Introduzione all’avverbio – prima parte

Ciao a tutti!

Sapete che cos’è un avverbio e quando lo dobbiamo usare? L’avverbio (lat. adverbĭum) è una parola invariabile che modifica il significato di un verbo, un aggettivo, un nome, un altro avverbio, un pronome, un’intera frase riguardo al tempo, luogo, quantità, modo, ecc.:

Gli avverbi possono modificare:

a) un verbo – Antonio nuota benissimo;

b) un aggettivo – Anna è molto triste;

c) un nome – alla colazione bevo solo caffè;

d) un altro avverbio – sei arrivato abbastanza tardi al lavoro.

e) un pronome – amo solo te.

f) un’intera frase – sinceramente, non m’importa nulla di quello che hai detto.

Secondo il loro significato, gli avverbi si possono distinguere in:

• avverbi di modo: ti sei completamente equivocato (es.: dolcemente, piano, tastoni);

• avverbi di luogo: noi viviamo laggiù (es.: qui, là, ovunque, dovunque);

• avverbi di tempo: domani verrò da te (es.: subito, domani, ora);

• avverbi di quantità: alla festa abbiamo mangiato troppo (es.: poco, molto, assai);

• avverbi interrogativi: dove sei andata ieri? (es.: perché, quando, come).

• ecc.

Per oggi può bastare, poiché non voglio riempirvi di informazioni. La cosa più importante è che riusciate a capire e a distinguere un avverbio all’interno di un testo o un discorso. Nel prossimo post studieremo la formazione e la posizione degli avverbi.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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L’ortografia della lingua italiana: cqu, ccu, qqu

ortografia italiano

Ciao a tutti!

Chissà quante volte vi sarà capito di avere dei dubbi ortografici (italiani compresi!) al momento di scrivere. Per scrivere correttamente le parole vi dovete attenere a delle regole molto precise, che trovate su tutti i libri di grammatica. In alcuni casi, bisogna fare leva sulle vostre conoscenze di base oppure adottare l’abitudine di consultare il dizionario ogni qualvolta sorgeranno dei dubbi. Oggi studieremo le combinazioni cqu, ccu, qqu, che hanno uno suono simile. Siete pronti?

a) Usiamo cqu:

  • nella parola acqua e in tutti i suoi derivati e composti – acquazzone, annacquare, acquedotto, acquerello, acquaio, acquolina , acquaragia, ecc);

  • nelle parole acquistare, acquisto, acquisire, acquirente, nacque, tacque, piacque, giacque e in poche altre.

b) Usiamo ccu quando subito dopo viene una consonante: accusa, accumulo, accurato, accucciato, ecc.

c) Usiamo qqu SOLO nella parola soqquadro.

(Libri consultati: Datti una regola, di Rosetta Zordan, e Parole e frasi, di Dardano e Trifone).

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Esercizi sulle preposizioni semplici e articolate

Ciao a tutti!

Oggi vorrei proporvi un piccolo esercizio per quanto riguarda l’uso delle preposizioni articolate, siete pronti? Per scarica il file in Word degli esercizi proposti cliccate qui gli esercizi e le risposte. Buon lavoro!

A) Completate queste frasi con la preposizione articolata adatta, secondo l’indicazione data tra parentesi:

  1. Non nutrivamo dubbi ….. (su) successo ……. (di) nostra iniziativa.
  2. Vi aspetteremo….. (a) ingresso…… (di) parco o ….. (in) paraggi.
  3. Sebbene ….. (a) stremo….. (di) forze, i cani continuavano a tirare la slitta.
  4. La rivolta….. (di) schiavi ….. (in) antica Roma fu capeggiata ….. (da) gladiatore Spartaco.
  5. Siamo….. (in) pasticci e non potremo cavarcene certo …… (da) oggi ….. (a) domani.
  6. ….. (in) ultimo numero ….. (di) rivista c’è un articolo che ti consiglio di ritagliare e conservare…. (su) teoria ….. (di) relatività.
  7. ….. (da) strade e ….. (da) vicoli la gente confluiva ….. (in) piazza, si radunava fuori ….. (di) bar davanti….. (a)  chiesa in gruppi sempre più numerosi, a discutere ….. (su) risultati ….. (di) elezioni.
  8. ….. (in) dubbio mi astengo ….. (da) esprimere un giudizio ….. (su) avvenimenti …… (di) ultimi giorni.

(Esercizio tratto dal libro Parole e frasi, di Dardano e Trifone)

B) Dove mi trovo?

  1. …. Cuba
  2. ….. Brasile
  3. ….. Aruba
  4. ….. Stati Uniti
  5. ….. Sardegna
  6. ….. Bali
  7. ….. Curacao
  8. ….. Rio de Janeiro
  9. ….. Tokyo
  10. ….. Giamaica

Spero che l’attività vi sia piaciuta. Fatemi sapere nei commenti com’è andata.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

 

Alcune espressioni con i vocaboli “aglio/aglietto”

Ciao ragazzi! Come va?

Nel nostro post di oggi, studieremo alcune espressioni con i vocaboli “aglio/aglietto”. L’aglio, come si sa, è una pianta originaria dell’Asia Centrale, ampiamente utilizzata in cucina e nella medicina, soprattutto in quella naturale e omeopatica. In senso figurato, figura nei modi dire sotto elencanti:

a) consolarsi con l’aglietto – Rassegnarsi a una perdita, un fallimento, un investimento sbagliato, considerandosi già fortunati che non sia andata anche peggio:

Es.: Alla fine di tutto Anna si è dovuta consolare con l’agliettoSarebbe potuta andare molto peggio.

b) mangiare l’aglio – Essere costretti ad accettare una situazione sgradevole, come chi fosse obbligato a mangiare dell’aglio suo malgrado:

Es.: Stamattina sono arrivata al lavoro in ritardo e il mio capo me ne ha dette di tutte i colori. Ho dovuto mangiare l’aglio senza dire nulla.

c) ti saprà d’aglio – esclamazione che si dice a chi si è indebitamente appropriato di qualcosa a danno di altri, augurandogli che l’azioni si ritorca contro di lui:

Es.: Che ti sappia d’aglio!

d) Un mazzo d’agli – cosa di scarso valore; cosa poco gradita. Viene usato di solito per definire una ricompensa, un guadagno o un risultato che si rivela deludente:
Es.:
Cosa ti ha regalato tuo marito nel giorno di San Valentino?
– Un mazzo d’agli!
– Cosa?
– Non ci crederai … un grembiule per cucinare!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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L’ortografia della lingua italiana: CU o QU?

ortografia italiano

Ciao a tutti!

Chissà quante volte vi sarà capito di avere dei dubbi ortografici (italiani compresi!) al momento di scrivere. Per scrivere correttamente le parole vi dovete attenere a delle regole molto precise, che trovate su tutti i libri di grammatica. In alcuni casi, bisogna fare leva sulle vostre conoscenze di base oppure adottare l’abitudine di consultare il dizionario ogni qualvolta sorgeranno dei dubbi. Oggi studieremo i suoni cu e qu, siete pronti?

Tra il suono cu + vocale (cua, cue, cui, cuo) e qu + vocale (qua, que, qui, quo) non esiste alcuna differenza per quanto riguarda la pronuncia. Quindi non c’è alcuna regola per stabilire quando dobbiamo usare cu (cuocere, scuola, circuito, cuore) e qu (quadro, questo, equidistante, quota). In caso di dubbi, consultante il dizionario!

Per ciò che riguarda il problema della doppia grafia, ricordate che:

a) cu + consonante si scrive SEMPRE cu: cugino, custode, aculeo, lacustre, cupo;

b) le seguenti parole e i loro derivati o composti si scrivono sempre con cu: cui (pronome relativo); cuore (cuoriforme, batticuore, crepacuore, malincuore, rubacuori, rincuorate) – cuoio (cuoiaio, cuoiame, scuoiare) – scuola (scuolabus) – cospicuo (cospicuamente) – innocuo (innocuamente) – proficuo (proficuamente) – vacuo (vacuità, evacuare) – circuire (circuito) – arcuare (arcuato) – evacuare (evacuato) – acuire (acuito) – percuotere; riscuotere; scuotere.

(Libri consultati: Datti una regola, di Rosetta Zordan, e Parole e frasi, di Dardano e Trifone).

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Sull’uso del vocabolo “cosa”

Ciao a tutti!

Nel nostro post di oggi, studieremo uno dei vocaboli più usati a livello colloquiale nella lingua italiana. Sì, è lui, il famoso “cosa”. Il termine “cosa” (dal latino usa) è generico e viene usato per indicare qualsiasi entità, sia concreta che astratta, oggetto dell’intenzione di chi parla o di chi scrive, meglio determinata dal contesto in cui viene adoperato.

Molto spesso è usato per fare allusione a ciò che non si può (o non si vuole) indicare con più precisione – ho una cosa da dirti; mi puoi dare quella cosa lì?; mi hai detto una cosa bruttissima; le cosa materiali, umane, ecc.

