Lunedì dell’Angelo (Pasquetta)

Oggi in Italia, ma anche in tanti altri paesi del mondo, si festeggia il Lunedì dell’Angelo, detto anche lunedì di Pasqua, lunedì dell’Ottava di Pasqua (secondo il calendario liturgico) o popolarmente Pasquetta, che è il giorno dopo la Pasqua.

Il Lunedì dell’Angelo è una giornata speciale per gli italiani che (bel tempo permettendo) non rinunciano alle famose scampagnate, allungando così le feste pasquali. Non è considerata dalla Chiesa una festa di precetto, in cui i fedeli sono tenuti a partecipare alla Messa o astenersi dai lavori che li impediscono di rendere culto a Dio, ma un giorno da trascorrere a casa o all’aperto assieme alla famiglia e agli amici.

Quindi oltre ad essere una giornata di riposo, il Lunedì dell’Angelo ha un significato strettamente religioso legato alla storia del Cristianesimo e alla risurrezione di Cristo. Infatti, fin dal dopo guerra è considerato un giorno festivo come lo è il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano. Ma di quale angelo stiamo parlando? Leggiamo questo brano tratto dal Vangelo di Marco (16, 1-8-a):

angelo

(crediti immagine – Wikipedia)

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore.

Chiaramente la tradizione popolare ha cambiato un po’ i fatti narrati anche negli altri Vangeli, poiché Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salomè andarono al sepolcro dove giaceva il corpo di Gesù e trovarono l’angelo non di lunedì, ma di domenica, cioè il terzo giorno, il giorno della resurrezione.

Paesi nel mondo che festeggiano il Lunedì dell’Angelo.

paesi che festeggiano la pasquetta

(crediti immagine – Wikipedia)

Claudia V. Lopes

Arrivederci e buona Pasquetta a tutti!

Felice Festa della Donna!

Ciao a tutti/tutte!

Oggi è l’8 marzo, la giornata internazionale dedicata alle donne! Questa giornata serve a farci ricordare tutte le conquiste sociali, politiche ed economiche raggiunte dalle donne nel corso degli anni, ma anche a sconfiggere le violenze di cui tante sono ancora oggetto e vittime in tutte le parti del mondo,

Quindi auguro, con tutto il mio cuore, una “Buona Festa della Donna” a tutte le donne stupende di questa pagina e del mondo.
Vi/ci dedico questa bellissima poesia chiamata “Sorridi donna”, di Alda Merini:

Sorridi donna

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma,
un battito d’ali,
un raggio di sole per tutti.

Vi abbraccio forte ovunque voi siate!
Claudia Lopes

Curiosità linguistiche – Valle d’Aosta

Ciao a tutti!

La Valle d’Aosta, come lo sapete, è la regione più piccola d’Italia (3.262 Kmq), confina con la Svizzera a Nord, con la Francia a Ovest e con il Piemonte a Sud ed Est.

Questa piccolissima regione possiede una sua particolare identità linguistica: la maggior parte degli abitanti è bilingue, ossia, oltre all’italiano parlano anche il patois (pronuncia /pa’twa/), una lingua (più specificamente un dialetto) che deriva dal franco-provenzale, considerata non regolare dai linguistici, poiché caratterizzata da una forte frammentazione dialettale.

Il patois è una lingua molto vicina al francese. Quest’ultima viene addirittura insegnata alle scuole e usata, insieme all’italiano, nei documenti ufficiali.

Ecco una poesia in patois (con sotto la traduzione in italiano) scritta dal famoso poeta, scrittore e linguista valdostano Jean Baptiste Cerlogne:

Un bà dzor de jeuillet, lo dzor de la Revenna,
De Veulla dze m’en parto a l’arba di matin,
In porten aprë mè: salan, pan blan, fontenna,
E tsecca de ci cllier que se feit din la tenna,
Pe me bletti lo pot lon de mon tsemin.
A Saint-Pierre dzi prei lo tsemin que meinàve
Su di coutë de Vertozan.
Dzà pe Saint-Nicolà lo mondo s’apprestàve
Come cen se feit tseut le-s-an.
I.é, qui d’un coutë crie et qui de l’âtro braille
Hoé! hoé, parten-nà, le-s-ami?
Di vatse se vat fére euna groussa bataille;
Maque degadzen-nò, l’est l’aoura de parti.

(Un bel giorno di luglio, il giorno della Revenna
partii da Aosta all’alba del mattino,
Portando sale, pan bianco e fontina,
Ed un bel po’ di quel succo che si fa nella tinozza,
Per bagnar mille labbra durante il cammino.
A Saint-Pierre, presi il sentiero che conduceva
Lassù nei pressi di Vertosan.
Già a Saint-Nicolas la gente si prepara
Come si fa tutti gli anni.
E là, gli uni si chiamano, gli altri gridano:
Hoé! hoe! partiamo, amici?
Sta per svolgersi una grande battaglia di vacche:
sbrighiamoci, dunque, é l’ora di partire).

Jean-Baptiste Cerlogne (Cerlogne, 6 marzo 1826 – Saint-Nicolas, 7 ottobre 1910) è stato un poeta, presbitero e linguista italiano, autore di alcune canzoni, studioso del patois e suo sistematizzatore tramite la stesura della grammatica e del primo dizionario in patois. È ricordato come il massimo poeta dialettale della Valle d’Aosta. (Wikipedia)

Arrivederci e alla prossima regione!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Arriva la Befana!

Affresco della Lingua Italiana

Ciao a tutti!

Oggi in Italia si commemora una delle feste più amate dai bambini: la Befana!

nuovo-documento-6

(La Befana secondo mia figlia Sofia di 10 anni)

Il termine befana deriva dal latino epiphanĭa che è, appunto, il nome popolare dell’Epifania, una festa cristiana celebrata dodici giorni dopo il Natale, esattamente il 6 gennaio.

L‘Epifania tutte le feste le porta via è un proverbio molto popolare in Italia di sfondo religioso, che si riferisce alla manifestazione di Gesù ai Re Magi. Ecco perché è diventata una tradizione, a loro ricordo, fare dei regali ai bambini e, in tempi recenti, anche agli adulti:

A) I bambini aspettavano con impazienza la Befana.
B) Per la Befana il marito le ha fatto trovare due biglietti per Parigi.

Ma chi è la Befana? È la personificazione dell’Epifania, la vecchietta bruttissima ma benefica, che scende di notte per la cappa del cammino e lascia nelle…

View original post 138 altre parole

Perché il nome Affresco della Lingua Italiana?

Ciao a tutti!

Qualche giorno fa, mi hanno lasciato un messaggio molto carino in cui mi chiedevano perché il nome della pagina/blog è Affresco della Lingua Italiana. Infatti, non vi ho mai detto perché l’ho scelto. Inizialmente, ho pensato a “Mosaico della Lingua Italiana”, ma subito dopo mi sono accorta che esisteva un libro con questo nome.

Siccome cercavo un nome inerente anche alla storia dell’arte, mi è venuto in mente il termine Afresco (scritto con una “f”). In principio, avevo l’intenzione di creare una pagina/blog rivolta soltanto a un pubblico di lingua portoghese (sono brasiliana), anche se tutti i post sarebbero stati scritti, comunque, in lingua italiana.

Poco tempo dopo, una cara amica italiana – che purtroppo non c’è più – mi ha suggerito il nome Affresco (scritto con doppia “f”), cioè all’italiana. Ed ecco che la pagina è decollata! Mi sono accorta che il pubblico che la frequentava non era soltanto di lingua portoghese (soprattutto dal Brasile), ma da tutte le parti del mondo.

In quel momento, ho dovuto prendere una decisione e mettermi letteralmente in gioco: scrivere post per gli stranieri che, come me, studiavano la lingua italiana. In pochi mesi la pagina è cresciuta tantissimo. Attualmente, siamo quasi 13 mila!

Pigmenti per la tecnica dell’affresco

Allora, perché Affresco della Lingua Italiana? L’affresco (dalla locuzione dipingere a fresco), è una pittura eseguita sull’intonaco appena steso su una parete e non ancora asciugato. Il colore ne è chimicamente incorporato e conservato per un tempo illimitato. Una volta che il processo di carbonatazione nell’intonaco è finito, i colori ne saranno completamente incorporati, acquistando, in questo modo, particolare resistenza all’acqua e al tempo.

L’affresco italiano più famoso al mondo è il Giudizio universale che si trova nella Cappella Sistina, dipinto da Michelangelo tra il 1535 e il 1541.

Il Giudizio universale

La lingua italiana, così come l’affresco, ci offre un’infinita gamma di colori e di sfumature. L’intonaco rappresenta la struttura resistente, di questa lingua meravigliosa, su cui dipingiamo ogni gradino del nostro sapere e del nostro progresso personale che rimarranno nel tempo.

Come vi ho detto più volte, imparare una lingua straniera non è per niente una passeggiata, a volte ci vogliono anni. Ormai è da più di 20 anni che mi dedico alla lingua italiana e ogni giorno mi sorprendo con una nuova struttura o un vocabolo particolare. Quindi, non mollate mai e andate avanti con i vostri studi. Ricordatevi: non si finisce mai di imparare.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

 

 

 

La leggenda del panettone

Ciao a tutti!

Oggi vi racconteremo la leggenda del dolce simbolo del Natale: il panettone. A dire il vero, vi racconteremo soltanto una delle tante ipotesi che attestano la sua nascita, poiché ce ne sono almeno tre in rete. Pertanto, ne abbiamo scelta quella che narra le vicende di un giovane sguattero chiamato Toni.

Castello Sforzesco – Milano

Torniamo a Milano, nella corte di Ludovico Maria Sforza, detto il Moro, allora reggente del Ducato di Milano. Era la notte della vigilia di Natale e il duca ebbe inviato nobili cavalieri e dame eleganti per una grande cena. Nelle cucine del castello tutti i cuochi erano molto impegnati nella preparazione delle buonissime pietanze tipiche di quell’occasione.

Ludovico Maria Sforza, detto il Moro

Il mastro cuoco, indaffarato tra le pentole, si dimenticò nel forno il dolce che tutti aspettavano! Si trattava del dolce da essere servito a fine pasto per concludere degnamente i festeggiamenti della Vigilia di Natale. Quando se ne ricordò, era ormai troppo tardi: di tutta quella bontà non restava che qualche briciola carbonizzata.

Per fortuna, un giovane sguattero di nome Toni ebbe l’idea di presentare un dolce dalla forma di un grosso pane che ebbe cucinato di nascosto un giorno prima. Nella preparazione usò burro, uova, scorza di cedro, uva sultanina e gli avanzi della cucina. “Se non avete altro, lo potete portare in tavola” disse Toni.

Gli ingredienti per fare il panettone

E così quel pane, dalla forma alquanto bizzarra, piacque a tutti i commensali al primo assaggio, soprattutto al duca che chiese subito il nome di quella prelibatezza. Il mastro cuoco non esitò nemmeno un attimo a rivelare il segreto: “L’è ‘l pan del Toni” che da allora si chiamò “il pane di Toni, cioè il Panettone che rallegra il Natale con il suo profumo delicato e il suo sapore favoloso.

Arrivederci e buon apetito!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

 

 

 

Gli struffoli napoletani

struffoli napoletani

Il Natale è ormai alle porte! Le festività di fine anno rappresentano un periodo magico e speciale per stare insieme e, perché no … preparare dei meravigliosi dolcetti tipici della tradizione natalizia come gli struffoli napoletani.

L’etimologia del vocabolo “struffolo“, cioè la singola pallina che compone il dolce, è del tutto incerta, così come lo è la sua origine, come vedremo in seguito. Secondo gli storici, deriverebbe dal greco, precisamente dalla parola στρόγγυλος (stróngylos, pron. “strongoulos” o “stroggulos“), in poche parole “di forma tondeggiante”.

Sembra, però, che gli struffoli siano stati portati dai greci, ai tempi della Magna Grecia, e non inventati dai napoletani. La prova di questa teoria, secondo alcuni storici, è che nella cucina greca ancora oggi esiste una preparazione molto simile che si chiama  loukoumades (λουκουμάδες): frittelle dolci di derivazione turca.

loukoumades

Un’altra possibile ipotesi riguardo all’origine degli struffoli è che siano nati in Spagna. Infatti, esiste nella cucina andalusa un dolce molto simile chiamato piñonate, che hanno una forma più allungata rispetto al dolce napoletano. La parentela tra questi due dolci tradizionali potrebbe risalire al periodo di vicereame spagnolo a Napoli, che durò dal XIV al XIX secolo.

piñonate

Se volete cimentarvi in cucina a Natale, potete prepare questo meraviglioso dolce seguendo la ricetta proposta da Giallo Zafferano.
Buon lavoro!

Fateci sapere quali sono i dolci natalizi tipici che preparate nel vostro paese.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

La notte di Halloween

Ciao a tutti!

Nella notte del 31 ottobre, in tutto quasi tutto il mondo, si celebra l’Halloween. Nonostante sia una festa tipicamente americana, è ormai conosciuta e celebrata in quasi tutto il mondo. In Italia l’Halloween è una tradizione relativamente recente che risale a qualche decennio, ma che ogni anno diventa sempre più popolare. L’originale elaborazione italiana di “Tricks or treat?” era, in principio, “Offri o soffri?“, che giocava proprio sull’omofonia delle parole originali. Oggi la domanda più diffusa e conosciuta in Italia è “Dolcetto o scherzetto?“.

L’Halloween ha le sue origini non nella cultura americana come si suole pensare, ma nella cultura celtica, e il suo nome deriva proprio da “All Hallows’ Eve”: hallow = santo; eve = vigilia. Il termine designava, fino al XVI secolo, la vigilia del giorno di tutti i Santi – noto popolarmente come Ognissanti – celebrato il 1° novembre.

Dolcetti di Halloween

Come da tradizione, i bambini festeggiano la notte stregata di Halloween andando in giro di casa in casa dicendo “Dolcetto o scherzetto? Se saranno fortunati, torneranno a casa con la borsetta piena di dolcetti, noci, castagne e tante altri dolciumi e prelibatezze.

Jack-o’-lantern

Perché le zucche rappresentano questa festività?

L’usanza di Halloween è legata alla famosa leggenda dell’irlandese Jack (Jack-o’-lantern), un fabbro astuto, avaro e ubriacone, che una sera al pub incontrò il diavolo. A causa del suo stato d’ebbrezza, la sua anima era quasi nelle mani del demonio, ma astutamente, Jack gli chiese di trasformarsi in una moneta promettendogli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Mise poi rapidamente il diavolo nel suo borsello, accanto ad una croce d’argento, cosicché egli non potesse ritrasformarsi. Per farsi liberare il diavolo gli promise che non si sarebbe preso la sua anima nei successivi dieci anni e Jack lo lasciò andare. Dieci anni più tardi, il diavolo si presentò nuovamente e questa volta Jack gli chiese di raccogliere una mela da un albero prima di prendersi la sua anima. Al fine di impedire che il diavolo scendesse dal ramo, il furbo Jack incise una croce sul tronco. Soltanto dopo un lungo battibecco i due giunsero ad un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo avrebbe dovuto risparmiare la dannazione eterna a Jack. Durante la propria vita commise così tanti peccati che, quando morì, fu rifiutato dal paradiso e presentatosi all’Inferno, venne scacciato dal diavolo che gli ricordò il patto, ben felice di lasciarlo errare come anima tormentata. All’osservazione che era freddo e buio, il diavolo gli tirò un tizzone ardente, che Jack posizionò all’interno di una rapa che aveva con sé. Cominciò da quel momento a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi. (Wikipedia)

Alcune filastrocche di Halloween

Dolcetto o scherzetto?
(Jolanda Restano)

Dolcetto o scherzetto?
Mi viene un sospetto:
se un dolce non do
che fine farò?

Scherzetto o dolcetto?
Mi fanno un dispetto!
Che fine farò
se un dolce non ho?

Dolcetto o scherzetto?
Con tutto rispetto
vi dono un dolcino:
mi date un bacino?

Scherzetto o dolcetto?
Non voglio il dispetto!
Vi porgo un dolcino
mi fate l’inchino?

Il fantasma di Halloween
(Marzia Cabano)

Un ammasso di ossa bianche
vanno a spasso sulle anche
che un po’ di rumore fanno,
mamma mia, prendo l’affanno.
Se mi volto c’è un fantasma
che mi pare abbia un po’ d’asma…
Han paura tutti quanti
nella notte di Ognissanti!

Le streghe
(Giovanni Giudici)

Per chi ci crede e chi non ci crede
parleremo delle streghe.
Dice la gente che sono vecchie
con i pidocchi fin dentro le orecchie,
con gli occhi storti e affumicati,
con i vestiti sporchi e stracciati.
Vivono dentro castelli in rovina
con gli uccellacci di rapina:
perché gufi e barbagianni
son delle streghe gli eterni compagni…
Durante il giorno stan chiotte chiotte
aspettando che faccia notte.
Ma quando è buio vispe e allegre
spiccano il volo le brutte streghe:
vanno a cavallo delle scope,
corrono come milioni di ruote.
Passano monti, passan pianure,
passano buchi di serrature;
bevono il latte dei pipistrelli,
di ragnatele hanno i capelli,
e pili dei ladri e degli assassini
vogliono fare paura ai bambini.
Cosa! Ti dicono se fai i capricci
e a far la nanna se non ti spicci.
Ma io t’insegno il modo sicuro
per inchiodare la strega al muro;
e ti spiego come fare
a ruzzolarla giù per le scale.
Se la senti che sta arrivando
non devi piangere tremando;
se cerca di farti un dispetto
non rannicchiarti nel tuo letto;
e se ti fa il solletico ai piedi
dille: – Stupida cosa ti credi?
Falle in faccia una gran risata
e la strega sarà spacciata.
Questo è il sugo dell’avventura:
la paura è di chi ha paura.
Tu falle solo «coccodé»
e ogni strega ha paura di te.
Pazza di rabbia e di spavento
se ne scappa via come il vento,
via lontano per mai più tornare:
e tu puoi andartene a russare.

Arrivederci e buon Halloween a tutti!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

Buon Ferragosto a tutti!

L’Italia, come si sa, è ricca di tradizioni, soprattutto quelle legate alle festività estive. Una delle più famose è, senza dubbio, il Ferragosto – festeggiato il 15 agosto -, punto di partenza alle tanto sognate vacanze degli italiani. Anche se tanti hanno già finito le vacanze, come me!

Questa festività è stata istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C., unendosi alle già esistenti e antiche celebrazioni del mese di agosto come la Vinalia Rustica e la Consualia, in cui veniva celebrato il dio Conso, una delle più antiche divinità agrarie romane. In quell’occasione, si commemoravano anche la vendemmia e la chiusura dei principali lavori agricoli con grandi banchetti, musica e mercati. Durante i festeggiamenti, in tutto l’Impero, i cavalli e gli animali da soma come buoi, asini, muli e cavalli erano usati per le gare.

È importante sottolineare che molte di queste tradizioni, assimilate dal cristianesimo, durano fino ai giorni nostri praticamente invariate, ad esempio il Palio dell’Assunta, tenutosi a Siena il 16 agosto. Il termine palio (dal latino pallium) non era altro che il mantello offerto come premio ai vincitori delle gare ippiche che si svolgevano nella Roma Antica. Inoltre, era consuetudine che, a quel tempo, i contadini rendessero omaggio ai signori e ai proprietari di terra, ricevendo in cambio un premio in denaro (la mancia), tradizione radicatasi nel Rinascimento e assimilata dalla Chiesa Cattolica. In realtà, trattasi di una festa pagana che si tornò cattolica nel V secolo circa, periodo in cui si cominciò a celebrare l’Assunzione di Maria in Cielo. Secondo questa tradizione, “Maria, la madre di Gesù, terminato il corso della vita terrena, fu trasferita in Paradiso, sia con l’anima che con il corpo, cioè fu assunta, accolta in cielo”.

Palio di Siena

Ai giorni d’oggi, il Ferragosto, per la maggior parte degli italiani, non è altro che un giorno di vacanza. Infatti, quasi la metà degli italiani sceglierà di muoversi per trascorrere questo giorno di festa a casa di parenti o amici, al mare, in campagna o in montagna.

L’anguria non può mancare nelle scampagnate di Ferragosto!

Di solito, le famiglie e gli amici si riuniscono per fare una bella scampagnata in cui non può mancare l’anguria! Molti giovani, e anche gli adulti, preferiscono festeggiare al mare, organizzandosi già il giorno prima per fare un falò (anche se è ormai vietato) sulla spiaggia, con tanta musica, danza, prelibatezze e bevande. Spesso la festa finisce all’alba del 15 agosto.

Buon Ferragosto a tutti!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

Come chiedere e dire le ore in italiano?

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi impareremo a chiedere e a dire le ore in italiano. Siete pronti?

Le ore sono espresse al femminile plurale:
– 02:00 (sono le due)
– 04:45 (sono le cinque meno un quarto)
– 07:30 (sono le sette e mezza)

Però si dice:
– 01:00 (è l’una)
– 01:30 (è l’una e mezza)
– 12:00 (è mezzogiorno oppure è mezzanotte)

In contesti ufficiali le ore vengono espresse in questo modo: 13:00 (sono le tredici), 20:00 (sono le venti) 23:00 (sono le ventitré).

Che ore sono?

sone le due 02:00 sono le quattordici 14:00
sono le cinque e dieci 05:10 sono le diciassette e dieci 17:10
sono le otto e un quarto 08:15 sono le venti e un quarto 20:15
sono le sette e mezza 07:30 sono le diciannove e mezza 19:30
sono le dieci meno cinque ou mancano cinque alle dieci 09:55 sono le ventidue meno cinque ou mancano cinque alle ventidue 21:55
sono ele quattro meno dieci 03:50 sono le sedici meno dieci 15:50

Alcune espressioni che dobbiamo utilizzare per chiedere le ore:

– Che ora é?  Che ore sono? – per chiedere l’ora.
Sono le quattro, sono le sette, è mezzogiorno, è mezzanotte, etc. – per rispondere.

– A che ora? A mezzanotte, alle tre – per sapere l’orario di un film oppure di un appuntamento: a che ora comincia il film? Alle 23:00 (ventitré).

– Da che ora a che ora lavori?  – per sapere circa la durata di qualcosa. Per rispondere a questo tipo di domanda possiamo dire, per esempio: dalle sette alle nove (07:00-09:00), da mezzogiorno a mezzanotte (12:00-24:00), dalle tredici alle diciassette (13:00-17), ecc.

A che ora hai lezione di francese? Alle tre di/del pomeriggio, alle dieci di mattina di/del mattino.

– A che ora arriverà la tua fidanzata? Alle otto di sera/alle due di notte. 

Alcuni modi di dire con il vocabolo “ora”

a) a quest’ora – ormai, a questo punto. Si dice in riferimento a una deduzione, una conclusione o simili che finalmente si dovrebbero trarre da precedenti esperienze o ragionamenti.

Es.: A quest’ora sarà già arrivato a casa.

b) a tutte le ore – In qualsiasi momento del giorno o della notte, con il sottinteso di orari inopportuni.

Es.: Mi puoi cercare a tutte le ore, se avrai bisogno di me.

c) alla buon’ora! – (esclamazione) finalmente, meno male. Riferito a qualcosa che si aspettava o si desiderava da tempo e che finalmente si verifica dopo molti intoppi e soprattutto indecisioni, tentennamenti e simili.

Es.: Questi soldi sono arrivati alla buon’ora!

d) non veder l’ora – desiderare qualcosa con grande ansia o impazienza, avere fretta che arrivi il momento in cui si verificherà un dato evento.

Es.: Non vedo l’ora che arrivino le vacanze.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se i post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!