi:

ARTICOLO

DETERMINATIVO

Maschile Femminile
Singolare il, lo (l’) – bel, bello, bell’ la (l’) – bella, bell’
Plurale i, gli – bei, begli (belli) le – belle

I casi del singolare 

a) Nel singolare maschile rimane immutato quando si trova davanti a una s impura (s seguita da consonante) oppure davanti a gnpnpsz: bello gnomo, bello pneumaticobello psicologo, bello xilofono, bello zaino.

b) Si tronca, al maschile, in bel davanti a ogni altra consonante o gruppo di consonanti: bel giorno, bel vestito, bel cd, bel ragazzo, ecc. 

c) Come succede agli articoli determinativi “la” e “lo“, davanti a parole che cominciano da vocale osserviamo il fenomeno dell’elisione della desinenza o (maschile) e a (femminile). In questo caso, sarà necessario l’apostrofo: bell’uomo, bell’abito, bell’amico, bell’anima, bell’isola, bell’amica.

L'elisione è la scomparsa della vocale finale di una parola di fronte all'iniziale vocalica della seguente, allo scopo di evitare lo iato: l'amico invece di lo amico.
Ho comprato dei begli occhiali

I casi del plurale  

Le forme del plurale sono bei, begli e belli.

a) Si usa belli quando l’aggettivo viene messo dopo il nome: uomini belli, quaderni belli.

b) Si usa begli quando viene messo prima del nome che comincia da vocale, s impura o da gn, pn, ps, x, z: begli esempi, begli uomini, begli studenti, ecc.

c) Si usa bei davanti ad altre consonanti: bei ragazzi, bei libri, bei giorni. 

d) Il plurale femminile è belle: belle donne, belle scarpe, belle giornate, belle zie. Possiamo anche dire “donne belle”, “scarpe belle”, ecc.

Adesso vediamo alcuni casi in cui questa declinazione speciale appare all’interno dello stesso sintagma nominale, preceduto dagli articoli partivi del, deidello, degli, della, delle:

Anna ha dei begli occhi.
Roma ha dei bei posti da visitare. 
Ho comprato delle belle camicie.
Ci sono dei begli zaini in quel negozio.

Spero che il post vi sia piaciuto! Capisco che non è un argomento del tutto facile, ma sono sicura che riuscirete a  declinare l’aggettivo bello senza grossi problemi e in poco tempo.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti! 

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Torino, Loescher Editore, 1994.
  3. Migliorini, Storia della lingua italiana. Milano, Bompiani, 1997.

Website:

  1. Dizionario etimologico online, etimo.it
  2. Treccani.it