I prestiti linguistici dall’arabo

Ciao a tutti!

Sapevate che nella lingua italiana ci sono tantissime parole provenienti dall’arabo attraverso quello che i linguisti chiamano “prestito linguistico?

Il prestito linguistico è un fenomeno per cui una lingua trae da un’altra una parola o un’espressione, assumendole nella forma originaria (p.e. bar, film) o adattandole al proprio sistema fonomorfologico (p.e. tranvai dall’ingl. tramway).

Non potete immaginare la quantità di arabismi che usiamo tutti i giorni già alla mattina, quando prendiamo il nostro caffè, in arabo “qahwa” che in turco diventò “qahvè”. La moka, per esempio, è una qualità di caffè molto pregiata proveniente dalla città di Moca nello Yemen: caffè moca. Anche la parola zucchero deriva dall’arabo “sukkar”, che diventò azucar in spagnolo, açúcar in portoghese, sucre in francese, sugar in inglese e zucker in tedesco.

Tra l’altro, gli arabi sono considerati i primi scienziati della storia. Infatti, furono loro a portare in Europa quanto avevano appreso dai Persiani che, a loro volta, avevano appreso dagli indiani. Mentre la civiltà occidentale ancora si sviluppava lentamente loro già calcolavano le famose equazioni algebriche tanto “amate” da tutti gli studenti del mondo.

Miniatura di un manoscritto arabo (1250 ca.).

Tra il 650-1100 d.C gli arabi erano i padroni del Mediterraneo con il commercio attivo  e intenso soprattutto di arance, zucchero, limone, carciofi, cotone, ecc. Quindi non è difficile immaginare come mai tanti arabismi entrarono a far parte non soltanto della lingua italiana, ma del portoghese, francese, spagnolo, tedesco e tante altre lingue (in un secondo momento approfondiremo questo argomento).

arabi
Il popolo arabo nel Mediterraneo
Alcuni arabismi della lingua italiana (e non solo):

algebra (algiabr) algoritmo (dal nome del matematico ar. al-khuwārizmī ), cifra (sifr), zero (sifr), zènit (samt ‘strada, direzione’, letto per errore sanit; cfr. azimut), nadir (nazīr), almanacco (al-manākh), elisir (al-iksīr), alambicco ( al-anbīq), canfora (kāfūr), talco (ṭalq), soda (suwwād), chimica ((al-)kīmīya), limone (laymūn), albicocca (al-barquq), carciofo (kharshuf), melanzana (bādinǧān), spinaci (persiano äspänāh), zucchero (sukkar), cotone (quṭūn), magazzino (makhāzin), dogana (dīwān), tariffa (ta‘rīfa), tara (ṭarḥ), quintale (qinṭār), ammiraglio (amīr al.), arsenale (dār aṣ-ṣinā‘a), scirocco (shurhùq), ragazzo (raqqāṣ), ecc.

Se vi piace questo tipo di approccio, fatemelo sapere nei commenti. Continuate a ricercare altri arabismi nella lingua italiana ed anche nella vostra. Lo studio etimologico è affascinante e utile per arricchire il nostro vocabolario!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Bibliografia:

  1. Cetroni M.R. et alii, Grammaticando. Cercola (Napoli), Loffredo Editore, 1997.
  2. Atlante Storico Zanichelli. Zanichelli, 1996.
  3. SABATINI, Francesco, La comunicazione e gli usi della lingua. Torino, Loescher Editore, 1994.
  4. Migliorini, Storia della lingua italiana. Milano, Bompiani, 1997.

Website:

  1. Dizionario etimologico online, etimo.it
  2. Treccani.it

L’ortografia della lingua italiana: SCE e SCI

ortografia italiano

Ciao a tutti!

Nel nostro post precedente abbiamo studiato le parole che fanno il plurale in ge e gie. Avete già notato che siamo praticamente arrivati alla fine delle questioni ortografiche più importanti della lingua italiana?

