Il mondo e le sue espressioni

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post studieremo alcune espressioni con il vocabolo mondo, che deriva dal latino latino ndu(m), forse dall’aggettivo mŭndus nel senso di ordinato; corrisponde al greco kósmos e ha tantissimi significati:

a) globo terrestre;
b) la Terra in quanto teatro delle vicende umane e quindi simbolo della vita stessa;
c) l’universo e tutto ciò che lo costituisce;
d) tutti gli uomini, tutta la gente; l’umanità
e) complesso di persone che appartengono a una stessa civiltà;
f) il complesso di sentimenti, idee, principi, consuetudini che costituiscono la vita spirituale e affettiva di una persona;
g) il vivere in società.

Nelle espressioni idiomatiche troviamo il vocabolo mondo un po’ dappertutto:

1) cascasse il mondo
• A qualsiasi costo, qualsiasi cosa accada, usato per ribadire la ferma determinazione a fare qualcosa, a mantenere una decisione, un progetto o simili.
Ex.: “Ti garantiscono che, cascasse il mondo, loro ci saranno ad aiutarti, e infatti lo faranno solo e unicamente nel remotissimo caso in cui il mondo cascasse per davvero.” (In un mondo di imbecilli, di Fabrizio Jauch)

2) come è piccolo il mondo!
• Esclamazione usata quando ci si imbatte casualmente in una persona conosciuta in circostanze completamente diverse, moltissimo tempo prima o in un luogo lontano.
Ex.: “Quando c’incontrammo a quella mostra, mi salutò con queste parole: “Ma guarda come è piccolo il mondo! Anche tu qui, vecchio cialtrone!” (La prossima vita, di Vittoriano Borrelli)

3) da che mondo è mondo
• Letterale: da sempre. Usato per sottolineare che una cosa è assolutamente normale, oppure codificata dall’uso, o ancora data per scontata in quanto reale o naturale.
Ex.:Da che mondo è mondo l’uomo ha idealizzato e rincorso la salute e il benessere fisico, mentale e spirituale, cercando di sottrarsi alle offese, alle ferite, alle intemperie, alla fame, alle carestie, alle malattie, agli insulti del tempo.” (Storia dell’igienismo naturale: da Pitagora alle Scie Chimiche, di Valdo Vaccaro)

4) mezzo mondo
• Grande numero di persone in generale. Usato per ribadire il concetto di moltitudine in locuzioni come “conoscere mezzo mondo”, “chiedere a mezzo mondo”, “esserci mezzo mondo” e così via.
Ex.: “È proprio quello che vorrebbero in tanti: che sparisse, sbiadita dal trascorrere del tempo, e che la gente continuasse ad attraversare mezzo mondo per venire qui, senza sapere a chi appartengono le reliquie davanti alle quali si inginocchia.” (La cattedrale ai confini del mondo, di Paloma Sánchez-Garnica)

Altro significato: Grande estensione di spazio. Usato per ribadire il concetto di vastità in locuzioni come “girare mezzo mondo”, “cercare per mezzo mondo” e così via.

5) divertirsi un mondo
• Divertirsi moltissimo, come si ci si trovasse nella situazione più divertente del mondo intero.
Varianti: godersela un mondo; spassarsela un mondo; godere un mondo.
Ex.: “Si è divertito un mondo, si è messo spesso nei guai e ha fatto un sacco di cazzate.” (viaggio di solo andata, di Di Emis Killa)

Espressioni idiomatiche tratte dal Dizionario dei modi di dire della lingua italiana, di B.M. Quartu.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

Alcune espressioni con i vocaboli “cotto” e “crudo”

Ciao a tutti!

Oggi studieremo insieme l’uso del vocabolo cotto in alcune espressioni e modi di dire.

a) essere cotto – essere preso da un amore appassionato e in genere poco duraturo.

Es.: Carlo è innamorato cotto di Francesca.

Variante: innamorato fradicio (molto innamorato)

tedesco verknallt seintotal verliebt sein inglese be head over heels in love spagnolo estar totalmente enamorado francese être fou d'amour olandese smoorverliefd zijn portoghese estar louco de amor, estar perdidamente apaixonado. 

b) farne di cotte e di crude – avere una vita movimentata, piena di avventure e imprese diverse, e non sempre onorevoli. Anche commettere molte azioni riprovevoli o poco oneste.

es.: Giuliano ne ha fatte di cotte e di crude nella sua vita. 

Varianti: venderne di cotte e di crude; passarne di cotte e di crude; dirne di cotte e di crude.

c) non essere né cotto e né crudo – non poter essere definito con chiarezza; mancare di caratteristiche precise o definite; essere insignificante o senza personalità. Vale per cose e persone.

L’idea è quella di un’interruzione della cottura pressappoco a metà.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi  piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

Alcune espressioni con i vocaboli “aglio/aglietto”

Ciao ragazzi! Come va?

Nel nostro post di oggi, studieremo alcune espressioni con i vocaboli “aglio/aglietto”. L’aglio, come si sa, è una pianta originaria dell’Asia Centrale, ampiamente utilizzata in cucina e nella medicina, soprattutto in quella naturale e omeopatica. In senso figurato, figura nei modi dire sotto elencanti:

a) consolarsi con l’aglietto – Rassegnarsi a una perdita, un fallimento, un investimento sbagliato, considerandosi già fortunati che non sia andata anche peggio:

Es.: Alla fine di tutto Anna si è dovuta consolare con l’agliettoSarebbe potuta andare molto peggio.

b) mangiare l’aglio – Essere costretti ad accettare una situazione sgradevole, come chi fosse obbligato a mangiare dell’aglio suo malgrado:

Es.: Stamattina sono arrivata al lavoro in ritardo e il mio capo me ne ha dette di tutte i colori. Ho dovuto mangiare l’aglio senza dire nulla.

c) ti saprà d’aglio – esclamazione che si dice a chi si è indebitamente appropriato di qualcosa a danno di altri, augurandogli che l’azioni si ritorca contro di lui:

Es.: Che ti sappia d’aglio!

d) Un mazzo d’agli – cosa di scarso valore; cosa poco gradita. Viene usato di solito per definire una ricompensa, un guadagno o un risultato che si rivela deludente:
Es.:
Cosa ti ha regalato tuo marito nel giorno di San Valentino?
– Un mazzo d’agli!
– Cosa?
– Non ci crederai … un grembiule per cucinare!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Alcuni modi di dire ed espressioni con il vocabolo “mano”

Ciao, ragazzi!

Il vocabolo mano (lat. nu) è usato nella lingua italiana per formare tantissimi modi di dire ed espressioni molto popolari. Vi piacerebbe conoscerne alcuni/e?

vocabolo-mano

Adesso cerchiamo di capire quali sono i possibili significati che potete trovare facilmente sui vostri dizionari:

1) estremità dell’arto superiore formata dal polso, dalla palma, dal dorso e dalle cinque dita; ha funzione di organo prensile e tattile – mano destra, mano sinistra, ecc.

2) stile, impronta caratteristica di una persona – in questo arredamento si vede la mano di un architetto. 

3) strato di colore, di vernice o di altra sostanza che si stende su una superficie – secondo me, dovresti dare un seconda mano di banco alle pareti.

4) nei giochi di carte, giro di distribuzione e di gioco; anche, la situazione di chi gioca per primo – una partita giocata a tre mani la mano tocca a me, sono di mano, cioè tocca a me giocare per primo.

5) ognuno dei lati corrispondenti alle due mani; anche, ognuna delle due direzioni in cui si muove il traffico di veicoli e di persone in una strada – cerca di tenere la mano destra, fra poco dovremo girare.

Ragazzi, usare un dizionario è molto importante per avere informazioni sul significato di un vocabolo, la sua corretta ortografia, la pronuncia, le caratteristiche grammaticali e, soprattutto, per arricchire il proprio lessico!

Espressioni e modi di dire

A) a piene mani

In grande quantità, come riempiendosi completamente le mani di qualcosa – la signora Rossi ha donato soldi a piena mani all’orfanotrofio del suo paese.

B) a portata di mano

Facilmente raggiungibile, tanto vicino che sarebbe sufficiente allungare una mano per arrivarci. Vale per cose, persone e situazioni – le medicine dei bambini devono essere sempre a portata di mano; Francesco è una persona molto a portata di mano.

c) avere le mani bucate

Spendere molto, scialacquare denaro generalmente in spese inutili o esagerate, come se si avessero le mani piene di buchi che pertanto non riescono a trattenere il denaro – Roberto ha le mani bucate, spende parecchi soldi con cose inutili.

avere-le-mani-bucate

d) si possono dare la mano

Si dice di persone molto simili – Claudio e Anna si possono dare la mano, sono uguali! 

f) giù le mani!, le mani a casa!, le mani a posto!

Intimazione rivolta a chi alza le mani per picchiare, a chi tocca o prende qualcosa che non deve o a chi palpa con intento erotico.

g) sfuggire di mano

Detto di situazione di cui si perde il controllo – la situazione mi è completamente sfuggita di mano, non so più cosa devo fare.

h) di prima mano

Nuovo, mai usato prima né da altri. Di una notizia, recentissima, inedita, che proviene direttamente dalla fonte – Ho saputo la notizia di prima mano.

i) calcare la mano

Esagerare in rigore e severità, soprattutto se riferito a una punizione, un’accusa e simili – sul rapporto l’arbitro ha calcato la mano!

Ne conoscete altri/e?

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

Alcune espressioni e locuzioni con il vocabolo “faccia”

faccia-face

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, parleremo del vocabolo faccia, che deriva dal latino volgare *facĭa(m), “forma esteriore, aspetto”, ma anche di alcune locuzioni ed espressioni in cui esso viene usato.

La faccia è la parte anteriore della testa umana, dalla fronte al mento, che chiamiamo anche viso o volto. Le persone possono avere una faccia ossuta, pallida, abbronzata, ecc. Quando troviamo qualcuno per la strada, che crediamo di aver visto prima, diciamo subito che “lui/lei ha una faccia conosciuta“; oppure quando facciamo dei cambiamenti a casa o compriamo nuovi mobili, siamo soliti dire che “la casa ha cambiato faccia“.

Le espressioni del viso

le-espressioni-del-viso

Adesso vediamo alcune espressioni e locuzioni con il vocabolo “faccia”

a) Alla faccia di – a dispetto di:

Alla faccia della dieta! Oggi mi mangerò un bel dolcetto.

b) Avere una faccia da funerale – avere un’espressione triste:

Cosa hai oggi? Hai una faccia da funerale.

c) Avere una faccia da schiaffi – avere un’espressione irritante:

Carlo ha proprio una faccia da schiaffi, mi dà fastidio solo a vederlo.

d) Faccia di bronzo (o culo) – persona sfacciata o spudorata:

Avete visto che faccia di bronzo (di culo) ha Anna? Come ha potuto vestirsi in questo modo?

e) Perdere la faccia – perdere la reputazione, squalificarsi.

Avete letto i giornali oggi? Quel politico ha perso la faccia dopo tutto quello che ha combinato.

f) Avere la faccia scura – avere un’espressione risentita e preoccupata:

Perché hai la faccia scura oggi?
– Domani devo dare l’esame di matematica e ne sono preoccupata.

g) Sbattere (gettare) in faccia – rinfacciare qualcosa a qualcuno:

Mi ha sbattuto in faccia tutto quello che ha fatto per me; ne sono davvero delusa.

h) Faccia tosta – persona sfrontata, senza vergogna:

Ma che faccia tosta che hai! Come puoi venire qui a chiedermi un favore del genere?

i) Un faccia a faccia – un confronto diretto tra i protagonisti:

Stasera andrà in onda un faccia a faccia tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti.

l) Dire in faccia – dire apertamente ad una persona cosa si pensa di lei:

Gli ho detto in faccia tutto quello che pensavo sul suo conto. 

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti.

Espressioni idiomatiche con il vocabolo “labbra”

labbra

Ciao, ragazzi!

Oggi imparerete alcune espressioni idiomatiche con il vocabolo “labbra”. Gli esempi sottostanti sono stati tratti da libri in lingua italiana (oppure tradotti), cosicché possiate capire in quali situazioni e contesti certe espressioni vengono adoperate:

 1) A fior di labbra

Dire qualcosa in modo vago, appena accennato, che si vede o si sente appena. Riferito a un sorriso, a parole mormorate e simili:

Es.: “Maigret entrò nel gioco parlando anche lui a fior di labbra, in tono leggero, come se dicesse cose senza importanza.”

(dal libro Il mio amico Maigret, di Georges Simenon)

2) Arricciare le labbra

Manifestare disapprovazione, dubbio, disgusto o simili:

Es.: “Dei rumori conosciuti gli fecero arricciare le labbra in un debole sorriso e continuò a camminare finché raggiunse il salotto e la cucina, dove Aaron era affaccendato.”

(dal libro Jerry è meglio, di Erin E. Keller)

3) Leccarsi le labbra

Figurativo: apprezzare molto qualcosa di gustoso, in genere una vivanda e simili, oppure pregustarla con grande piacere; anche figurato:

Es.: “Si è riempito la gola, si è leccato le labbra, ha pulito i suoi denti, brillanti i suoi occhi. Si è preso il dovuto, soddisfatto di sé.”

(dal libro Polveri sui lari, di Carla Magnati)

4) Pendere dalle labbra di qualcuno

Ascoltare una persona che parla con grande attenzione e interesse:

Es.: “«Sì, ho sentito.» «Sul serio? Ti credevo troppo preso a pendere dalle labbra di Karina per ascoltare quello che mi ha detto John» ribatté lei aspra. «Io pendere dalle labbra di Karina?» ripeté Rick, sorpreso e divertito. «Lucy, non sarai gelosa? ”

(dal libro Il tropico del cuore, di Kathryn Ross)

Arrivederci e buono studio!
Claudia V. Lopes
Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Alcune espressioni e locuzioni con il vocabolo “musica”

violino

Ciao ragazzi!

Nel nostro post di oggi, parleremo del vocabolo “musica” – che deriva dal latino musĭca(m) ărte(m) e dal greco mousikḗ(téchnē), cioè “arte delle muse” -, ma anche di alcune locuzioni ed espressioni in cui esso viene usato.

Il professionista che si dedica alla musica viene chiamato “musicista“, quindi deve “studiare la musica” per imparare a combinare insieme i suoni, secondo determinate regole, leggi e convenzioni. Alcuni diventeranno maestri o professori di musica e saranno in grado di “musicare” o “mettere in musica” un testo poetico (le parole di una canzone) destinato a essere cantato. La persona che compone un testo poetico che sarà musicato si chiama “paroliere“, il quale può lavorare in copia con un “compositore“, che compone, appunto, la melodia per le canzoni.

compositore

(crediti immagini – Il corriere musicale)

Il vocabolo “musica” può anche denominare ogni opera composta per mezzo di suoni, ma anche lo stile, la produzione musicale di un’epoca, un paese, un autore. Quindi quali sono le locuzioni ed espressioni in cui lo possiamo usare? Vediamone alcune:

ascoltare la musica

  • ascoltare (la) musica
  • musica lenta, veloce, allegra
  • un pezzo musicale
  • musica per pianoforte, per organo, per archi
  • musica antica, medievale, barocca, romantica, moderna
  • musica popolare
  • musica africana, orientale
  • musica vocale, strumentalesinfonia
  • musica da camera, sinfonica, lirica
  • musica da concerto, da scena.

Dall’altra parte, il vocabolo “musica” può anche essere usato in senso figurato e letterario per far riferimento, per esempio, alla musica del mare, del vento. Lo troviamo anche tra le tante espressioni italiane per indicare una cosa monotona, noiosa, che si protrae troppo a lungo:

– Che ne dici, compriamo una macchina nuova?
È sempre la solita musica! Ma credi veramente che ne abbiamo bisogno?
– Va bene, cambierò musica! Come non detto…

Arrivederci e buona musica a tutti!

Claudia Valeria Lopes

Se vi è piaciuto il post, fatecelo sapere nei commenti!

Buon pesce d’aprile a tutti!

pesce-aprile

Ciao a tutti!

Oggi in Italia, ma anche in tante altre nazioni, è il giorno in cui si fanno degli scherzi e si danno notizie false, cioè in cui si prendono in giro le persone con delle storie, a volte, all’insegna dell’incredibile. Magari ci dimentichiamo di quale giorno si tratti, il fatto è che tutti noi ci siamo cascati almeno una volta nella vita! Sì, stiamo parlando del famoso Pesce d’aprile, le cui origini non sono affatto note. Infatti, sono state proposte diverse storie, di cui una – la più accreditata – collocherebbe la nascita di questa famosa tradizione nella Francia del secolo XVI.

Prima che il calendario Gregoriano fosse adottato come quello ufficiale, nel 1528, si festeggiava il capodanno in Europa tra il 25 marzo e il 1o aprile, occasione in cui la gente si scambiava pacchi dono. Con la riforma di papa Gregorio XII, la data della festività fu spostata al primo gennaio. Da questo piccolo spostamento, sembra che sia nata la tradizione di dare dei pacchi regalo completamente vuoti e strani  in corrispondenza, appunto, del 1aprile. Al di là delle varie spiegazioni riguardo alle origini di questo giorno scherzoso, sembra che quest’usanza, diffusa non solo in Europa ma anche in America, si ricolleghi agli antichi riti propiziatori del mondo contadino e agricolo, influenzati dal cambio delle stagioni.

Impariamo alcune espressioni e modi di dire con il vocabolo “pesce”:

come un pesce fuor d’acquaIn discoteca mi sento un pesce fuor d’acqua.

espressivo come un pesceAnna ha lo sguardo espressivo come un pesce, cioè spento.

fare il pesce in barileCarlo fa finta di non vedere e non sentire nulla, in poche parole, fa il pesce in barile.

pesce grossoLui è una persona influente? Certo, è un pesce grosso, ha molta autorità!

pesce piccoloChe cosa significa esattamente l’espressione “pesce piccolo”? Nel linguaggio della malavita, indica il piccolo delinquente che opera per conto di altri…

Trattare a pesci in facciaCarlo ti ha trattato male? Malissimo, anzi, a pesci in faccia!

Arrivederci e buon pesce d’aprile!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Che cosa hai capito? Non ho capito un cavolo!

cavolo

(immagine – Claudia Lopes)

Ciao a tutti!

Il post di oggi tratta di alcuni elementi ed espressioni che servono a intensificare il nostro grado d’intendimento rispetto a quello che ci è stato detto o riferito. Naturalmente tutti gli studenti di lingua italiana sanno il significato del verbo capire e la sua rispettiva traduzione nelle loro lingue materne (nel mio caso, il portoghese). Tuttavia spesso vogliamo dare enfasi o intensità nel dire che non abbiamo capito una determinata cosa (in portoghese: não entendi … nada/patavina!). Allora come lo direste in italiano?  Ho scelto per voi alcune espressioni molto usate in Italia (che ho tradotto in portoghese), cosicché possiate, d’ora in poi, arricchire il vostro vocabolario e dare più colori ai vostri sentimenti. Se ne conoscete altre, lasciatele nei commenti!

