La particella CI con funzione avverbiale

Ciao a tutti!

Nella nostra nuova video lezione studieremo la particella CI con funzione avverbiale (avverbio di luogo).

La particella “ci” funge da avverbio quando usata con verbi di stato o di moto, come andare, venire, essere, restare, rimanere:
– Vai spesso a Parigi?
– Sì, ci vado due volte all’anno.
andare – verbo di moto Ci = in quel luogo

– Vieni in Italia l’inverno prossimo?
– Sì, ci vengo.
venire – verbo di moto Ci = qui, in questo luogo

– Andiamo al cinema stasera?
– Sì, ci andiamo (andiamoci!)
andare – verbo di moto Ci = in quel luogo

– Quanto tempo rimarrete in Italia?
– Ci rimarremo tre settimane.
rimanere – verbo di stato Ci = qui, in questo luogo; in quel luogo

– È a casa Carlo?
– Sì, c‘è [ci + è]*.
essere – verbo di stato Ci = qui, in questo luogo; in quel luogo

*qui non si tratta del verbo “esserci“.

– Tu conosci bene quel posto?
– Sì, ci vado spesso.
andare – verbo di moto Ci = in quel luogo

Buono studio e alla prossima!

Claudia Valeria Lopes

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Alcune espressioni con i vocaboli “cotto” e “crudo”

Ciao a tutti!

Oggi studieremo insieme l’uso del vocabolo cotto in alcune espressioni e modi di dire.

a) essere cotto – essere preso da un amore appassionato e in genere poco duraturo.

Es.: Carlo è innamorato cotto di Francesca.

Variante: innamorato fradicio (molto innamorato)

tedesco verknallt seintotal verliebt sein inglese be head over heels in love spagnolo estar totalmente enamorado francese être fou d'amour olandese smoorverliefd zijn portoghese estar louco de amor, estar perdidamente apaixonado. 

b) farne di cotte e di crude – avere una vita movimentata, piena di avventure e imprese diverse, e non sempre onorevoli. Anche commettere molte azioni riprovevoli o poco oneste.

es.: Giuliano ne ha fatte di cotte e di crude nella sua vita. 

Varianti: venderne di cotte e di crude; passarne di cotte e di crude; dirne di cotte e di crude.

c) non essere né cotto e né crudo – non poter essere definito con chiarezza; mancare di caratteristiche precise o definite; essere insignificante o senza personalità. Vale per cose e persone.

L’idea è quella di un’interruzione della cottura pressappoco a metà.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Interessarsi “di” o interessarsi “a” – qual è la forma corretta?

Ciao a tutti!

Il nostro post di oggi tratta delle due sfumature di significato del verbo intransitivo pronominale “interessarsi“, che regge sia la preposizione “di” sia la preposizione “a”.

In sintesi, il verbo interessarsi copre due aree semantiche molto distinte:

1) interessarsi per qualcosa o qualcuno, cioè “prendere interesse”, “appassionarsi”. In questo caso, quindi, dobbiamo adoperare la preposizione a:

Es.: Mi sono interessato a lei appena l’ho vista; Carlo si interessa alle condizioni dei più bisognosi.

2) occuparsi di una determinata attività, oppure prendersi cura direttamente di qualcuno o qualcosa. In questo caso, dobbiamo adoperare la preposizione di:

Es.: Mi sono sempre interessata di cinema; Francesco si interessa di sport; perché ti interessi dei fatti miei?

Nel secondo caso, ci sono, comunque, due sfumature semantiche diverse, una positiva (qualcuno che si occupa personalmente di qualcosa, cioè si fa carico) e una negativa (qualcuno che si impiccia e si occupa indebitamente dei fatti altrui). In questi due casi, la preposizione richiesta dal verbo è sempre “di”.

Ragazzi, mi raccomando: imparate a consultare il dizionario per risolvere i vostri dubbi linguistici!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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ANCHE e PURE

Ciao, amici!

Nel nostro post di oggi studieremo i vocaboli anche e pure con funzione avverbiale. Tanti stranieri fanno un po’ di confusione al momento di usarli, ma sappiate che, in molti casi, possono essere adoperati l’uno al posto dell’altro, cioè come sinonimi. Quindi vediamone alcuni casi:

Prima di cominciare: l'avverbio è una parola invariabile che modifica il significato di un verbo, o anche di un nome, un pronome, un aggettivo o un altro avverbio in rapporto a tempo, luogo, quantità, modo.
Pure e anche possono significare (essere adoperati):

A) Allo stesso modo (aggiunge qualcosa a ciò che è stato detto prima e che può anche essere sottinteso): 

Es.: Piove pure/anche oggi; c’eravamo pure/anche noi;

B) Oltre tutto, per di più:

Es.: Ci sono rimasto male per la tua reazione e sono pure/anche offeso dalle tue insinuazioni.

