Imparando il passato remoto

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Ciao, ragazzi! Come va?

Qualche settimana fa, ho pubblicato un post sul passato prossimo, vi ricordate? Oggi, invece, tratteremo del passato remoto (entrambe forme verbali del modo indicativo).

Prima di tutto, vorrei dirvi che l’uso del passato remoto non è semplice nemmeno per gli italiani, poiché tantissimi verbi sono coniugati in modo irregolare, il che porta non pochi problemi e dubbi al momento di usarli.

In generale, possiamo dire che il passato remoto è molto più adoperato nell’Italia meridionale, soprattutto per l’influenza di alcuni dialetti. Nell’Italia settentrionale, invece, prevale l’uso del passato prossimo. Ho vissuto per ben sette anni in Salento, esattamente in provincia di Lecce, e, da quelle parti, la gente suole usare il passato remoto per far riferimento ad avvenimenti che hanno avuto luogo ventiquattro ore fa!

Dunque, appena arrivata in Italia, e con la testa piena di regole grammaticali, mi trovai immersa in un ambiente prevalentemente dialettale, dove l’uso del passato remoto e del passato prossimo era determinato da fattori dialettali, geografici e psicologici, come vedremo di seguito.

È interessante notare che l’uso del passato remoto è molto comune nella letteratura, specie in quella infantile, mentre nella lingua parlata prevale l’uso del passato prossimo. Leggete il seguente brano tratto dalla Favola di Biancaneve e i setti nani, dei Fratelli Grimm:

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Una volta, nel cuor dell’inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva, seduta accanto a una finestra, dalla cornice d’ebano.
E così, cucendo e alzando gli occhi per guardar la neve, si punse un dito, e caddero nella neve tre gocce di sangue.
Il rosso era così bello su quel candore, ch’ella pensò:
“Avessi una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come il legno della finestra!”
Poco dopo diede alla luce una figlioletta bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come l’ebano; e la chiamarono Biancaneve.
E quando nacque, la regina morì.
Dopo un anno il re prese un’altra moglie; era bella, ma superba e prepotente, e non poteva sopportare che qualcuno la superasse in bellezza.” (La favola di Biancaneve e i sette nani, Fratelli Grimm)

Il passato remoto, così come il passato prossimo, indica un’azione compiuta nel passato. Allora, qual è la differenza tra di loro? Sicuramente, avete già letto sui libri di grammatica italiana che la scelta tra l’uno e l’altro si basa su una distinzione molto semplice:

Il passato prossimo – come abbiamo visto nel post precedente   è una forma verbale che indica avvenimenti, esperienze e fatti compiuti nel passato, ma che mantengono ancora un legame con il presente. È formato dal presente di uno dei due verbi ausiliare, ESSERE o AVERE, più il participio passato del verbo principale:

A – Anna è andata via di casa dieci minuti fa.
B – Francesco ed io ci siamo lasciati due anni fa.
C – L’unificazione italiana è avvenuta nel secolo scorso.

La frase B illustra molto bene il significato di avere o no un legame con il presente, mentre parliamo di un avvenimento passato. L’io dell’enunciato si sente ancora legato, in qualche modo, a quel rapporto che si è spezzato due anni fa. Dall’alta parte, l’esempio C, tratto dal libro Parole e frasi: grammatica italiana, di Dardano e Trifone, ci dà perfettamente l’idea di ciò che è stato detto prima, giacché le conseguenze dell’unificazione italiana sussistono fino ai giorni nostri.

Il passato remoto indica un’azione compiuta nel passato, senza alcun legame con il suo svolgimento o con il presente. In realtà, non c’è una regola che preveda quanto tempo debba trascorrere prima che un’azione o avvenimento accaduti nel passato possano essere considerati vicini o lontani da chi parla. In poche parole, come abbiamo visto nell’esempio B, la distanza è, innanzitutto, psicologica e affettiva.

Adesso fate attenzione agli esempi:

A – Francesco ed io ci lasciammo un anno fa.
B – Andai a Parigi vent’anni fa.

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Entrambi gli enunciati fanno riferimenti ad avvenimenti lontani nel tempo. Quindi, qual è la differenza tra le frasi “Francesco ed io ci siamo lasciati due anni fa” e “Francesco ed io ci lasciammo due anni fa”? Nel primo esempio, la persona che parla si sente ancora molto legata a quel rapporto finito due anni fa e, magari, nutre qualche speranza che in futuro loro si possano riavvicinare.

Nel secondo esempio, invece, l’uso del passato remoto indica che non c’è più alcun tipo di legame affettivo o psicologico con ciò che è accaduto nel passato (la persona che parla non pensa più alla fine del rapporto con Francesco). Quindi, possiamo dire che siamo noi a decidere – oppure il nostro stato d’animo e psicologico – il tipo di rapporto che abbiamo con azioni e avvenimenti passati.

Ecco la coniugazione dei verbi al passato remoto!

Prima coniugazione: parlare

  • io parlai
  • tu parlasti
  • lei/lui parlò
  • noi parlammo
  • voi parlaste
  • essi parlarono

Seconda coniugazione: ricevere

  • io ricevetti(oppure: ricevei)
  • tu ricevesti
  • lei/lui ricevette(oppure: ricevé)
  • noi ricevemmo
  • voi riceveste
  • essi ricevettero(oppure: riceverono)

I verbi della seconda coniugazione (-ere) possono avere una forma alternativa alla prima e alla terza persona singolare (io, lui, lei) e terza plurale (loro). Tuttavia, ricevei, ricevé e riceverono sono forme rare, che troviamo soprattutto nei testi letterari.

Terza coniugazione: dormire

  • io dormii
  • tu dormisti
  • lei/lui dormì
  • noi dormimmo
  • voi dormiste
  • essi dormirono

I verbi della prima e della terza coniugazioni (-are e –ire) sono, NORMALMENTE, regolari. Quelli della seconda sono, IN GENERALE, irregolari. Per essere sicuri se un determinato verbo è regolare o irregolare, consultate un buon dizionario.

Avete notato che un verbo irregolare, coniugato al passato remoto, nella sua coniugazione integrale, presenta sia forme irregolari sia forme regolari, secondo la persona?

Fate attenzione alla coniugazione del verbo avere, in cui la seconda persona (singolare e plurale) e la prima persona plurale sono regolari, mentre le altre sono irregolari.

AVERE

  • io ebbi (irregolare)
  • tu avesti (regolare)
  • lui/lei ebbe (irregolare)
  • noi avemmo (regolare)
  • voi aveste (regolare)
  • loro ebbero (irregolare)

Il vero ESSERE, coniugato al passato remoto, è completamente irregolare:

ESSERE

  • io fui
  • tu fosti
  • lui/lei fu
  • noi fummo
  • voi foste
  • loro furono

Alcuni verbi irregolari raddoppiano la consonante finale della radice:

volere – volli;  cadere – caddi; bere – bevvi; tenere – tenni; rompere – ruppi; sapere – seppi, ecc.

Spero che abbiate capito le principali differenze tra passato prossimo e passato remoto. Alla prossima!

Arrivederci e buono studio!

Claudia Valeria Lopes

Se il post vi è piaciuto, fatecelo sapere nei commenti!

 

 

8 pensieri su “Imparando il passato remoto

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