Possiamo anche dire:

Non ho capito una parola di quello che hai detto. Não entendi uma palavra do que você disse/não entendi patavinas!
Non ho capito molto bene. Não entendi muito bem.
Non ho capito un cavolo. Não entendi droga (merda, porra)nenhuma.
Non ho capito un cappero.

Naturalmente ogni singolo vocabolo ha un significato diverso al di fuori di questo contesto:

mazza – (s.f.) grosso bastone, randello (pt. cabo, bastão); (gerg.) pene, anche nel senso figurato per indicare nulla, niente in espressioni del tipo: non capisco una mazza.

acca – (s.f.) nome della lettera alfabetica h (pt. agá); (fig.) niente, poiché la lettera h non rappresenta alcun suono;

cacchio – (s.m) germoglio infruttifero di un albero coltivato, specialmente della vite, che viene solitamente eliminato per favorire la fruttificazione; (fam.) termine usato per non dire cazzo;

accidente – (s.m.) ciò che accade, combinazione, caso (pt. acidente); (fam.) adoperata in varie locuzioni sviluppa valori espressivi, rafforzativi o spregiativi: corre come un accidente; non capire un accidente;

cavolo – (s.m) ortaggio tondeggiante con foglie grandi, coltivato per uso alimentare (pt. couve-flor, brólocis, etc.); (fam.) utilizzato per dire cazzo: non capisco dove cavolo ho messo quel libro; anche in senso rafforzativo spregiativo in espressioni negative: non mi interessa un cavolo di quello che hai appena detto;

cappero – (s.m) bocciolo che si conserva in salamoia, sotto sale ecc. e si usa per condimento (pt. alcaparras); la pianta che produce questo fiore, sempreverde con foglie tonde e carnose.

Tuttavia esistono altri modi di esprimere lo stesso sentimento con forme … diciamo … più volgari, ma che sono ampiamente usate dagli italiani a prescindere dal loro livello sociale. Il vocabolo più usato è …cazzo…, la cui denotazione primaria è membro virilepene, ma che nella bocca della gente prende le più diverse sfumature. Nella lingua portoghese può essere tradotto come merdaporracaralho, bosta, ecc. e il meno volgare droga. In senso figurato cazzo comparisce frequentemente:

tanti-tipi-di-cavolo

– in molte locuzioni con il significato di cosa di nessuna importanza o di niente:

Non ha voluto capire un cazzo! Não quis entender merda/porra/droga nenhuma!
Non voglio sapere un cazzo di te! Não quero saber merda/porra/droga nenhuma de você/de ti!
Non m’importa un cazzo delle sue chiacchiere! Não quero saber merda/porra/droga nenhuma das fofocas dela!
Io per lui non conto un cazzo! Não valho merda/porra/droga nenhuma para ele!
Oggi non ho combinato un cazzo! Hoje não fiz merda/porra/droga nenhuma!

– per rafforzare le domande:

Ma che cazzo dici? Mas que merda/porra/droga você está dizendo/tu estás a dizer?
Ragazzi, che cazzo fate? Meninos, que merda/porra/droga vocês estão fazendo/estão a fazer?
Dove cazzo vai? Aonde você vai/tu vais?????

– in espressioni ironicamente affermative, sostituisce o rafforza la negazione:

Col cazzo che ci torno! Não volto lá merda/porra/droga nenhuma!
Manco per il cazzo salgo sulla montagna russa! Nem que me paguem subo na montanha russa!

– per sottolineare che si tratta di cosa o affermazione scontata o banale:

Grazie al cazzo ce l’ho fatta!  Graças ao caralho consegui!
Testa di cazzo. (persona sciocca, stupida) Cabeça de merda/de parafuso.

– per esprimere in modo rafforzativo una certa mancanza di valore, interesse, in espressioni del tipo:

Un libro/filme/spettacolo del cazzo. Um livro/filme/espetáculo de merda.
Il politico ha fatto un discorso del cazzo. O político fez um discurso de merda.
Perché hai fatto tutto a cazzo? Por que você fez/tu fizeste tudo de qualquer jeito?