L’uso di sce e sci suscita non pochi dubbi negli studenti italiani e stranieri, poiché in quasi tutte le parole scritte con la combinazione scie la i” non viene pronunciata, come vedremo di seguito:

  • Si usa sempre sce: scena, scende, nascente, discente, appariscente, ecc.

Fanno eccezione le parole:

  • scienza, scienziato, scientifico, scientificamente, ecc.
  • coscienza, cosciente, coscientemente, coscienzioso, incoscienza, ecc.

Oss.:  nell’italiano odierno la “i” delle parole scienza e coscienza e dei suoi derivati non viene pronunciata: [šènza] e [koššènza]

  • usciere – s.m. (anche con riferimento a donna; meno diffuso il f.usciera)
    impiegato che ha il compito di dare informazioni al pubblico, di accompagnare ai vari uffici e di annunciare i visitatori, di sbrigare servizi vari: u. del municipio.

Oss: nell’italiano odierno la “i” della parola usciere non viene pronunciata [uššère]

  • scie [scìe] – plurale di scia.

Se avete dei dubbi riguardo alla pronuncia delle parole, potete sempre consultare il DOP – dizionario italiano multimediale d’Ortografia e di Pronunzia disponibile in rete.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Le caratteristiche fisiche in italiano

Ciao a tutti!

Oggi impareremo a parlare delle caratteristiche fisiche in italiano. Siete pronti? Normalmente partiamo dalla statura, cioè dall’altezza del corpo. Quindi una persona può essere:

– di piccola/media/alta/bassa statura

Es.: Carlo è molto alto; Maria è molto bassa.

a) In base al peso del corpo una persona può essere:

– grassa
– magra
– normale
(espressioni: perdere peso; essere sovrappeso)

Es.: Francesca adesso è magra; il bambino è sovrappeso. 

b) I capelli possono essere:

– lunghi (lunghissimi)
– corti (cortissimi)

Es.: Avevo il capelli lunghi, ma me li sono fatta tagliare ieri.

– ricci, lisci o mossi (= a metà tra lisci e ricci);

Es. I miei capelli sono ricci; la bambina è riccia. 

c) A seconda del colore, i capelli possono essere:

– neri
– castani (o marroni)
– castani chiari, scuri
– biondi
– rossi
– bianchi, grigi, brizzolati

Es.: Richard Gere ha i capelli brizzolati.

Possiamo anche dire che una persona è bionda, castana (chiara o scura), brizzolata, mora (quando ha i capelli neri).

d) Gli occhi possono essere:

– grandi o piccoli;
– rotondi;
– a mandorla (cioè con una forma allungata).

A seconda del colore, gli occhi  possono essere:

– neri
– castani (chiari o scuri)
– verdi
– azzurri

Es.: La mia amica giapponese ha gli occhi a mandorle.

e) La bocca può essere:

– grade
– piccola

Le labbra, invece, possono essere carnose, cioè grosse:

Es.: Anna ha le labbra carnose.

f) Il naso può essere:

– grande
– piccolo
– all’insù (con la punta rivolta verso l’alto)
– a patata (grosso e un po’ schiacciato)
– aquilino (come il becco dell’aquila)
– storto
– greco
– a punta larga
– perfetto …

Es.: Piero ha il naso a patata.

Un gruppo di scienziati ha dichiarato che il naso della Duchessa di Cambridge rappresenta la perfezione.

g) L’aspetto e colore della pelle del volto, cioè la carnagione può essere:

– chiara
– scura
– olivastra (di colore bruno verdognolo)

Es.: La mia carnagione è troppo chiara.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Come chiedere e dire le ore in italiano?

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi impareremo a chiedere e a dire le ore in italiano. Siete pronti?

Le ore sono espresse al femminile plurale:
– 02:00 (sono le due)
– 04:45 (sono le cinque meno un quarto)
– 07:30 (sono le sette e mezza)

Però si dice:
– 01:00 (è l’una)
– 01:30 (è l’una e mezza)
– 12:00 (è mezzogiorno oppure è mezzanotte)

In contesti ufficiali le ore vengono espresse in questo modo: 13:00 (sono le tredici), 20:00 (sono le venti) 23:00 (sono le ventitré).