In frase interrogative o esclamative serve a rafforzare o sostituire il pronome “che” – cosa vuoi da me?; cosa desidera, signora?; ma cosa mi dici mai?; cosa diavolo avete combinato?; cosa?, per dire che non si è sentito o capito quanto è stato detto dall’interlocutore, ma anche per indicare stupore o indignazione.

Una piccola lista dei vocaboli ed espressioni che vengono sostitute dal vocabolo “cosa”:

a) parlare con chiarezza: mi potete dire le cose come stanno?; perché non chiami le cose col loro nome?;

b) unito a un aggettivo: ogni cosa, tutto; nessuna cosa, niente; la stessa cosa, lo stesso; sopra ogni cosa (altra) cosa, più di tutto;

c) in particolare, oggetto materiale: mi ha regato una cosa di valore; hai visto che bella cosa ti ho comprato?;

d) al plurale: prendi le tue cose e vattene!;

e) fatto, avvenimento, situazione: ieri mi è accaduta una cosa incredibile; purtroppo, sono cose che capitano;

f) ciò che si pensa, si dice, si ascolta, si conosce, si vede: sai cosa penso?; aspetta che ti faccio vedere una cosa; ascolta questa cosa!; conosci questa cosa qui?; non vedo quella cosa;

g) sbagliarsi nel capire, fraintendere: ha capito una cosa per un’altra;

h) gesto, azione; lavoro, opera: quello che hai fatto non è stata una bella cosa; è una delle mie cose meglio riuscite; dovresti fare una cosa alla volta; abbiamo fatto le cose in grande;

i) senza preparazione né cura: di solito fa le cose come capita;

j) fam. alimento, cibo: andiamo a bere una cosa calda; preparami una cosa buona.

Diminutivo: cosetta, cosettina, cosina, cosuccia; pegg. cosaccia.

Nell’uso familiare e colloquiale, troviamo anche la forma maschile “coso”, che indica qualunque oggetto o persona che non si sappia o non si voglia nominare in modo proprio: cos’è questo coso?; denominazione spregiativa riguardo a persone o oggetti brutti: chi è quel coso?; passami quel coso!; dim. cosetto, cosettino, cosino.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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Ditelo in italiano!

Ciao a tutti!

Oggi continueremo il nostro percorso linguistico e lessicale per quanto riguarda l’uso degli  anglicismi  – presenti soprattutto in rete -, che compromettono l’integrità della lingua italiana. Come ho detto nel post precedete, non sono un’adepta del purismo: i neologismi o prestiti linguistici di necessità sono necessari e ben accettati, laddove non si riscontrino dei termini convincenti per definire un fenomeno nuovo in una determinata lingua.

I termini di oggi cominciano con la lettera C:

Call center = locuzione sostantivale inglese, che significa “Centro di assistenza telefonica”: uso accettabile e ormai difuso anche in altre lingue. Comunque in italiano abbiamo “centralino”, e la persona che ci lavora è “centralinista”.

Card = può significare “scheda” o “carta”, soprattutto nel settore informatico. Se usiamo il vocabolo inglese, ne ammazziamo due italiani.

Cartoon = i “cartoons” sono i “cartoni animati” che piacciono tanti ai bambini: l’uso del termine inglese, a mio avviso, è superfluo.

Catering = il termine inglese deriva dal verbo “to carter“, che significa “approvvigionare”. Nel settore della ristorazione, sono i servizi di allestimento di ricevimento privati o di approvvigionamento di cibi e bevande a grande comunità, alberghi, navi, treni, aerei, ecc. Definisce anche l’organizzazione che si occupa di fornire questo servizio: l’uso del termine inglese è accettabile.

Channel = non so cosa ne pensate voi, ma secondo me l’uso di questo anglicismo è più che superfluo, considerando che in italiano c’è “canale”!

Cheap = non saprei giustificare quest’uso, poiché in italiano abbiamo “economico, conveniente, a buon mercato”. Il termine inglese può significare anche “di qualità scadente, di scarso valore” – un oggetto cheap. Credo fortemente che possiamo farne a meno…

City-car = automobile di piccole dimensioni e dai consumi contenuti, progettata per essere usata soprattutto in città. In buon italiano, possiamo dire “utilitaria”. Quindi l’uso del termine inglese è orrendo!

Coach =  nel settore sportivo, significa allenatore, responsabile della conduzione tecnica di una squadra. Cosa dovrei dire? Usiamo il vocabolo italiano “allenatore”!

Copyrights = sono i “famosi diritti d’autore”, per cui direi che l’uso del vocabolo inglese e del tutto superfluo.

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

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