– in espressioni di meraviglia, impazienza, rabbia, ira, disappunto. Per eufemismo sostituisce spesso cavolo, caspita, capperi e sim:

Cavolo! Merda, porra, caralho, bosta, caraca!
Caspita!
Capperi!

Claudia V. Lopes

Arrivederci e buono studio!

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti e con il “mi piace”. 

Algumas expressões idiomáticas com os vocábulos “aglio” e “aglietto”

Ciao ragazzi! Come va?

No nosso post de hoje falaremos dos vocábulos italianos “aglio” e “aglietto” e de algumas expressões idiomáticas em que são usados, tentando achar, se possível, uma tradução/solução na língua portuguesa. Gostaria de lembrá-los que o estudo de uma língua vai muito além das regras gramaticais com as quais todos os estudantes se deparam em qualquer curso de idiomas e, principalmente, na universidade.

aglio

O alho (aglio), como sabemos, é uma planta originária da Ásia Central. Nas suas diferentes variedades, é amplamente usado na culinária e na medicina. Entretanto, em senso figurado, faz parte de algumas expressões idiomáticas, como veremos a seguir:

a – Consolarsi con l’aglietto – resignar-se a uma perda, um fracasso, um investimento equivocado, considerando-se já com sorte por não ter sido pior. No passado, as colheitas eram muito mais expostas a riscos em relação aos tempos atuais, com muita frequência se perdia tudo. Os agricultores que sustentavam a família, com os lucros do que haviam plantado, podiam considerar-se felizardos por terem conseguido salvar pelo menos o alho! Não sei se concordam, mas me lembrei de uma expressão que minha mãe usava com muita frequência que dizia “vão-se os anéis e ficam-se os dedos“. De qualquer forma, creio que a tradução com o verbo pronominal resignar-se seja uma boa solução, concluindo com “vão-se os anéis e ficam-se os dedos”. O que acham?

Alla fine di tutto Anna si è dovuta consolare con l’aglietto, sarebbe potuta andare molto peggio. No fim de tudo, Ana teve que se resignar, poderia ter sido muito pior. Vão se os anéis e ficam-se os dedos!

 garlic-600x357

b – Mangiare l’aglio – ser obrigado a aceitar uma situação desagradável, como se tivesse que comer um alho. Creio que podemos traduzir como “ser obrigado a engolir sapos/o sapo“.

Stamattina sono arrivata al lavoro in ritardo e il mio capo me ne ha dette di tutte i colori. Ho dovuto mangiare l’aglio senza dire nulla. Hoje de manhã, cheguei atrasada ao trabalho e meu chefe soltou os cachorros em cima de mim. Tive que engolir o sapo sem dizer nada.

c- Ti saprà d’aglio –  exclamação que se diz (ou praga que se roga) a quem se apropriou indevidamente de alguma coisa em detrimento de outras pessoas, desejando que a ação lhe saia pela culatra, ou seja, “che ti sappia d’aglio!“. Duas soluções em português seriam: “você vai se arrepender disso” e “tomara que você se dane!”.

d – Un mazzo d’agli – algo de pouco valor, não agradável. Normalmente é usado para definir uma recompensa, um presente, um ganho ou um resultado que se demonstrou decepcionante. Pensei na expressão “presente de grego“, que nos dá, mais ou menos, a mesma ideia.

– Cosa ti ha regalato tuo marito nel giorno di San Valentino?

Un mazzo d’agli!

– Cosa?

– Non ci crederai … un grembiule per cucinare!

– O que o seu marido lhe deu de presente no dia dos namorados?

Um presente de grego!

– O quê?

– Você não vai acreditar…um avental para cozinha!

Por hoje é tudo, espero que tenham gostado do post. Se tiverem sugestões com respeito à tradução das expressões, deixem nos comentários.

Arrivederci e buono studio!