C o CC?

verbi irregolariCiao a tutti!

Il nostro post di oggi riguarda l’uso delle consonanti singole e doppie, in specie C e CC. I nostri protagonisti di oggi saranno i verbi giacerepiacere e tacere, poiché spesso vengono coniugati, e di conseguenza pronunciati, in modo errato. A dire il vero, è uno degli errori più comuni commessi non solo dagli italiani ma anche dagli stranieri.

In realtà, i verbi in questioni sono irregolari e – diciamola tutta – danno i numeri nel momento della coniugazione, poiché ora raddoppiano la C della radice ora non la raddoppiano (giac-, piac-, tac-). Tuttavia questo raddoppiamento si presenta soltanto all’indicativo presente e al congiuntivo presente:

GIACERE

Indicativo presente Congiuntivo presente
io giaccio (che) io giaccia
tu giaci (che) tu giaccia
lui giace (che) lui giaccia
noi giacciamo (che) noi giacciamo
voi giacete (che) voi giacciate
loro giacciono (che) loro giacciano

Avete notato che nel congiuntivo il raddoppiamento della C è costante e nell’indicativo oscilla? Vi racconto una storia: ai primi anni dell’università decisi di comprare un piccolo quaderno per coniugare i verbi. Eh già! In realtà ne comprai più di uno, perché capii subito che era l’unico mondo per memorizzare e interiorizzare le coniugazioni dei verbi irregolari, il cui etimo, nella maggior parte dei casi, deriva direttamente dal latino.

verbi irregolari 1

Quindi ogni volta che il dubbio si presenta, la cosa migliore da fare è consultare un buon libro di verbi o un dizionario. Non trascinate i vostri dubbi alla lunga, altrimenti le forme errate faranno parte della vostra vita.

I verbi tacere e piacere seguono la stessa coniugazione:

TACERE

Indicativo presente Congiuntivo presente
io taccio  (che) io taccia
tu taci  (che) tu taccia
lui tace  (che) lui taccia
noi tacciamo  (che) noi tacciamo
voi tacete  (che) voi tacciate
loro tacciono (che) loro tacciano

PIACERE 

Indicativo presente Congiuntivo presente
 io piaccio  (che) io piaccia
 tu piaci (che) tu piaccia
 lui piace  (che) lui piaccia
 noi piacciamo  (che) noi piacciamo
 voi piacete  (che) voi piacciate
 loro piacciono  (che) loro piacciano
Le forme "io giacio", "che noi giaciamo" "loro giaciono" e così via sono considerate ERRATE! Anche se, purtroppo le vediamo ormai ovunque, soprattutto in rete.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se i post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti! 

Dal dentista

Ciao a tutti!

Dicono i dentisti che dovremmo fare la pulizia e il controllo dei nostri denti almeno una volta all’anno. Già! Questo perché, oltre a tenere i denti puliti, possiamo prevenire le fastidiose (e a volte dolorose) carie, anche se – diciamo la verità – a nessuno piace farsi mettere le mani in bocca e non solo. Basta pensare a tutti quegli strumenti di metallo come il trapano, per esempio, e subito ci vengono i brividi.

Tuttavia la visita dal dentista dovrebbe fare parte della nostra vita, poiché i denti, come sappiamo, sono importantissimi per la nostra nutrizione, senza parlare della salute delle nostre gengive.

La pulizia dei denti serve a togliere il tartaro e la placca

Sapete quanti sono e come si chiamano i nostri denti?

I denti della nostra bocca sono in totale 32: 16 per l’arcata superiore e altri 16 per l’arcata inferiore. L’osso che sopporta i denti superiori si chiama mascella, quello dove si appoggiano i denti inferiori si chiama mandibola. I 16 denti presenti in ogni arcata sono suddivisi in:

4 incisivi
2 canini
4 premolari
6 molari (compresi i denti del giudizio)

Quando i denti sono storti, si può mettere un apparecchio, soprattutto quando si è ancora bambini. Gli apparecchi per correggere i denti possono essere fissi, mobili o trasparenti.

Apparecchio fisso

Alcuni termini molto comuni del settore odontoiatrico

la corona dentale
l’otturazione dentale
la radice del dente
tartaro
placca
carie
gengivite
gengive infiammate/sanguinanti
la tenaglia
la devitalizzazione
devitalizzare un dente

Arrivederci e buona visita dal dentista!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

 

Gli articoli determinativi con i nomi di parentela

Ciao a tutti!

L’argomento del nostro post di oggi non è, di certo, una novità per molti di voi. Normalmente è una delle prime cose che impariamo quando cominciamo a studiare la lingua italiana: l’uso degli articoli determinativi con i nomi di parentela.

In linguistica, esiste il termine singenionimo che usiamo per indicare un qualsiasi grado di parentela: padre (formale), papà, babbo (informale), madre (formale), mamma, mammina (informale), avo e ava (rispettivamente formali, pronunciati [à-vo] e [à-va]), nonno e nonna (informali) ecc.

Cerchiamo di capire alcune regole (o eccezioni!):

Una delle principali regole che impariamo riguardo all’uso dell’articolo determinativo è che dobbiamo ometterlo davanti ai nomi di parentela al singolare, quando sono preceduti da un aggettivo possessivo:

  • Questo è mio figlio.
  • Mia sorella si chiama Anna.
  • Mio padre è un avvocato.
  • Mio nipote è venuto a trovarmi.
  • Dov’è tua madre?
Attenzione: fa eccezione la terza persona plurale: la loro figlia; il loro figlio.
Alla mia nonna piace lavorare a maglia.

Tuttavia, l’uso dell’articolo diventa necessario quando i nomi di parentela sono al plurale:

  • Questi sono i miei figli.
  • Le mie sorelle si chiamano Anna e Francesca.
  • Questi sono i miei zii della Calabria.
  • I miei nipoti sono venuti a trovarmi.

L’articolo va adoperato anche con le varianti affettive e più informali come babbo, papà, mamma, figliolo, figliola ecc:

  • Fra poco arriverà il mio babbo.
  • La mia mamma si chiama Angela.
  • Il nostro nonno è andato a fare un passeggiata.
  • Ti presento il mio figliolo.
Se il nome di parentela è accompagnato da un aggettivo qualificativo o se è usato come diminutivo/vezzeggiativo, dobbiamo adoperare l’articolo: il mio fratello maggiore si chiama Claudio (aggettivo qualificativo); quella è la mia sorellina Beatrice (diminutivo); dov'è il mio cuginetto? (vezzeggiativo).

Le forme del diminutivo hanno spesso valore vezzeggiativo, cioè assumono un significato affettuoso e amorevole, che chiamiamo in grammatica aggettivo o nome alterato. Pertanto, usiamo i suffissi diminutivi per operare tale alterazione (-ello, –etto, –ino in fratellone, cuginetto, sorellina).

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et aliiGrammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Bologna, Loescher editore, 1995.
  3. DARDANO, Maurizio e TRIFONE, Pietro. Parole e Frasi. Bologna, Zanichelli Editore Spa, 1985.
  4. SERIANI, Luca. Grammatica italiana. Torino, Utet Editore, 1991.
  5. Dizionario Garzanti, De Mauro e Lo Zingarelli della lingua italiana.

La costruzione “stare per + infinito”

Ciao a tutti!

Nel nostro nuovo post parleremo della costruzione “stare per + infinito“, usata per indicare un’azione (o avvenimento) che succederà in un futuro prossimo. Se la stessa costruzione viene usata al passato, indica un momento futuro rispetto a un’altra azione.

Nella costruzione stare per + infinito vengono usate solo le forme semplici di stare, di solito al presente, imperfetto o futuro.

STARE (verbo irregolare)

                                     presente                   imperfetto                       futuro
io sto stavo starò
tu stai stavi starai
lui/lei sta stava starà
noi stiamo stavamo staremo
voi state stavate starete
loro stanno stavano staranno

Fate attenzione agli esempi!

Carlo e Anna stanno per sposarsi.

Anna stava per uscire quando la sua amica Francesca l’ha chiamata.

Fiorella sta per prendere il treno.

Sono le 13, l’areo di Cinzia starà per atterrare.

Adesso tocca a voi?

a) Cosa state/stavate per fare?

– guardare la TV.
– mettere a posto la casa.
– uscire con gli amici.
– chiudere la finestra.
– partire.
– dormire.

b) Cosa stavi/stavate per fare quando …?

– ha telefonato Carla.
– è andata via la luce.
– ha iniziato a piovere.
– ti hanno telefonato.
– hanno aperto la porta.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!