Vacanze di Natale e Capodanno 2016

cartolina-natale

Cari amici e care amiche,

Avrei voluto registrare un video per darvi gli auguri di Natale e Capodanno, ma la mia voce non si è ancora stabilizzata dopo la bruttissima influenza, ma sto molto meglio!

Prima di tutto, vorrei ringraziarvi per la vostra compagnia in tutti questi mesi, è stata veramente molto importante per me e per la nostra pagina: Affresco della Lingua Italiana è ormai una realtà, e lo è anche grazie a voi.

L’anno prossimo ci saranno dei cambiamenti in base alle vostre richieste e suggerimenti, quindi se ne avete altri ancora, lasciateli nei commenti. Adesso, però, dovrei fare un po’ di pausa, poiché le Feste sono ormai alle porte.

So che professate religioni diverse, ma vorrei che il Natale fosse per ognuno di voi sinonimo di nascita, di rinascita e di vita.

Vi lascio questo bellissimo video di Natale, spero che vi piaccia 🙂

Una curiosità: i cattolici, i protestanti e gli ortodossi festeggiano il Natale il 25 dicembre. Invece, per le chiese ortodosse orientali la data sarebbe il 6 gennaio (il 7 per gli ortodossi che seguono il calendario giuliano). La chiesa armena apostolica di Gerusalemme, che segue il calendario giuliano, lo festeggia il 19 gennaio.

Il blog Affresco della Lingua Italiana riprenderà le sue normali attività dopo il 9 gennaio.

Vi abbraccio forte, a presto!

Claudia Valeria Lopes

 

GRAZIE x RINGRAZIARE

grazie-e-ringraziare

Ciao ragazzi!

In questo nuovo post cercheremo di approfondire alcuni usi sia del verbo ringraziare sia del sostantivo grazie.

Ringraziare è un verbo transitivo, usato per esprimere con parole o con altro segno esteriore il proprio sentimento di gratitudine verso qualcuno, che richiede un oggetto diretto – derivato di “grazie” più il prefisso “rin”[ io ringrazio, tu ringrazi, egli ringrazia, ecc.]. Quindi io ringrazio qualcuno, senza la preposizione “a“:

a) Ringrazio gli amici per avermi aiutato.

b) Ho ringraziato Anna per il favore che mi ha fatto.

c) Ringrazio voi, lui, lei, ecc.

Grazie è un sostantivo femminile plurale (singolare grazia), usato per ringraziare qualcuno, per esprimere la propria gratitudine –  praticamente lo stesso significato del verbo “ringraziare” – però richiede la preposizione “a”:

A) Grazie a voi la pagina Facebook di Affresco della Lingua Italiana è cresciuta tantissimo.

b) Grazie al cielo non gli è successo nulla di male.

c) È solo grazie a te che mi trovo adesso in questi guai.

Come vedete, tutti noi possiamo incorrere negli errori, l’importante è capire perché sbagliamo attraverso lo studio e la lettura.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti.

 

La locuzione verbale “Averne abbastanza”

Ciao a tutti!

Ecco il nuovo video di Affresco della Lingua Italiana! Questa volta palerò della locuzione verbale “averne abbastanza” che significa non poterne più, essere stufo, stanco, avere abbastanza di qualcuno o qualcosa:

1) Ne ho abbastanza, andiamo via da questo posto.

2) Carlo ed Io litighiamo sempre, ne ho abbastanza (di lui o della situazione).

In inglese possiamo dire “to have enough“, in tedesco “Dick haben“, in spagnolo (secondo i miei amici spagnoli e argentini) “tenere suficiente, bastante, estar harto“, in portoghese “estar cansado de, estar de saco cheio, estar farto de “.

Oss.: A seconda del contesto, le traduzioni possono divergere.

Come si dice la stessa locuzione verbale nella vostra lingua materna?

Un caro saluto e alla prossima!

Claudia Valeria Lopes

Esercizio musicale – Lucio Battisti

lucio-battisti

Ciao a tutti!

Oggi studieremo i verbi nella sua forma infinita attraverso questa bellissima canzone chiamata Amarsi un po’, interpretata da Lucio Battisti. Quindi vi proponiamo un esercizio di ascolto molto semplice e piacevole: abbiamo cancellato alcuni verbi dal testo della canzone, per cui vi chiediamo di sentirla almeno due volte prima di incominciare l’attività, va bene? Alla fine, quando sarete sicuri di quello che avete scritto, potete controllare le parole originali in fondo al post.

Lucio Battisti (Poggio Bustone, 5 marzo 1943 – Milano, 9 settembre 1998) è stato un cantautore, compositore e polistrumentista italiano.