C) Rafforza un’affermazione o un’idea di possibilità:

Es.: Sono pure/anche stufa di questa situazione; potrebbe pure/anche andare bene.

D) In particolare, per rafforzare le congiunzioni emao, precedendole o seguendo l’elemento da loro collegato:

es.: Anna credeva e pure/anche noi (e noi pure/anche); Gianni è bravo ma pure/anche fortunato; è bravo, ma è fortunato pure/anche.

E) Come risposta affermativa attenuata, al posto di :

Es.:
– Invece che andare al cinema, potremmo fare una passeggiata.
Pure/anche.

Oggi abbiamo visto soltanto alcuni casi in cui possiamo usare i vocaboli pure e anche, ce ne sono tanti altri, ed anche con altre funzioni che studieremo più avanti.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Mangia che ti fa bene!

Ciao, ragazzi!

Chi di voi ha visto il film Mangia, prega, ama (Eat Pray Love) basato sul libro autobiografico di Elizabeth Gilbert Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità?. Nel film la protagonista, interpretata da Giulia Roberts, sceglie l’Italia per il suo itinerario gastronomico. Lei non avrebbe potuto fare una scelta migliore! La cultura alimentare e gastronomica italiana è molto presente nella vita quotidiana degli italiani, tanto quanto lo è la politica, la religione e il calcio (non necessariamente in quest’ordine!).

(Scena del film Mangia, prega, ama)

Se vi piace il cinema italiano, sono sicura che avrete già visto qualche film in cui la famiglia si riunisce attorno alla tavola, che altro non è che un posto sacro. Infatti, è proprio lì che la famiglia parla, ride, litiga e fa pace, come se nulla fosse successo.


(Scena del film Un medico in famiglia)

La cucina italiana si distingue per la genuinità e freschezza dei suoi prodotti. Gli italiani vogliono un piatto gustoso a tavola, e non importa se è molto semplice: per esempio, un piatto di pastasciutta al quale si aggiungono una bella manciata di formaggio grattugiato e qualche fogliolina di basilico.

In alcune regioni del meridione d’Italia ancora oggi si suole preparare la passata (o salsa) di pomodoro in modo artigianale, una tradizione che molti italiani immigrati nel mondo hanno portato con sé. Il basilico dev’essere, se possibile, dalla propria piantina coltivata sul balcone.

Alcuni modi di dire ed espressioni con il vocabolo sul mangiare:

Mangiare come un bue – mangiare moltissimo, in continuazione, come si presume faccia un bue.

Mangiare come un grillo – mangiare pochissimo, tanto quanto basterebbe a un grillo.

Mangiare per due – mangiare moltissimo, quanto basterebbe a due persone. Usato anche per alludere allo stato di gravidanza di una donna.

La minestra riscaldata – riferito ad un fatto o ad una situazione che, se ripetuto, diventa monotono.

Avere poco sale in zucca – essere poco intelligenti.

Cade a fagiolo – capitare al momento giusto, nel momento più opportuno.

Arrivederci e buon apetito!

Claudia Valeria Lopes

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Lezione di lingua italiana: farsi capire

Farsi capire


no
per favore
per cortesia
gentilmente
grazie
grazie mille
grazie tante
molte grazie

Parli italiano? (francese, inglese, olandese, ecc.)
Parla italiano?(arabo, portoghese, cinese, ecc.)
Lei, signore, parla italiano?
Carlo, parli l’inglese?

P.S.: Si può dire “parlo italiano” oppure “parlo l’italiano”.

No, non parlo italiano/l’italiano.
No, non lo parlo molto bene. (si sostituisce la lingua con il pronome lo. Errata: Nel video ho detto “articolo”, ma in questo caso è un pronome complemento diretto.)
No, non parlo molto bene l’italiano,
Sì, parlo un po’ di italiano.

Puoi parlare più lentamente, per favore? (informale)
Può parlare più piano, per cortesia? (formale)
Puoi ripetere, per favore? (informale)
Può ripetere, per cortesia? (formale)
Non capisco/non ho capito.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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