Che ore sono?

sone le due 02:00 sono le quattordici 14:00
sono le cinque e dieci 05:10 sono le diciassette e dieci 17:10
sono le otto e un quarto 08:15 sono le venti e un quarto 20:15
sono le sette e mezza 07:30 sono le diciannove e mezza 19:30
sono le dieci meno cinque ou mancano cinque alle dieci 09:55 sono le ventidue meno cinque ou mancano cinque alle ventidue 21:55
sono ele quattro meno dieci 03:50 sono le sedici meno dieci 15:50

Alcune espressioni che dobbiamo utilizzare per chiedere le ore:

– Che ora é?  Che ore sono? – per chiedere l’ora.
Sono le quattro, sono le sette, è mezzogiorno, è mezzanotte, etc. – per rispondere.

– A che ora? A mezzanotte, alle tre – per sapere l’orario di un film oppure di un appuntamento: a che ora comincia il film? Alle 23:00 (ventitré).

– Da che ora a che ora lavori?  – per sapere circa la durata di qualcosa. Per rispondere a questo tipo di domanda possiamo dire, per esempio: dalle sette alle nove (07:00-09:00), da mezzogiorno a mezzanotte (12:00-24:00), dalle tredici alle diciassette (13:00-17), ecc.

A che ora hai lezione di francese? Alle tre di/del pomeriggio, alle dieci di mattina di/del mattino.

– A che ora arriverà la tua fidanzata? Alle otto di sera/alle due di notte. 

Alcuni modi di dire con il vocabolo “ora”

a) a quest’ora – ormai, a questo punto. Si dice in riferimento a una deduzione, una conclusione o simili che finalmente si dovrebbero trarre da precedenti esperienze o ragionamenti.

Es.: A quest’ora sarà già arrivato a casa.

b) a tutte le ore – In qualsiasi momento del giorno o della notte, con il sottinteso di orari inopportuni.

Es.: Mi puoi cercare a tutte le ore, se avrai bisogno di me.

c) alla buon’ora! – (esclamazione) finalmente, meno male. Riferito a qualcosa che si aspettava o si desiderava da tempo e che finalmente si verifica dopo molti intoppi e soprattutto indecisioni, tentennamenti e simili.

Es.: Questi soldi sono arrivati alla buon’ora!

d) non veder l’ora – desiderare qualcosa con grande ansia o impazienza, avere fretta che arrivi il momento in cui si verificherà un dato evento.

Es.: Non vedo l’ora che arrivino le vacanze.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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L’ortografia della lingua italiana: GE e GIE

ortografia italiano

Ciao a tutti!

Nel post precedente abbiamo studiato le parole che fanno il plurale in –ce e –cie. Oggi, invece, studieremo quelle che lo fanno in –ge e –gie. Anche in questo caso ci sono delle regole da seguire, però le eccezioni non mancano mai!

A) Si usa ge:

– in sillaba finale, nei plurali dei nomi e degli aggettivi in -gia, se la g è preceduta da una consonante: pioggia – piogge, spiaggia – spiagge, selvaggia – selvagge.

B) Si usa gie:

– in sillaba finale, nei plurali dei nomi e degli aggettivi in –gia, se la g è preceduta da una vocale: valigia – valige, ciliegia – ciliegie, grigia – grigie. 

C) In sillaba finale, nei plurali dei nomi in –gìa (con la ì accentata): bugia – bugie, antologia – antologie. 

ATTENZIONE: ci sono delle parole che hanno il doppio plurale come ciliegia (pl. -gie o -ge), valigia (pl. -gie o -ge), ecc.
In alcuni casi, il mantenimento della i può essere utile per evitare qualsia tipo di confusione, per esempio, tra il sostantivo reggia e la voce verbale regge (dal verbo reggere). La libertà di scelta, come vedete, è ampia e possiamo sempre affidare la compressione del senso al contesto al quale siamo inseriti.

Spunti tratti dal libro Datti una regola, di Rosetta Zordan.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Video lezione: la particella CI come pronome dimostrativo

pronomi dimostrativo

Ciao a tutti!

