Arte italiana romantica – Francesco Hayez

Ciao a tutti!

Nel nostro post di sabato sera, vorrei proporvi alcune opere di un pittore veneziano considerato il maggiore esponente dell’arte romantica italiana: Francesco Hayez (Venezia, 10 febbraio 1791 – Milano, 12 febbraio 1882).  Penso che conosciate almeno una delle sue opere intitolata “Il bacio”. La scena è collocata in un ambiente medievale, dove due giovani innamorati si baciano con grande passionalità e sensualità. L’opere è, infatti, considerata il manifesto per eccellenza dell’arte romantica italiana, ed ebbe così tanto successo all’epoca che Hayez decise di riprodurla in altre tre copie.

Il bacio (1859)
Il bacio, Episodio della giovinezza, Costumi del secolo XIV, meglio noto come Il bacio, è un dipinto a olio su tela (112×88 cm), realizzato nel 1859 e conservato alla Pinacoteca di Brera.
Accusa segreta (1847)

Una donna bellissima, che non ha “guardi” per nessuno, sta compiendo l’atto più tremendo e più tragico di tutta la sua intera esistenza: sta condannando con l’accusa segreta di cospiratore contro la Repubblica Veneta il suo amante, che l’ha tradita. (riferimento: Stilearte)

L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo (1823)

Il dipinto è stato realizzato in olio su tela e raffigura un giovane uomo e una giovane donna abbracciati nell’atto di baciarsi. Si tratta del primo importante tema letterario dipinto da Hayez, ispiratosi a una novella cinquecentesca di Luigi Da Porto intitolata Storia di due nobili amanti, ma, soprattutto, a una scenda descritta nel terzo atto del dramma Romeo e Giulietta, di Shakespeare: è ormai giunta l’alba, Romeo lascia la stanza di Giulietta, ma prima le dà un ultimo bacio “Addio, addio. Un bacio e poi scenderò“: III atto, scena V).

Spero che questi tre dipinti vi siano piaciuti. Fatemi sapere se vi piace post di questo genere.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Il David di Michelangelo – la perfezione

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Veramente che questa opera ha tolto il grido a tutte le statue moderne et antiche, o greche o latine […] con tanta misura e bellezza e con tanta bontà la finí Michel Agnolo.” 

(Giorgio Vasari – Arezzo, 30 luglio 1511 – Firenze, 27 giugno 1574)

Con queste parole, Vasari – pittore, architetto e storico dell’arte italiano, fortemente influenzato da Michelangelo – descrisse la scultura più bella mai creata dall’uomo: il David di Michelangelo.

Il David fu scolpito da Michelangelo all'età di 26 anni, tra il 1501 e il 1504, ha 4,10 mt e cinque tonnellate di peso.

Michelangelo colse l’eroe biblico momenti prima di affrontare il Gigante Golia: con grande maestria riuscì a rappresentare l’intensa e profonda espressione degli occhi, i muscoli tesi e le vene in rilievo, che dimostrano perfettamente il momento massimo della concentrazione prima del combattimento.

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(David di Donatello – Wikipedia)

Diversamente da  DonatelloVerrocchio e tanti altri, la statua di Michelangelo non porta né spada né testa decapitata di Golia, ma si presenta completamente nuda, armata dell’immensa Fede in Dio, ma anche di razionalità, intelletto e coraggio, oltre che di fionda e sasso nelle mani. I canoni ai quali si ispirò Michelangelo sono tipici della scultura classica, che incarna l’uomo-eroe del Rinascimento, potente e razionale, protagonista  della storia e consapevole delle proprie capacità e potenzialità.

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(David di Verrocchio – Wikipedia)

Guardate il video con tutti i dettagli del David di Michelangelo!

(creazione video – Claudia V. Lopes)

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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Il ratto di Proserpina – Bernini

Il Ratto di Proserpina è una scultura (o gruppo scultoreo) di Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680), considerato uno dei più grandi artisti del XVII secolo, esposta nella Galleria Borghese di Roma. In realtà, l’opera d’arte in questione fa parte dello stesso gruppo di opere che comprende anche “Apollo e Dafne”, “Enea e Anchise” e il “David“, realizzate da Bernini – a quell’epoca poco più che ventenne – per il cardinale Scipione Borghese, collezionista d’arte, nipote di papa Paolo V.

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(crediti del’immagine – wikipedia)

L’opera – capolavoro della scultura barocca – ritrae il momento esatto in cui Plutone, signore degli inferi, rapisce Proserpina, figlia di Giove e Cerere, per farla divenire sua sposa. Cerere, dea dei messi, amareggiata dal dolore, decide di ritirarsi in solitudine, provocando una grave carestia sulla terra, che porta fame e miseria ovunque. Giove, però, cerca di rimediare alla situazione e trova un accordo tra Cerere e Plutone: Proserpina avrebbe dovuto trascorrere sei mesi all’anno con la madre, favorendo, così, l’abbondanza dei raccolti; i restanti dei mesi – precisamente quelli invernali -, la fanciulla sarebbe rimasta con Plutone nell’Ade. La storia di Proserpina è sovente intesa come simbolo dell’infelicità coniugale, la storia di un amore non corrisposto e non voluto.

Il vocabolo "ade" proviene dal greco antico Ἅιδης, Hádēs, che identifica il regno della anime greche e romane, chiamato anche "Orco" e "Averno".

In questo capolavoro dell’arte italiana, Bernini crea un movimento “dinamico tra la forza avvolgente di Plutone e quella respingente di Proserpina”, realizzando un effetto particolare, poiché sembra che tutta la scultura si muova davanti ai nostri occhi. Le forze si contrappongano e si dirigono verso lati apposti. I corpi, seminudi, formano due semicerchi. Ai piedi, lo scettro di due punte. Cerbero, il cane a tre teste (nella mitologia, rappresenta uno dei mostri che facevano la guardia all’ingresso degli inferi su cui regnava il dio Ade), funge da supporto a tutta la scultura.

Bernini trae spunto dalle Metamorfosi di Ovidio per creare la sua opera, poema epico-mitologico incentrato sul fenomeno della metamorfosi, tema che ha una lunghissima storia nella letteratura, mitologia e folklore.

Alla base del gruppo marmoreo, ci sono dei versi latini che gli storici ritengono siano stati pronunciati da Proserpina, la quale allertava sull'infermità dei fiori sulla Terra.

Adesso guarda il video con tutti i dettagli dell’opera!

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

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