Gli struffoli napoletani

struffoli napoletani

Il Natale è ormai alle porte! Le festività di fine anno rappresentano un periodo magico e speciale per stare insieme e, perché no … preparare dei meravigliosi dolcetti tipici della tradizione natalizia come gli struffoli napoletani.

L’etimologia del vocabolo “struffolo“, cioè la singola pallina che compone il dolce, è del tutto incerta, così come lo è la sua origine, come vedremo in seguito. Secondo gli storici, deriverebbe dal greco, precisamente dalla parola στρόγγυλος (stróngylos, pron. “strongoulos” o “stroggulos“), in poche parole “di forma tondeggiante”.

Sembra, però, che gli struffoli siano stati portati dai greci, ai tempi della Magna Grecia, e non inventati dai napoletani. La prova di questa teoria, secondo alcuni storici, è che nella cucina greca ancora oggi esiste una preparazione molto simile che si chiama  loukoumades (λουκουμάδες): frittelle dolci di derivazione turca.

loukoumades

Un’altra possibile ipotesi riguardo all’origine degli struffoli è che siano nati in Spagna. Infatti, esiste nella cucina andalusa un dolce molto simile chiamato piñonate, che hanno una forma più allungata rispetto al dolce napoletano. La parentela tra questi due dolci tradizionali potrebbe risalire al periodo di vicereame spagnolo a Napoli, che durò dal XIV al XIX secolo.

piñonate

Se volete cimentarvi in cucina a Natale, potete prepare questo meraviglioso dolce seguendo la ricetta proposta da Giallo Zafferano.
Buon lavoro!

Fateci sapere quali sono i dolci natalizi tipici che preparate nel vostro paese.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Gli spaghetti alla puttanesca e le loro origini incerte

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Ciao a tutti!

Avete mai sentito parlare degli spaghetti alla puttanesca? Li avete mai assaggiati? Il sugo alla puttanesca è conosciuto in tutto il mondo ed è preparato in modo molto semplice: polpa di pomodoro, capperi sotto sale, olive nere, prezzemolo, olio di oliva, peperoni rossi, sale, aglio, origano. Questo famosissimo piatto è conosciuto anche come “aulive e chiappariell”, cioè olive e capperi. Esiste anche una variante laziale che prevede l’aggiunta di acciughe sotto sale.

Le origini incerte di questo magnifico piatto risalgono agli inizi del XIX secolo, quando Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino (Afragola, 2 settembre 1787 – Napoli, 5 Marzo 1859), cuoco e letterato italiano, propose nel suo trattato Cucina teorico-pratica (pubblicato a Napoli, 1837) alcune ricette tipiche della cucina popolare napoletana, tra le quali una molto simile alla puttanesca chiamata “Vermicelli all’oglio con alici salate“:

Vermicelli all’oglio con alici salate

“Prendi once quattro di alice salse, le laverai e le spinerai, le tritulerai, dipoi le farai soffriggere in una casseruola grande, con once otto d’oglio il più perfetto, frattanto farai bollire l’acqua, e lesserai un rotolo e mezzo di vermicelli, quando son giunti alla giusta cottura facendoli conservare la loro prontezza, li sgocciolerai benissimo, e li rivolterai in quell’oglio con le alici salse ben consumate, li condirai con del sale, e del pepe, e togliendo la casseruola dalla fornella, la terrai al calorico del foco perché così li vermicelli si prosciugano, e rivoltandoli spesso verranno tutti sciolti, e così li porrai in zuppiera. ” (Cucina teorico-pratica, Napoli 1837)

Ecco gli ingredienti per preparare il sugo alla puttanesca!

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Nel 1931, la guida gastronomica d’Italia, editata dal T.C.I (Touring Club Italiano), la elencò tra le specialità tipiche della gastronomia della Campania, denominandola “Maccheroni alla marinara”, la cui ricetta è quella della moderna puttanesca.

Per quanto riguarda le origini etimologiche del termine “puttanesca”, tante sono le spiegazioni plausibili quali:

1 – Si dice che, all’inizio del XX secolo, il proprietario di una casa di appuntamento nei quartieri spagnoli rifocillava i propri ospiti con questo piatto, perché facile e veloce da preparare;

2 – Come riferimento agli indumenti intimi tipici delle ragazze di una certa casa a luci rosse che, per farsi notare dai clienti, indossavano probabilmente delle biancherie che richiamavano i colori degli ingredienti con cui viene preparato il sugo alla puttanesca: il verde del prezzemolo, il rosso dei pomodori, il viola scuro delle olive, il grigio-verde dei capperi, la tinta granata dei peperoncini.

3 – Secondo altri studiosi, l’origine del nome sarebbe da attribuire alle fantasie di una ragazza di vita chiamata Yvette la Francese, che rese omaggio alla professione più antica del mondo attraverso il nome di questo piatto.

Se volete prepare questa fantastica ricetta, visitate il sito Giallo Zafferano e buon appetito!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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I tortellini – un’eccellenza tutta italiana!

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Ciao ragazzi!

Oggi parleremo di una pasta alimentare tipica dell’Emilia-Romagna e zone limitrofe: il tortellino [diminutivo di tortello] -, usato solitamente al plurale, cioè tortellini.

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I tortellini sono piccoli fagottini all’uovo farciti, che hanno l’aspetto di un minuscolo cappello medievale, molto simile, per la forma, ai cappelletti ma diversi per quanto riguarda il ripieno. Per ottenere questa forma speciale, è necessario tagliare la pasta sfoglia (o sfogliata) molto sottile, in quadratini di circa 2,5 cm di lato, anche se, in altre regioni, essa possa essere tagliata in tondo.

Al centro dei quadratini dobbiamo mettere il ripieno fatto d’ingredienti vari secondo la località (carne, ricotta, prosciutto, bresaola ecc.), poi piegare la pasta a triangolo, arrotondandola in modo che le due estremità coincidano.

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Anche se possiamo trovare la pasta sfoglia in qualsiasi supermercato, ci sono ancora tante persone che preferiscono farla a casa, tirandola con il mattarello, dalla quale si possono ricavare anche le tagliatelle, i tagliolini, la lasagna, i ravioli, ecc.

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I tortellini vanno prevalentemente consumati in brodo, ma sovente vanno serviti anche asciutti (con il ragù, con il burro, con il pomodoro) o in pasticcio.

Ecco come prepare i tortellini bolognesi!

Buon appetito!

Claudia Valeria Lopes

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