Nella nostra video-lezione studieremo un altro aspetto della particella CI come pronome dimostrativo che sostituisce nella frase “a ciò, a questo”, “in ciò, in questo”, “su ciò, su questo”. Quindi, dobbiamo usare la particella “ci” con i verbi retti dalle preposizioni asu in, come pensare acredere in/acontare suscommettere su, riuscire a, ecc.:

– Amore, hai pensato a quello che ti detto?

– Sì, ci ho pensato tutta la giornata!

pensare a questo, a ciò.
– Ma tu credi a quello che dice lui?

– Sì, ci credo.

credere a questo, a ciò.
– Scommetterei su quel cavallo?

– Certo che ci scommetterò.

scommettere su questo, su ciò

Attenzione!

Credere in = essere sicuro dell’esistenza di qualcuno o qualcosa.: credere in Dio; credere in un’altra vita. Oppure avere fiducia in qualcuno: credo in te, ce la farai; dobbiamo credere nella giustizia. 

Credere a = prestare fededare credito a qualcuno o a qualcosa: è un ingenuo, crede a tutto quello che gli dicono. Ritenere che qualcosa che sia stata detta da qualcuno è vera: ho creduto alle sue parole.

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Arrivederci e buona lezione!

Claudia Valeria Lopes

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Sull’aggettivo “buono”

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi approfondiremo “alcuni” usi del vocabolo “buono” con ruolo di aggettivo. Mi sono accorta che spesso fate un po’ di confusione con il vocabolo “bene”, che studieremo in un secondo momento. Quindi, fate molta attenzione agli esempi!

Il vocabolo buono viene dal latino nu(m), al femminile fa buona, plurale buoni e buone, e può significare:

1) che tende al bene, conforme al bene; onesto, moralmente positivo:

Cerca di avere sempre buoni (bei) pensieri/sentimenti, principi.
– Carlo ha fatto un’opera buona
(un’azione caritatevole).
È buona cosa parlare apertamente con i figli (è cosa ben fatta).

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L’acqua è buona per la salute

È buona norma bere tanta acqua, quando fa troppo caldo (conviene, è bene).

2) che ha cuore, che ha un bel carattere; mansueto, bonario:

Francesco è un uomo buono, dedica sempre il suo tempo al prossimo.
– Sei buono come il pane (una persona buonissima); senso ironico “sciocco”.

3) tranquillo, calmo; composto, silenzioso:

– La bambina è stata buona tutto il pomeriggio.
– State buoni, ora!
– Sta’ buono con le mani! (non alzare le mani).

4) benevolo, affettuoso; gentile, cortese, generoso:

– Le ho detto buone parole, spero che le abbia capite.
– Lui è sempre stato buono con me.

Espressioni:
 Troppo buono! - espressione di cortesia in risposta a chi ha usato una gentilezza) 
Buon Dio! - espressione tipica delle preghiere, ma anche esclamazione che esprime impazienza, sconforto ecc.
Star buono buono - stare molto quieto o, anche, essere mogio.
Buono da buttare (via) - di qualcosa, inutilizzabile in quanto vecchio.
Non essere buono a/di fare qualcosa - (familiare) esserne, non esserne capace: sei solo buono a pasticci; non son buono di contraddirla. 

5) di qualità, di valore; ben fatto; elegante:

Francesca ha trovato un buon (bel) lavoro.
– I bambini hanno fatto una buona (bella) recitazione alla notte di Natale. 

Che bella recitazione!

– Il vestito è fatto di una buona stoffa.
– Il salotto che hai comprato è buono (bello).

 6) che procura sensazioni gradevoli:

Questo arrosto ha un buon sapore (un bel sapore).
– Chanel numero 5 è un buon profumo (bel profumo).
– Lui ama la buona tavola/la buona cucina.

Se avete notato, in alcuni casi possiamo usare anche l’aggettivo bello, che studieremo più avanti, va bene?

Per oggi può bastare! Cercate di consultare di più il dizionario, poiché soltanto lì troverete le risposte per i vostri dubbi linguistici.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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