Cenni grammaticali

Non so se vi ricordate cosa sia il modo infinito, quindi facciamo un po’ di chiarezza! Il modo infinito è uno dei tre modi detti indefiniti della lingua italiana, insieme al gerundio e al participio. L’infinito esprime l’azione, l’evento, il fatto o la situazione indicati dal verbo in modo indeterminato e generico. È la forma del lemma dei verbi (anche nella loro forma riflessiva e pronominale) che trovate nei dizionari e, in genere, non fa riferimento ad alcuna persona (io, tu, lui, lei, ecc.), esprimendo il significato puro e semplice del verbo.

Ex.:

1) Riposare fa bene alla salute.

2) Vado a dormire.

P.S.: Dell’infinito esiste una forma semplice o presente (dormire) e una composta o passata (aver dormito), che indica un’azione compiuta.

Ora di lavorare!

Adesso scaricate e stampate il testo della canzone e ascoltatela almeno due volte prima di scrivere le parole mancanti negli spazi. Fateci sapere nei commenti se vi siete trovati bene con questo tipo di attività e se ne volete altre. Buon lavoro!

Scaricate il testo della canzone qui ora-di-lavorare-lucio-battisti

Amarsi un po’

_________ un po’
è come _________
più facile
è _________.

Basta _________e poi
_________ un po’
e non __________mai
________no, no.

Amarsi un po’
è un po’ _________
aiuta sai
a non ___________.

Senza __________
manifestandosi
si può __________
la solitudine
però, però ______bene no
__________
è difficile
quasi come ________

Ma quanti ostacoli
e sofferenze e poi
sconforti e lacrime
per __________ noi
veramente noi, uniti
indivisibili,
vicini ma irraggiungibili.

Le parole originali

“Amarsi un po’”

Amarsi un po’
è come bere
più facile
è respirare.

Basta guardarsi e poi
avvicinarsi un po’
e non lasciarsi mai
impaurire no, no.

Amarsi un po’
è un po’ fiorire
aiuta sai
a non morire.

Senza nascondersi
manifestandosi
si può eludere
la solitudine
però, però volersi bene no
partecipare
è difficile
quasi come volare

Ma quanti ostacoli
e sofferenze e poi
sconforti e lacrime
per diventare noi
veramente noi, uniti
indivisibili,
vicini ma irraggiungibili.

Arrivederci e buon ascolto!

Claudia Valeria Lopes

Fino (sino) e finché – qual è la differenza?

fino-e-finche

Ciao a tutti!

Qualcuno di voi mi ha chiesto di spiegare qual è la differenza tra “finché” e “fino”. Prima di tutto, dovremo capire quale funzione possono svolgere all’interno della frase e se possono essere sinonimi, va bene?

1) Finché è una congiunzione che indica “fino a quando, per tutto il tempo che” ed è usata per introdurre proposizioni temporali con il verbo al modo indicativo o congiuntivo:

a) Anna, puoi rimanere qui finché vuoi/vorrai, mi farebbe molto piacere avere la tua presenza ancora per un po’.

b) Amore mio, ti aspetterò finché tu sia pronta, sei la donna della mia vita.

c) Non è riuscito a riconoscerlo finché non ha visto una sua foto sul giornale.

d) Finché c’è vita c’è speranza.

Attenzione: in questo caso, “finché” può essere sostituito da “fin quando/fino a quando“.

2) Fino è un avverbio ed è adoperato davanti a un altro avverbio o forma avverbiale, con alcune preposizioni o espressioni dal valore preposizionale. Sicuramente avete già visto le forme tronche fin e sin (fino e sino).

Il troncamento o apocope (dal greco apokopḗ ‘taglio, amputazione’) è la caduta di uno o più suoni in fine di parola: fior per fiore, san per santo.

L’avverbio fino introduce il termine ultimo di una distanza, nello spazio o nel tempo:

a) Fin dove vuoi arrivare con tutta questa storia?

b) Sin dove va la sua cattiveria?

c) Non ce l’ho fatta ad arrivare fino a casa con tutta quella neve.

Può essere usato anche come sinonimo di “persino, pure, anche“, spesso in unione con l’avverbio troppo:

a) Sono stato fin troppo buono con te; non meritavi il mio aiuto.

A proposito, nell'italiano contemporaneo la grafia giusta è "finché" e non "fin ché o fin che". Quindi la grafia separata è da considerarsi errata, è stata in uso soltanto fino all'Ottocento: "Sentivano un certo rimorso, fin che non avessero fatto il loro dovere" (Alessandro Manzoni, I promessi sposi). Comunque, in alternativa, possiamo usare "fino a che": fino a che c'è vita c'è speranza.

Arrivederci e buono studio!

Claudia V. Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti.